Cosa c’entra Dio con l’amore?

Quaderni di Santa Giulia

L’esperienza dell’amore

Scopriamo in noi il desiderio di amare. Quando due anime si incontrano, quando scocca la scintilla dell’amore, siamo come catapultati in un’altra dimensione. Siamo posseduti dal volto della persona amata. Ci sentiamo sempre accompagnati dal suo sguardo, lo ricerchiamo come la cosa più importante che possa esserci, come l’unica cosa in grado di farci veramente felici. Sono due le esperienze che facciamo:

1) la ricerca del bene dell’altro. Desideriamo amare, e desideriamo amare bene, cioè il bene dell’altro. Si tratta dell’Agape, ovvero del desiderio sano di donarci all’altro per il suo bene.

2) il desiderio di essere amati dall’altro. Sentiamo il bisogno di essere amati. Sentiamo continuamente il bisogno di essere stimati, voluti. Si chiama Eros, amore erotico: vogliamo essere soddisfatti nel nostro amore.

La nostra incapacità ad amare

Accanto a queste esperienze dell’amore, che certamente ritroviamo dentro di noi, sentiamo anche tutta la nostra infedeltà e incapacità di amare. Vediamo quante volte il nostro amore sia pieno di pretese, di progetti, di invidie e gelosie, di calcolo; vediamo quante volte facciamo cose non per il bene dell’altro, ma solo perché la persona amata ci voglia più bene; vediamo quante volte ricerchiamo l’altro solo per il nostro piacere, sia fisico sia intellettuale. Soprattutto non sappiamo perdonare: proprio tu, che dovresti capirmi, amarmi, mi fai del male, e questo non te lo posso perdonare!

Quando diciamo questa frase: Ti amerò per sempre, se siamo un minimo sinceri con noi stessi, dobbiamo ammettere che stiamo dicendo una bugia. Nessuno di noi dice “ti amerò per quaranta giorni, o per quaranta anni”. Tutti diciamo, giustamente, “Ti amerò per sempre”. Ma questo sempre è messo continuamente alla prova dai nostri tradimenti, dal fatto che vorremmo amare più e meglio, ma non ne siamo capaci. Il nostro amore è messo alla prova da un nemico terribile, la morte, che prima o poi viene a portarci via la persona che amiamo.

Quindi, c’è in noi questa duplice e strana esperienza: da una parte desideriamo un amore eterno, puro, incrollabile, capace di ricominciare sempre; e dall’altra ci rendiamo conto che l’amore che proviamo non è in grado di rispondere a questi bisogni: tante volte è piccolo, meschino, crudele, incapace di vincere la morte.

Da qui, vengono tutte le domande emerse nei nostri incontri tante volte:

1) Cosa posso fare per essere amato/a di più? Devo cambiare in qualcosa? Perché mi sembra sempre di non meritarmi l’amore?

2) è possibile l’amore puro? oppure è solo un sogno che si avvererà nell’aldilà?

3) cosa vuol dire amare meglio o peggio nella vita di tutti i giorni? Cosa vuol dire fare i sacrifici per l’altro?

Cosa c’entra Dio con l’amore?

Davanti a queste esperienze, che sono sicuro tutti abbiamo fatto almeno una volta nella vita, se abbiamo veramente amato, c’è l’esperienza dell’amore di Dio, che alcuni di noi hanno iniziato a fare e che avete sintetizzato in queste frasi: Sappiamo che c’è un amore puro, quello di Dio, che non si aspetta niente da noi. Dio ci ama così come siamo.

Personalmente, non ho mai trovato nessuno che parlasse dell’amore in maniera così vera come ne ha parlato Gesù. Nel Vangelo troviamo questo dialogo tra Gesù e un fariseo. Il fariseo domanda a Gesù: Maestro, cosa devo fare per ereditare la vita eterna? Gesù risponde: Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua forza, con tutta la tua anima, e il prossimo tuo come te stesso.

Questo è il punto centrale. Il rapporto che ognuno di noi vive con Dio è in grado di purificare i nostri sentimenti, i nostri giudizi, i nostri modi di fare, in altre parole è in grado di rendere più puro il nostro amore. Per questo, una ragazza aveva detto: Quanto più mi avvicino a Dio e tanto più sono in grado di amare in modo puro. Questo, per me, ha voluto dire lasciare entrare Gesù nei rapporti di amore. Lasciare spazio a Gesù nei rapporti ha reso ancora più veri i sentimenti che provo per le persone che amo, li ha resi ancora più puri, li ha esaltati ancora di più. Quanto più amo qualcuno, tanto più capisco che senza Dio io non posso amare in modo vero la persona che ho davanti. Perché soltanto Dio mi dona la forza di perdonare, di accoglierla di nuovo, di guardare al suo bene, con gratitudine e senza pretese. Ti amerò per sempre ha smesso di essere una bugia, ed è diventata una grande verità, perché solo in Dio posso pronunciare questo Per Sempre, posso immaginar un amore capace di ricominciare dopo ogni sbaglio, dopo ogni tradimento, un amore capace di perdono, di donazione pura di sé, un amore capace di vincere la morte, così come è stato per Gesù.

Per me, avvicinarmi a Dio, lasciare entrare Gesù nei rapporti, ha voluto innanzitutto dire tre cose:

1) Sacramenti: in particolare la confessione e l’eucarestia. Nella confessione faccio l’esperienza di essere continuamente perdonato da Gesù per i miei mali: sapere che c’è qualcuno che continuamente mi accoglie e mi perdona, questo mi dona la forza di accogliere e perdonare le persone che amo; e poi l’eucarestia. Quando alzo il corpo e il sangue di Cristo, faccio l’esperienza di un amore che si annienta fino a diventare piccolo piccolo per me, che si dona alle mie mani. Questo mi insegna per esempio, a mia volta, a donarmi alle persone che ho davanti, che amo: invece di farmi i fatti miei e di pensare solo a me stesso, nell’eucarestia faccio l’esperienza che donarsi in maniera pura è possibile;

2) Preghiera: quando al mattino recito il rosario, e dico: prega per noi peccatori, veramente sto dicendo la cosa più vera di me. Sono un poveraccio, che ha bisogno tutte le mattine di essere perdonato. Pregando per me, per le mie miserie, per i miei tradimenti, prego anche di non distruggere gli amori che mi vengono donati in modo gratuito. In questo modo li affido a Dio, domando che diventino sempre più suoi.

3) Silenzio: si tratta del momento più bello della mia giornata. Quando mi rimetto davanti a Dio, e nel silenzio della mia stanza, faccio memoria della Paternità di Dio sulla mia vita. Capisco che ci sono, che qualcuno mi ha voluto, mi ha desiderato fin dall’eternità. Potevo non esserci, e invece Qualcuno ha pensato a me, ha voluto me. E me lo ricorda attraverso gli infiniti accenni che Lui mi offre durante la giornata: un dialogo avuto con un amico, un gesto di amore che ho ricevuto o che io sono stato in grado di fare. Nel silenzio faccio memoria di quanto sono amato da Dio.

Attraverso questi tre piccoli esempi (ma ce ne potrebbero essere tanti altri) imparo ad amare, in modo più vero e giusto le persone che già amo in maniera “naturale”: imparo da Gesù a perdonare, ad accogliere, a guardare tutto con gratitudine, come un dono preziosissimo appena uscito dalle sue mani. Così, quei sentimenti che provo, a poco a poco, grazie a Gesù, possono diventare più veri.

Amerai il Signore vuol dire lasciarsi amare

Il comandamento inizia dicendo: Amerai il Signore Dio tuo. Con il tempo sto capendo che amare Dio non è innanzitutto ciò che io posso fare per Lui. Non si tratta innanzitutto di una mia capacità. Amare Dio vuol dire lasciarsi amare da Lui. Come amo Dio? Lasciando che sia Lui ad amarmi, lasciando che sia lui a riempirmi di doni. Solo quando faccio questa esperienza di essere amato, di essere voluto, di essere guardato da Dio, in modo del tutto particolare, in modo puro, senza pretese, allora divento capace anche io a mia volta di amare allo stesso modo.

2018-03-19T13:11:31+00:00 febbraio 7th, 2018|Vedette|