Omelia di don Atta – Battesimo di Gesù

La grazia del Battesimo

Don Gianluca Attanasio

Is 42,1-4.6-7
Sal 28
At 10,34-38
Mt 3,13-17

Il tempo di Natale si conclude con la celebrazione del battesimo di Gesù. In questo mistero siamo invitati a contemplare prima di tutto l’umiltà del Figlio di Dio. Il primo gesto che Gesù compie nel momento in cui appare pubblicamente e inaugura la sua vita pubblica è infatti un gesto di profonda umiltà. Egli si reca al Giordano per ricevere il battesimo insieme ai peccatori. Si mette in fila come uno qualunque di loro per essere battezzato da Giovanni, lui che è il Figlio di Dio. Giovanni Battista, con una giusta considerazione, non vorrebbe battezzarlo e gli dice «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?» (Mt 3,14). Gesù però risponde che in questo modo si compie ogni giustizia, e Giovanni, anche lui umilmente, acconsente. Questo episodio aiuta a comprendere che l’umiltà che non consiste semplicemente in un atteggiamento interiore, ma nell’obbedire a ciò che Dio chiede. Gesù accetta di compiere un gesto che non gli sarebbe necessario, ma che rientra nel disegno del Padre. Anche Giovanni Battista, a sua volta, obbedisce a ciò che Gesù gli chiede.

Nel momento del battesimo accade qualcosa di decisivo. «I cieli gli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui» (Mt 3,16). Il battesimo è un sacramento che si realizza proprio con l’acqua e le parole della Chiesa pronunciate dal sacerdote, mediante le quali ci viene donato lo Spirito di Dio e l’uomo è liberato dal peccato.

Nel caso di Gesù, che è puro e santo, non vi è alcuna liberazione dal male, ma si manifesta il dono dello Spirito Santo. Si potrebbe obiettare che lo Spirito Santo abitasse già in lui. Certamente è così. Ma la vita divina è una vita sovrabbondante, sempre nuova. Come accade nell’amore umano, anche quando due persone si amano profondamente, i doni che si scambiano continuano a rinnovare e a far crescere l’amore. Così avviene in Dio, e questo mistero ci viene manifestato in modo particolare nel battesimo.

La festa del battesimo del Signore richiama l’importanza del nostro battesimo. In esso ci è stata donata una grazia che non si esaurisce, neppure quando ricadiamo nel peccato. In virtù della grazia battesimale, Dio offre sempre la possibilità di tornare a lui, quando si riconosce il proprio peccato. Per questo sant’Agostino affermava che la confessione è come un piccolo battesimo. La grazia battesimale, la cui azione accompagna l’intera esistenza, non si consuma progressivamente nel corso della vita. Rimane come una sorgente inesauribile di grazia che ci è donata. È come una riserva affidata da Dio per tutto il cammino, una provvista che sostiene l’uomo lungo il percorso della sua esistenza.

Anche noi possiamo partecipare a questa grazia immensa in virtù di Gesù, che per primo ha vissuto il battesimo e ne ha mostrato il significato. Che cosa fa Gesù di questo tesoro divino che gli è donato da sempre, fin dal suo concepimento nel grembo della Vergine e, ancor prima, fin dalla fondazione del mondo, ma che ora si manifesta in modo visibile agli uomini? Lo condivide. Lo dona a tutti coloro che incontra. Lo trasmette.

Mangia con i peccatori, con i ladri e con le prostitute per mostrare che non esiste nessuno da cui voglia tenere lontano questo tesoro celeste. In questa condivisione divina il tesoro non solo non si consuma, ma cresce. È ciò che si vede nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, segno dell’Eucaristia. Gesù dona il pane e i pesci, spezza i pani, cinque pani e due pesci, e questi si moltiplicano proprio mentre vengono donati.

Così avviene anche per la vita divina che ci è donata nel battesimo. Quanto più la condividiamo, quanto più la trasmettiamo nella famiglia, ai figli, nella comunità, tanto più essa cresce. È un tesoro particolare. I beni terreni, quanto più vengono distribuiti, tanto più si esauriscono. I beni divini, invece, quanto più vengono donati, tanto più si accrescono.

Questo tesoro ricevuto nel battesimo è quindi chiamato a essere condiviso. Gesù lo spiega con la parabola della donna che possiede dieci dracme e ne perde una: «Accende la luce, spazza bene la casa e si mette a cercare accuratamente la sua moneta finché non la trova. Quando l’ha trovata, chiama le amiche e le vicine di casa e dice loro: “Fate festa con me, perché ho ritrovato la moneta d’argento che avevo perduto”» (Lc 15,8-9). Gesù conclude dicendo: «Anche gli angeli di Dio fanno grande festa per un solo peccatore che cambia vita» (Lc 15,10). Questo peccatore è ciascuno di noi, al quale è stata donata la grazia del battesimo e al quale è sempre offerta la possibilità di ritrovare ciò che era andato perduto.

In questa celebrazione del battesimo di Gesù possiamo allora contemplare l’umiltà di san Giovanni Battista e, ancora più profondamente, l’umiltà di Gesù che, dopo aver ricevuto lo Spirito, obbedisce a ciò che lo Spirito gli indica. Non segue la propria volontà, ma si lascia guidare dallo Spirito in una obbedienza piena e silenziosa. Chiediamo di avere la stessa umiltà. E chiediamo anche di riscoprire la grazia del nostro battesimo, il tesoro immenso della partecipazione alla vita divina che in esso è custodito. Infine, chiediamo lo Spirito Santo che ci dia la forza e il coraggio di condividere questo tesoro con tutti i fratelli. Ascoltare lo Spirito di Dio per incontrare anche coloro che sono lontani dalla fede.

 

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Leggi la liturgia – Battesimo di Gesù 11/1/2026