«Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato»
Don Gianluca Attanasio
Sir 3,17-20.28-29
Sal 67
Eb 12,18-19.22-24
Lc 14,1.7-14
Cari fratelli e sorelle, la domenica di oggi ci presenta un’altra parabola di Gesù che racconta di una festa di nozze. Tante volte nell’insegnamento di Gesù, ma anche nell’Antico Testamento, vediamo come il compimento di tutta la storia umana è rappresentato dalle nozze tra Dio e l’uomo, tra Dio e l’umanità. Quindi lo scopo di tutta la nostra vita, lo scopo di tutta la storia dell’umanità, sono queste nozze tra Dio e l’uomo, sono questa intimità che Dio desidera vivere con ciascuno di noi e con l’umanità nella sua totalità.
Però, per entrare in questa intimità, Gesù ci indica una strada molto importante, ovvero sia, se siamo invitati a nozze ci dice di non sederci al primo posto.
Cosa significa? Io mi siedo al primo posto quando penso di essere più importante degli altri, quando penso di essere migliori degli altri e quindi penso di meritarmi questo posto. Allora qui vedete che Gesù ci vuole insegnare, attraverso il mistero della parabola, a non giudicare gli altri, a non pensare di essere meglio degli altri. Questo, infatti, ci può far cadere nella situazione pericolosa, quando alla fine della storia convoleremo a nozze con Dio, di poter scoprire che quello di cui abbiamo parlato male, di cui pensavamo male, magari era migliore di noi e chi ha organizzato la festa di nozze che è Dio, ci può dire di sedere all’ultimo posto, e questa per noi sarebbe una grande umiliazione che Dio vuole risparmiarci.
Invece Gesù ci dice di sedere all’ultimo posto, e questo è veramente difficile. Non ci dice di sederci in un posto di mezzo, ma all’ultimo posto.
Attenzione, qui Gesù non vuole dire di disistimarci, di pensare che non valiamo niente, ma di non paragonarci con gli altri, di non pensare di essere meglio degli altri. E guardate che cosa dice il padrone di casa, quello che ha organizzato la festa di nozze, a colui che si è seduto all’ultimo posto: “Amico, vieni più avanti”. Lo chiama amico.
Allora ecco che il senso della parabola ci si svela. Se lo scopo di tutta la storia è la nostra intima comunione con Dio, se noi ci mettiamo all’ultimo posto, noi entriamo in un’intima comunione con Dio, in un rapporto di amicizia con Dio, perché Dio, che è onnipotente e onnisciente, si è messo all’ultimo posto.
Se noi vogliamo vivere un’intimità con Dio, se vogliamo vivere un’intimità con Gesù, dobbiamo anche noi metterci, come Lui, all’ultimo posto. Colui che si mette all’ultimo posto è colui che sa di aver bisogno degli altri, sa di essere povero, sa di essere mancante, e allora è tutto proteso a entrare in rapporto con altri che lo possano aiutare, e soprattutto in rapporto con Dio. Quando noi conosciamo la nostra debolezza, allora chiediamo l’aiuto di Dio.
Quando pensiamo di essere bravi, migliori, di potercela fare da soli, allora non chiediamo più l’aiuto di Dio, pensiamo di poter fare tutto noi e cadiamo fuori dall’esperienza dell’amore. Ma il Paradiso sarà questa esperienza dell’amore.
E allora Gesù dice di sé stesso, se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio. Gesù non glorifica sé stesso, si aspetta la gloria che viene dal Padre.
E infatti la parabola si conclude dicendo “perché chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”. Chi si esalta è chiuso in sé stesso. Non entra nell’esperienza dell’amore. È autoreferenziale. È narcisistico. Invece chi si umilia cerca qualcuno che lo aiuti a uscire dalla sua condizione di debolezza e ad entrare nell’esperienza dell’amore che è l’esperienza di Dio, che è l’esperienza del Paradiso, che è l’esperienza che noi possiamo fare già fin d’ora se non esaltiamo noi stessi.
Se ci incamminiamo su questa strada dell’umiltà, e sottolineo incamminiamo perché l’umiltà è un cammino che siamo chiamati a ricominciare tutti i giorni perché dentro di noi in virtù del peccato originale siamo tentati di esaltarci, se ricominciamo ogni giorno questo cammino di umiltà allora entriamo in un rapporto intimo con Gesù come lo sposo con la sposa, perché ci mettiamo allo stesso posto di Gesù, che è l’ultimo. Infatti, quando Gesù dice mettiti all’ultimo posto, che è così difficile, ci chiede di fare come Lui.
Gesù chiede agli apostoli di seguirlo e quando in questa parabola dice “mettiti all’ultimo posto” sta dicendo con parole misteriose esattamente questo “seguimi, perché il posto dove mi sono messo io è l’ultimo”. Infatti, Gesù muore in croce per salvarci, muore come un malfattore, muore come l’ultimo dei peccatori, con la fama di essere un millantatore, con la fama di essere un agitatore di folle, un ingannatore.
E allora vorrei concludere, cari fratelli e sorelle, con una piccola frase di Silvano del Monte Atos, un santo molto famoso in Russia, che ci parla proprio dell’esperienza che lui fa dell’umiltà:
“Una nuvola coprì il sole e si fece buio, così l’anima mia perde la grazia per un solo pensiero orgoglioso e la ricopre il buio. Per un pensiero umile la grazia ritorna”.
L’ho sperimentato in me stesso, per un pensiero umile la comunione con Cristo ritorna e Cristo ci chiama amici. Per un pensiero orgoglioso la nostra anima è ricoperta dal buio
Cari fratelli e sorelle che queste parole che abbiamo ascoltato di Gesù illuminino la nostra settimana e ci allontanino dalla terribile tentazione di giudicare i fratelli. Ci facciano invece scoprire quanto di buono c’è in ciascuno di loro e nella strada dell’umiltà che Gesù ci indica, perché possiamo entrare in questa amicizia, in questa intimità, in questo sposalizio con Gesù che Egli vuole vivere con ciascuno di noi.
Leggi la liturgia – domenica 31/8/2025
