Omelia di don Atta – XXI domenica T.O. Anno C

Le vergini stolte bussano alla porta - icona

«Signore, sono pochi quelli che si salvano?»

Don Gianluca Attanasio

Is 66,18-21
Sal 116
Eb 12,5-7.11-13
Lc 13,22-30

Carissimi fratelli e sorelle, questa domenica il Vangelo ci pone di fronte a un testo misterioso, non facile da interpretare. Chiediamo perciò l’aiuto dello Spirito Santo, perché illumini la nostra mente e perché le parole che abbiamo ascoltato illuminino poi la nostra vita.

Per comprendere quello che la Chiesa ci sta dicendo partiamo dall’ultima frase di Gesù: «Vi sono ultimi che saranno primi e vi sono primi che saranno ultimi». È dunque Gesù stesso che ci dà la chiave per interpretare quanto è accaduto, e l’Evangelista riporta questa frase.

Gesù stava andando verso Gerusalemme e un tale gli chiese se sono pochi quelli che si salvano. Egli rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare ma non ci riusciranno». Qui troviamo quello che poi diventa un insegnamento del Catechismo: noi non dobbiamo mai presumere della nostra salvezza; non possiamo pensare di essere a posto, sicuri di entrare nel Regno dei Cieli. Gesù descrive in maniera terribile queste persone che chiedono di entrare al banchetto del Regno e il Signore risponde: «Non so di dove siete». È terribile.

Oggi è un po’ uscito dalla predicazione della Chiesa il tema dell’esistenza dell’inferno, ma nel Vangelo è detto chiaramente: Gesù più volte lo afferma, ci avvisa che è possibile dannare la nostra anima e rovinare in maniera definitiva la nostra vita. E cosa rispondono coloro che si sentono rifiutati? «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze».

Questi che vengono rifiutati sono persone religiose, che hanno ascoltato Gesù, hanno partecipato alla sua predicazione, hanno mangiato con Lui. Attualizzando: sono persone che vanno a Messa. Ma cosa risponde Gesù? «Non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia». Si può vivere una vita religiosa e, nello stesso tempo, essere ingiusti verso i fratelli, non vivere nell’amore. È questo che ci chiude: siamo noi stessi a chiuderci alle porte del Regno, che è un Regno di totale condivisione, perché la Trinità è totale condivisione.

Il Padre condivide tutto con il Figlio, non trattiene nulla per sé, non fa calcoli; il Figlio, in un eterno rendimento di grazie, dona tutto se stesso al Padre e al mondo, fino alla morte in croce; lo Spirito Santo è questo amore totale tra loro due, che si dona eternamente, che sprizza fuori senza trattenere nulla: da qui nasce la creazione e la possibilità che noi entriamo in comunione con Dio.

E Gesù ci dice che ci sarà pianto e stridore di denti all’inferno. Perché? Perché vedremo coloro che entrano nel Paradiso: Abramo, Isacco, Giacobbe, tutti i profeti, e — possiamo aggiungere — tutti i santi che la Chiesa ci invita a venerare e che, per i loro miracoli, sappiamo già partecipare alla gloria del Regno. E voi, invece, sarete cacciati fuori.

Queste parole dure di Gesù sono le parole di un Padre innamorato di ciascuno di noi, che ci vuole avvertire: lo scopo ultimo della vostra vita è la salvezza dell’anima, non l’accaparrare beni per voi stessi su questa terra. Se tutta questa parte del Vangelo appare così dura e spaventosa, verso la fine si apre però una speranza: «Verranno da Oriente e da Occidente, da Settentrione e da Mezzogiorno, e siederanno a mensa nel Regno di Dio». Dunque Dio desidera dare il Regno a tutti, vuole salvare tutti.

Ecco allora un altro grande insegnamento della Chiesa, accanto al primo: noi non dobbiamo mai presumere della nostra salvezza, ma neppure disperare della misericordia di Dio, che è infinita, soprattutto attraverso la confessione. Ed ecco l’immagine magnifica: Gesù guarda al giudizio finale, al momento in cui tutto sarà restaurato, e dice: «Verranno da Oriente e da Occidente, da Settentrione e da Mezzogiorno e siederanno a mensa nel Regno di Dio».

Un’immagine stupenda, che si conclude con: «Vi sono ultimi che saranno primi e vi sono primi che saranno ultimi». Questa è la chiave interpretativa che Gesù ci consegna. Se, venendo a Messa, pregando, o considerandoci cristiani, ci gonfiamo di orgoglio pensando di essere migliori degli altri, rischiamo di rimanere fuori dal Regno dei Cieli. Quando infatti Gesù parla di quelli che vengono da Oriente e Occidente, si riferisce ai pagani, a coloro che non appartenevano al popolo di Israele.

E proprio il popolo eletto, così vicino a Dio, rischiava di montare in superbia e di considerarsi superiore agli altri. Ma questo rischio riguarda anche noi cristiani. Ognuno di noi attraversa questa tentazione. Allora, come si entra nel Regno dei Cieli? Qual è la porta stretta? È l’umiltà.

«Vi sono primi che saranno ultimi»: cioè coloro che pensano di essere migliori e finiscono con l’essere respinti per colpa del loro orgoglio.
«Vi sono ultimi che saranno primi»: persone umili, che riconoscono che tutto viene da Dio, che imparano a chiedere a Lui la salvezza, perché non possono salvarsi da soli. Pochi si salveranno, ma a Dio nulla è impossibile. Essi chiedono l’aiuto di Dio e dei fratelli, non giudicano gli altri, ma li amano.

Cari fratelli e sorelle, chiediamo nella preghiera di poter essere tra questi ultimi. Che il Signore ci faccia dono dell’umiltà, perché non ci accada, a causa dell’orgoglio, di sentirci dire nell’aldilà: «Non so di dove siete, allontanatevi da me». Ma che possiamo invece trovarci nel grande fiume di coloro che, insieme ad Abramo, Isacco e Giacobbe, ai profeti, a tutti i santi, e a coloro che vengono da Oriente e Occidente, da Settentrione e Mezzogiorno, siederanno a mensa nel Regno di Dio.

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