Omelia IV domenica di Pasqua – Anno C
Gesù buon pastore
Don Gianluca Attanasio
At 13,14.43-52
Sal 99
Ap 7,9.14-17
Gv 10,27-30
“Le mie pecore ascoltano la mia voce. Io le conosco ed esse mi seguono”
Cari fratelli e sorelle, alla fine della lettura del Vangelo avete detto “Lode a Te, o Cristo” e all’inizio avete detto “Gloria a Te, Signore”, perché le parole che ascoltiamo nel Vangelo sono parole che Cristo risorto rivolge a noi. Prendiamole dunque come tali. Non sono semplicemente parole umane, ma parole umano-divine.
“Le mie pecore ascoltano la mia voce. Io le conosco ed esse mi seguono”. Io le conosco, cioè le amo. Noi conosciamo una persona quando la amiamo. Una madre conosce il figlio perché lo ama. Non c’è niente che ci faccia soffrire più di trovare qualcuno che non ci capisca, cioè che non ci conosca, cioè che non ci ami. E ci dà somma gioia trovare qualcuno che ci conosca, ci capisca, ci ami. Ad esempio, pensiamo all’esperienza della madre quando è guardata dal figlio piccolo: neanche il marito più affettuoso guarda la moglie in quel modo, perché il bambino ricambia l’amore della madre con tutto se stesso. Tant’è che a volte la moglie dimentica il marito, presa da questo amore per il figlio. Nessuno ama il figlio come la madre.
Però, a volte, anche agli occhi della madre il figlio rimane un mistero. Questo perché siamo peccatori e il nostro peccato ci impedisce di amare fino in fondo. Ma anche Maria, che era senza peccato, non ha capito interamente suo Figlio quando era sulla terra. Dunque, abbiamo bisogno di sapere che c’è qualcuno che ci conosca fino in fondo: ed è Gesù. Gesù ci conosce fino in fondo, conosce ogni nostro pensiero, vede ogni nostra azione. Spesso noi neanche capiamo noi stessi. Sappiamo chi siamo adesso, ma ciò che saremo domani non lo sappiamo.
E allora, sapere che Gesù ci conosce fino in fondo, ci guarda con amore e misericordia, ci riempie di speranza. Possiamo così ricambiare questo amore e seguirlo. “Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco”: siccome siamo amati per primi, allora lo seguiamo.
Lo seguiamo inciampando, claudicando, cadendo, dovendo sempre ripartire da capo. Più seguiamo Gesù, più vediamo quanto siamo lontani da Lui. Ma Lui ci ama sempre con misericordia, ci aspetta nel confessionale, ci tende la mano perché possiamo rialzarci.
Mette Lui ciò che manca al nostro amore, perché sa che siamo peccatori. È venuto per questo. “Sono venuto per i peccatori, non per i giusti”, ci dice. E questo amore in cosa si esprime? “Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno”.
Ci gioverebbe poco meditare su Gesù risorto, come abbiamo fatto nelle domeniche scorse, se questa resurrezione non toccasse la nostra vita, se anche noi non fossimo destinati alla resurrezione. Gesù dice che nessuno ci strapperà dalla sua mano: neanche il diavolo, nessuna potenza del male. Quando vediamo il male in televisione, per strada, in noi stessi o negli altri, vacilliamo. Abbiamo paura che alla fine tutto venga distrutto, che il male vinca. Per questo è importante meditare le parole di Gesù: “Nessuno le strapperà dalla mia mano”.
“Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre”. Allora Dio, il Padre che ha creato tutto, permette al male di esistere, ma alla fine riprende tutto nelle sue mani. Gesù è venuto sulla terra per donarci la vita eterna.
Domandiamo, in questa Santa Messa, la coscienza che il silenzio che custodiamo nel cuore quando meditiamo, la preghiera, la partecipazione alla liturgia e i gesti d’amore verso le persone che abbiamo vicino siano realmente l’inizio della vita eterna. Sono come boccioli che nella vita eterna fioriranno e porteranno frutto. La vita eterna non sarà qualcosa di completamente diverso da ciò che viviamo qui: sarà la stessa vita, ma interamente purificata dal peccato e dall’egoismo, dai quali non riusciamo a liberarci mentre siamo sulla terra.
È bellissimo ciò che dice Gesù: “Il Padre mio è più grande di tutti e me le ha date”. L’amore trinitario, un amore puro: il Padre dà tutto al Figlio e non trattiene nulla per sé. Il Figlio ridona tutto al Padre: quando ritorna in cielo — lo vedremo poi nell’Ascensione — porta con sé i peccatori credenti e li ridona al Padre.
Questo è l’amore: donare tutto all’altro, non trattenere nulla per sé, non avere paura che qualcuno ci possa togliere qualcosa. Domandiamo di entrare sempre più in queste parole: “Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano”. Pensiamo a guardare i nostri fratelli e noi stessi con questa coscienza: vedrete come la vita può cambiare.
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