La bellezza salverà il mondo

Premessa

In questi anni, attraverso una vita comune tra famiglie e l’amicizia con alcuni sacerdoti della Fraternità San Carlo, è diventata reale la possibilità di approfondire insieme la bellezza della nostra vocazione. Nella vita comunitaria abbiamo visto come sia possibile un rapporto profondo con Cristo, vissuto innanzitutto in una casa come luogo di pace aperto al mondo.

Gli impegni professionali, la società frenetica, la tecnologia, la gestione familiare, spesso sembrano di impedimento alla vita di preghiera, alla serenità, al dialogo tra marito e moglie, con i figli, con gli amici, ad un rapporto concreto e intimo con Cristo. Eppure piano piano, attraverso un cammino che abbiamo iniziato in piccoli gruppi, ciascuno con modi e tempi propri, è cominciata, innanzitutto in casa, e poi nei diversi ambiti di vita, una reale esperienza di bellezza e di pace. L’amicizia nata in questi anni per alcuni rappresenta tutt’ora un grande sostegno nella quotidianità, anche attraverso una piccola regola liberamente accolta. Per altri è un aiuto nel cominciare con speranza e grande entusiasmo l’avventura della famiglia.

Abbiamo pensato di mettere a disposizione di tutti la nostra esperienza attraverso questo piccolo libretto, che speriamo possa offrire spunti per vivere con più luminosità la vocazione di ciascuno. Esso non è in alcun modo esaustivo della pienezza di vita in cui siamo immersi, né vuole essere risolutivo dell’avventura che ciascuna famiglia è chiamata a vivere. È un semplice strumento che può far emergere domande, aprire un dialogo costruttivo, desiderare una strada propria e personale. Siamo infatti consapevoli che ogni famiglia è un miracolo unico e irripetibile, con esigenze proprie che spesso cambiano nel tempo, a seconda delle fasi della vita.

Questi piccoli passi sono il semplice frutto delle nostre scoperte, speriamo possano essere di aiuto a chiunque desideri iniziare o approfondire un cammino.

Don Gianluca Attanasio
con le famiglie della comunità di Santa Giulia

Torino, 19 marzo 2022 – Solennità di San Giuseppe

Parte prima — L’amore di Dio

Sempre, in ogni istante, abbiate presente che bisogna amare Dio e il prossimo: Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente; il prossimo come se stessi (cfr. Mt 22,37-39). Questo dovete sempre pensare, meditare e ricordare, praticare e attuare. L’amore di Dio è primo come comandamento, ma l’amore del prossimo è primo come attuazione pratica. Colui che ti dà il comando dell’amore in questi due precetti non ti insegna prima l’amore del prossimo, poi quello di Dio, ma viceversa.
— Sant’Agostino

La famiglia che prega resta unita.
— Madre Teresa di Calcutta

La preghiera comune

È utile che gli sposi stabiliscano una piccola regola di preghiera comune, che favorisca un costante dialogo con Dio.

Ogni organismo vivente vuole regola, ripetizione, ritmo. L’esistenza umana è segnata dal battito del cuore e dal respiro, perfino nel sonno. Ci sono poi molti altri ritmi. Fra tutti, il più importante è quello della preghiera, respiro dell’anima. Per questo è bene che gli sposi stabiliscano una semplice regola, che garantisca almeno quel minimo di preghiera senza la quale il rapporto con Dio diventa un’idea astratta e si perde la consapevolezza di essere figli amati e voluti da Dio. Può essere utile prevedere un breve momento di raccoglimento alla mattina (ad esempio: un Angelus da recitare insieme prima della colazione o prima di uscire) e uno un po’ più lungo alla sera (ad esempio: recita di una decina del rosario, lettura di una frase del Vangelo, silenzioso esame di coscienza, recita dell’Atto di dolore, dell’Angelo di Dio, dell’Eterno riposo e dell’affidamento alla Madonna e ai santi).

Anche prima dei pasti, da consumarsi possibilmente insieme e ad orari definiti, si può riscoprire la bellezza della preghiera comune. È importante che a questi momenti, se brevi, partecipino i figli. Iniziare la giornata affidandosi a Dio e andare a letto alla sera nel silenzio e nella preghiera aiuta anche loro a entrare nella pace.

Dopo i 14 anni, pur continuando in ogni caso a chiedere loro il rispetto del silenzio, è opportuno che i figli siano lasciati liberi di scegliere se partecipare o meno ai momenti di preghiera della famiglia.

Il silenzio e la preghiera personale

Ciascun coniuge stabilisce una regola di preghiera personale che lo aiuta e lo sostiene durante la giornata.

La regola di preghiera introduce nella vita il dialogo con Dio, che tende, nel tempo, a investire ogni istante della giornata. È bene dedicare al silenzio un certo tempo tutti i giorni, ad esempio un quarto d’ora, per guadagnare un sano distacco dalle occupazioni quotidiane e per raccogliersi alla presenza di Dio. Il silenzio è condizione necessaria per ascoltare la voce del Signore, che parla attraverso la Scrittura, gli insegnamenti della Chiesa, gli avvenimenti che accadono, le ispirazioni interiori.

Il sabato o la domenica, avendo la possibilità di dedicare al silenzio un tempo più lungo, la preghiera personale può essere facilitata dall’adorazione eucaristica. Per questo, laddove è possibile, può essere bello e utile che più famiglie si trovino insieme, anche per darsi supporto vicendevole nella cura dei bambini durante il gesto.

Le dimensioni fondamentali del silenzio sono la preghiera, la lettura e la meditazione. Ciascuno cercherà di viverle nei tempi e nei modi a sé più confacenti.

Preghiera. La preghiera è domanda: quanto più siamo consapevoli della nostra debolezza, tanto più chiediamo aiuto a Dio, sperimentando nel nostro cuore il suo sostegno, la sua luce e la sua forza. La preghiera è anche ringraziamento, lode, offerta di noi stessi a Dio per la salvezza di tutti gli uomini.

Ciascuno scelga ciò che gli è più utile: liturgia delle ore, santo rosario, dialogo personale con Gesù… I salmi, in particolare, sono un aiuto a vivere all’interno del rapporto con Dio tutti i momenti della vita, anche i più dolorosi e drammatici. Il rosario ha il pregio di poter essere recitato dovunque, in ogni momento. Le giaculatorie, preghiere molto brevi, permettono di pregare sempre, anche mentre si lavora. Un buon suggerimento è quello di sceglierne una e di ripetere sempre quella, in modo che col tempo sgorghi spontaneamente dal cuore, rendendo ogni istante preghiera e offerta più consapevole.

Lettura. Dio ci parla anche attraverso ciò che leggiamo, in special modo attraverso la Bibbia, i testi dei Padri della Chiesa e le vite dei santi. Poiché nella meditazione ci troviamo spesso distratti, è di grande aiuto che ci poniamo di fronte a un testo scritto. Non importa quanto leggiamo, mentre è decisivo che ci soffermiamo sui passaggi che più ci colpiscono, magari annotando alcune frasi, in modo che esse, nel tempo, mettano radici nel nostro cuore. Allo Spirito Santo dobbiamo domandare la grazia di attuare quanto abbiamo compreso.

Dio dona sempre la luce necessaria per compiere i passi da Lui stesso richiesti. Soffermiamoci dunque su quello che capiamo e che ci colpisce, accettando umilmente che il resto ci venga svelato in futuro, quando Dio vorrà.

Meditazione. Meditare significa riflettere sull’esperienza che si vive per distinguere l’essenziale dal marginale, per rendere grazie a Dio dei suoi doni, per chiedere la luce necessaria a discernere il bene dal male. Meditare significa anche esaminare se stessi nel tentativo di capire se i propri pensieri, le proprie parole e le proprie azioni sono conformi alla volontà di Dio oppure corrotti dalla nostra fragilità. Meditare vuol dire anche ascoltare i suggerimenti dello Spirito Santo, domandandosi quali siano le strade per mettere in pratica l’insegnamento di Gesù e dei santi.

Nella preghiera e nella meditazione possiamo realmente sperimentare la grazia della contemplazione, la gioia e la pace della conoscenza di Dio. Molti, nella meditazione, sono aiutati dallo scrivere. Soprattutto all’inizio è bene avere cura che i propri appunti siano brevi ed essenziali.

I sacramenti

I sacramenti dell’eucarestia e della penitenza sono strada privilegiata per alimentare la grazia del matrimonio. La santità coniugale non si misura dalla quantità del tempo trascorso assieme, bensì dalla decisione, rinnovata ogni mattina, di vivere la promessa del giorno delle nozze. I sacramenti ci aiutano a ricominciare sempre, con sguardo positivo e con grande ironia.

L’amore fedele e stabile è una grazia, un dono di Dio (che è l’unico realmente fedele). Per questo accostarsi con frequenza all’eucarestia e alla confessione (almeno una volta al mese) diventa nel tempo il vero sostegno della vita e riempie di gioia anche i momenti difficili.

La casa come luogo fisico di memoria

Gli sposi si domandino cosa desiderano vivere negli spazi comuni e come l’arredamento della casa li possa aiutare. Tutti noi amiamo il bello, anticipo del mondo futuro che ci attende. Per questo è necessario che curiamo la bellezza e l’ordine dei luoghi nei quali abitiamo, anche educando i nostri figli a esserne responsabili.

L’arredamento e le immagini (quadri, soprammobili…) sono importanti per noi e per i nostri bambini, perché tutti imparano molto da ciò che vedono. È importante che scegliamo un luogo della casa dove appendere una bella immagine sacra davanti alla quale possiamo radunarci in preghiera.

Nelle nostre case, laddove è possibile, facciamo in modo che ogni membro della famiglia abbia un proprio spazio personale, anche se piccolo. Abbiamo cura, però, che né camere da letto né altre stanze si trasformino in rifugio per noi o per i nostri figli (anche tenendo conto dell’invadenza dei moderni mezzi tecnologici, al cui utilizzo è bene fissare un limite).

L’organizzazione dei vari ambienti della casa può essere d’aiuto per educare i figli al pudore e al rispetto dell’altro. Per questo è preferibile che i figli non dormano nella stessa stanza dei genitori, ma in un ambiente proprio, meglio se diviso tra maschi e femmine.

Le moderne tecnologie

Per maturare un rapporto sano con le moderne tecnologie, la famiglia salvaguardi tempi e spazi nei quali tutti sono disconnessi.

Le moderne tecnologie costituiscono uno strumento di lavoro, un potenziamento delle nostre possibilità di rapportarci con gli altri, un aiuto per lo svolgimento di mansioni altrimenti faticose. Esse, tuttavia, sono anche fonte di grande distrazione, ci espongono a una quantità di informazioni che il nostro cervello non è in grado di gestire e di elaborare, ci tentano con immagini depressive o sconvenienti.

A causa dell’invadenza delle tecnologie, rischiamo di perdere del tutto il silenzio interiore. Per questo è necessario che giudichiamo insieme a nostro marito o a nostra moglie l’uso che facciamo di tali mezzi, domandandoci se essi costituiscono un aiuto a crescere nella santità oppure sono fonte di schiavitù.

È necessario salvaguardare tempi e spazi in cui tutti i membri della famiglia sono disconnessi, fatte salve gravi ragioni lavorative o di carità. In modo speciale durante i pasti è importante non essere distratti dalla televisione, da internet e dai telefonini, per curare un dialogo costruttivo, in cui ciascuno possa essere guardato e valorizzato.

È bene non avere vicino mezzi tecnologici accesi mentre si prega o si fa silenzio. Dopo cena e prima di addormentarci, per mantenere un clima di serenità, conviene che mettiamo da parte i mezzi tecnologici, spesso portatori di confusione e ansia. Durante la settimana, è utile che il marito e la moglie si riservino un tempo serale in cui fare assieme qualcosa di scelto (una lettura, la visione di un film consigliato, un momento di dialogo comune…) così da trovare riposo nel cuore oltre che nel corpo.

Parte seconda — L’amore in famiglia

L’importante nella vita non è fare, ma nascere e lasciarsi amare.
— Chiara Corbella Petrillo

L’amore coniugale

Gli sposi sono sempre in cammino, per fare della loro casa un luogo di pace, di accoglienza, di amore ricevuto e donato.

La prima persona che siamo chiamati ad amare è il nostro coniuge. Nel rapporto con nostro marito o nostra moglie sperimentiamo la concretezza dell’amore di Dio. Il Signore ci ha donati l’uno all’altra perché camminiamo insieme verso la felicità, che coincide con la santità.

Nell’ordine dell’amore, il coniuge viene prima dei figli. Affermarlo non significa commettere un’ingiustizia, poiché nulla rende felici i figli quanto il vivere con un padre e una madre che si amano e camminano insieme verso Dio. I genitori che conducono una vita luminosa, caratterizzata da una sana indipendenza nei confronti dei figli, trasmettono quasi naturalmente una bellezza capace di attrarre e confortare anche i più giovani.

L’affettività

I coniugi siano un sostegno l’uno per l’altro, tenendo conto della differenza dei sessi, della sensibilità e della specificità di ciascuno.

Gli sposi, attraverso l’amore reciproco, ospitano la Trinità, in cui la gioia del donare e del ricevere sono un’unica e medesima cosa. Si tratta di un esercizio in cui non si finisce mai di crescere: non conosciamo mai totalmente la persona che abbiamo accanto, anche perché le esigenze affettive cambiano a seconda delle fasi della vita. L’amore non conosce limiti e confini.

Ciascuno è chiamato a trovare i modi più adatti per comunicare il proprio affetto all’altro, cercando di scoprire cosa gli sia più gradito (piccoli gesti di tenerezza, collaborazione nei lavori domestici e nella cura dei figli, tempo gratuito trascorso insieme, racconto, ascolto, consolazione, perdono…).

Un uomo e una donna che si donano interamente l’uno all’altra rappresentano la più alta manifestazione dell’amore umano. È importante che teniamo conto di quanto è suggerito dalla Chiesa, la quale insegna che la relazione sessuale-fisica è parte integrante dell’amore. Tale relazione trova il proprio ambito interamente compiuto nel sacramento del matrimonio, che manifesta pubblicamente la vocazione all’amore e impegna i coniugi nel servizio alla vita.

Il perdono

Gli sposi possono imparare a riconoscere il male compiuto, a domandarsi scusa, a perdonarsi.

Le conseguenze del peccato originale si manifestano anche nel rapporto coniugale. È pertanto impossibile un’autentica vita comune senza la confessione, che libera dal male, e senza l’eucarestia, che dona la forza di perseguire il bene. È importante che gli sposi imparino a riconoscere il male che si fanno, a chiedersi scusa e a perdonarsi, anche prendendosi del tempo per spiegare in modo adeguato i propri comportamenti e per comprendere le ragioni dell’altro.

Spesso le reazioni istintive nascondono disagi più profondi: occorre pazienza e carità per farli emergere in modo vero, tenendo conto che ognuno ha i suoi tempi e che la diversità non è ostacolo, ma risorsa. Ciò significa che bisogna mantenere una posizione di ascolto continua e sincera, per capire anche i pensieri non espressi a parole (sguardi, pianti, silenzi, gesti…).

Il rispetto dell’altro, che in un primo momento sembra togliere intensità al rapporto, nel tempo lo rende più profondo. Esso infatti accresce la consapevolezza che gli sposi non si possiedono reciprocamente, ma sono, l’uno per l’altro, dono gratuito di Dio.

È necessario che ciascuno rifletta personalmente sull’atteggiamento con cui dialoga e sulle parole che utilizza, perché alcune reazioni ed espressioni feriscono l’altro e rendono più difficile la ripartenza. La conversione del cuore per il bene dell’altro e la ricerca di un dialogo rispettoso devono costituire un lavoro costante. Esso, nel tempo, porta grandi frutti.

Il perdono va chiesto per sé riconoscendo espressamente il proprio male e, al contempo, dev’essere sempre donato di cuore all’altro. Ciò, all’inizio, potrà risultare difficile, ma poco alla volta la richiesta e la grazia del perdono diventeranno quasi automatiche. Si riprenderà più velocemente dopo le incomprensioni e si guarderà all’altro e a se stessi con affetto, tenerezza e ironia.

Nessun peccato, se riconosciuto e perdonato, è impedimento alla vita matrimoniale. Nel perdono reciproco si sperimenta la verità delle parole di san Paolo: Dove è abbondato il peccato, è sovrabbondata la grazia (Rm 5,20).

Il dialogo e la guida

È necessario riservare un tempo specifico per comunicarsi in modo adeguato le grazie ricevute e le difficoltà. Nelle coppie più mature, questo strumento può essere sostituito dal dialogo quotidiano.

Almeno una volta al mese (o più spesso, a seconda delle situazioni e dei temperamenti), è bene che gli sposi si riservino momenti distesi di dialogo, senza i figli. Si può parlare alla sera, dopo aver messo a letto i bambini, se non si è troppo stanchi e se non è troppo tardi. È preferibile però uscire (una pizza, una passeggiata…) in modo da concedersi del tempo più rilassato e tranquillo.

Nel corso del dialogo è utile esprimere un giudizio sulla vita comune, sul lavoro, sul rapporto con i figli, sulle questioni economiche, sulle amicizie, sulla vita di fede, sulla salute e su ogni altro aspetto importante della vita familiare. Ovviamente non è necessario affrontare insieme tutte le questioni fin nei minimi dettagli. Il giudizio comune deve tuttavia fornire una luce che permetta di capire cosa confermare e cosa cambiare nel rapporto di coppia e nella guida della famiglia.

Questi momenti di dialogo devono essere preparati da un adeguato tempo di silenzio, durante il quale ciascuno, riflettendo sulla propria vita, individua i fatti, le scoperte, le difficoltà, le riflessioni più significative da comunicare.

I pranzi e le cene

Il momento dei pasti è occasione per dialogare, educare i figli, accogliere e scoprirsi accolti. I pasti (in genere soprattutto la cena) sono un’occasione di dialogo importante. Raccontandoci ciò che viviamo, possiamo sperimentare la gioia dell’amore.

Per quanto possibile, è importante che cerchiamo di lasciare da parte le preoccupazioni personali e ci predisponiamo ad ascoltare veramente gli altri. Scopriremo poi, nel tempo, che la cena vissuta in questo modo costituisce di per se stessa un aiuto a distaccarci dalle incombenze lavorative per entrare nella vita familiare. Se ci sono dubbi urgenti, è giusto che ne parliamo per chiedere consiglio, ma in generale è bene che la cena non sia appesantita da questioni delle quali discutere o da decisioni troppo faticose da prendere. Sia essa un momento di gioia e di pace, durante il quale anche i figli sono coinvolti nel dialogo.

Impariamo a raccontare quanto abbiamo vissuto durante la giornata e a illustrare le nostre idee e i nostri progetti. Abituiamoci a parlare uno alla volta, in modo da ascoltarci a vicenda. In certi casi, se ci sono i figli, può essere utile che il papà o la mamma si pongano come “moderatori”, per evitare che la discussione diventi caotica. Tale funzione di guida non deve pregiudicare la gioia del ritrovarsi. La si ometta quando si è in troppi per dialogare tutti assieme.

I pasti in comune sono un momento prezioso per guardare con verità gli altri membri della famiglia. I pasti costituiscono anche un ambito privilegiato per trasmettere ai nostri figli i valori in cui crediamo. Attraverso il giudizio sugli avvenimenti di tutti i giorni (lavoro, scuola, politica, società…) possiamo trasmettere una cultura cristiana capace di abbracciare ogni ambito dell’esistenza.

Povertà e carità

La vita si riempie di gioia vivendo un’attenzione agli altri anche attraverso l’utilizzo di mezzi concreti, secondo la libertà e le possibilità di ciascuno. Per conservare la gioia del cuore è necessario maturare un sano distacco dalle cose e dalle persone, mantenendo lo sguardo fisso a Dio.

La società consumistica ci spinge a guadagnare sempre di più per accumulare beni materiali. Ciò è fonte di affaticamento e di dispersione. È più bella l’essenzialità, che ci aiuta a riporre la speranza non nei beni che passano, ma in quelli eterni. Siamo chiamati perciò a discernere ciò di cui abbiamo realmente bisogno da quanto è superfluo e ci appesantisce.

Ciascuna famiglia può decidere come attuare concretamente l’ideale della povertà indicato da Gesù quale strada insostituibile per entrare nel regno dei cieli. All’interno della famiglia è importante vivere una reale condivisione dei beni, pur avendo rispetto di ciò che è proprio di ciascuno.

Anche le opere di carità ci aiutano a comprendere come tutto ci sia donato per la costruzione del Regno di Dio. Condividendo le nostre risorse con chi è in difficoltà contribuiamo all’edificazione di un mondo più giusto.

Nel rapporto con le famiglie che ci sono più vicine, facciamo attenzione a chi ha necessità specifiche, non solo di tipo economico, ma anche di carattere pratico: la concreta disponibilità di noi stessi e dei nostri mezzi – molto più che le parole – genera un clima di letizia e fraternità.

Il riposo e il giorno del Signore

Nel tempo libero dal lavoro è possibile vivere una reale esperienza di libertà, riposo e condivisione. Il vero riposo coincide con l’esperienza di essere amati da Dio e dai fratelli.

È questo il senso della casa e della compagnia fra uomo e donna. Per questo la corretta pianificazione del tempo vissuto assieme è un elemento fondamentale per la serenità della famiglia. È decisivo che i coniugi ne siano consapevoli e se ne assumano la responsabilità. Quando ciò non avviene, l’agenda è governata dal lavoro, dalla scuola, dallo sport e dalle attività dei figli. La famiglia diventa schiava di orari e scadenze imposte dall’esterno.

Per quanto possibile, bisogna preservare la domenica dagli impegni lavorativi. Laddove ciò, per gravi ragioni, non può avvenire, occorre fare di tutto per ritagliarsi spazi liberi in altri giorni della settimana. Si può avere l’impressione che il tempo dedicato alla preghiera comunitaria e al silenzio personale sottraggano spazio agli impegni di ciascuno. In realtà è vero l’opposto: volgendo il proprio cuore a ciò che più conta, si ottiene il tempo di dilatare il tempo, liberandosi dall’ansia e riempiendosi di pace.

È utile mantenere l’impegno di incontrarsi periodicamente (almeno una volta al mese) con altre famiglie, per camminare insieme. Se è possibile, è bene farsi guidare da un sacerdote o comunque da una persona capace di testimoniare una fede vissuta. I momenti in cui gli adulti si incontrano per condividere un’amicizia concreta sono di testimonianza anche per i figli. È bello prevedere che essi vi partecipino, almeno in parte, per esempio nei pasti comuni, mentre durante gli incontri possono giocare insieme seguiti da qualcuno (un fratello o una sorella più grandi, una babysitter…).

Il rapporto con le famiglie d’origine

I nostri genitori ci hanno lasciato un tesoro da riscoprire e tramandare. Occorre però che la nostra famiglia si affermi nella sua unicità. È importante che coltiviamo la gratitudine, il rispetto e la carità verso i nostri genitori, che ci hanno preceduto e hanno reso possibili le nostre esistenze.

Nella maggior parte dei casi, le nostre famiglie d’origine ci hanno resi partecipi di una tradizione che costituisce un grande tesoro. Noi possiamo riviverlo, tenendo conto della diversità delle situazioni storiche.

Per i nostri figli, poi, il rapporto con i nonni è particolarmente importante. Al contempo, però, occorre che maturiamo un sano distacco dalle nostre famiglie d’origine, per evitare la confusione dei ruoli. La famiglia che abbiamo formato con nostro marito o nostra moglie ha la propria vita, il proprio percorso e le proprie fatiche. Noi siamo diversi dai nostri genitori, i passi che dobbiamo affrontare sono altri.

Occorre un’attenzione particolare per vivere con libertà il rapporto con le famiglie d’origine, in modo che esso possa intensificarsi o diminuire a seconda delle esigenze. Il distacco implica anche un giudizio sull’utilizzo delle tecnologie per comunicare (foto, telefonate, messaggi…).

L’educazione dei figli

È compito della famiglia accogliere i figli come dono gratuito di Dio, crescerli nella fede, accompagnarli al compimento del loro destino.

La grazia di generare. L’immagine trinitaria di Dio si manifesta in modo particolare nella relazione tra uomo e donna. Tale relazione deve aprirsi ai figli donati da Dio, altrimenti è molto forte il rischio di chiudersi o morire. Il primo compito di una coppia di sposi, coessenziale a quello dell’amore reciproco, è quello di accogliere i figli, per crescerli e introdurli al senso della vita.

Neppure l’impossibilità di procreare in senso fisico, condizione di prova richiesta da Dio ad alcuni, preclude la fecondità del matrimonio, in quanto la generazione si esprime anche sul piano dello spirito. Tutti gli adulti sono chiamati a generare come educatori (figli adottivi, figli degli amici, allievi, membri della comunità…). La trasmissione di se stessi e delle grazie ricevute riempie il cuore di gioia, in qualunque momento della vita.

L’introduzione alla fede. In un mondo secolarizzato come il nostro, la partecipazione alla messa aiuta i bambini a non sentirsi soli e li educa a non concepire la fede come un fatto privato. In questa prospettiva va considerato anche il percorso di preparazione ai sacramenti: è importante fare in modo che i bambini lo vivano insieme ad altri amici, come anche favorire il ritrovarsi non formale dei figli (anche piccoli) con sacerdoti o educatori disponibili a seguirli. Anche i momenti di ritrovo degli adulti possono essere occasione perché cresca l’amicizia tra i figli.

Ogni famiglia è chiamata a riflettere sulle persone con le quali condividere la responsabilità dell’educazione alla fede dei figli. Insegnanti, educatori, sacerdoti, animatori, amici… sono molti i collaboratori che possono rivelarsi preziosi. Bisogna scegliersi con cura, o almeno cercare con loro un dialogo.

La strada della generazione è molto lunga. Non ci sono ricette prefabbricate. Occorre umiltà e disponibilità a imparare. È importante che gli sposi facciano spesso memoria della loro vocazione a essere madri e padri, in modo che le fatiche quotidiane siano attraversate dalla coscienza del compito di introdurre uomini alla vera vita. Tale responsabilità viene prima di qualunque altra occupazione (professione, rapporto con gli amici, impegno in opere di carità…). Ciò non significa che i figli debbano diventare il centro assoluto della vita della coppia: pur consapevoli del valore essenziale della cura dei figli, i genitori devono mantenere la propria identità, preoccupandosi anzitutto di camminare insieme nella sequela di Cristo. Anche quando i figli crescono, non si smette di essere padri e madri. Cambia la forma del compito, ma non viene meno la sua importanza.

L’avventura dell’educazione. La prima strada per educare i nostri figli alla fede è costituita dalla nostra frequentazione dei sacramenti. Il legame, a prima vista, potrebbe apparire artificioso, ma l’esperienza dimostra che l’aiuto più grande per i figli è la presenza di due genitori in grazia di Dio.

La seconda strada dell’educazione, non separata dalla prima, è costituita dal nostro esempio, specialmente dalla nostra disponibilità a riprendere ogni giorno il cammino di sequela a Cristo.

Più in generale possiamo affermare che il rapporto di amore fra gli sposi vale di tutti gli insegnamenti: quanto più cureremo la nostra vocazione alla santità, tanto più collaboreremo alla crescita dei nostri figli. Dobbiamo dunque cercare anzitutto la nostra felicità, intesa come consapevolezza del senso profondo della nostra esistenza e del nostro rapporto con Dio.

Naturalmente ci capiterà di sbagliare, ma la nostra debolezza non costituisce un ostacolo. Al contrario: mantenendoci pronti a chiedere perdono e ricominciare, offriremo ai nostri figli un grande insegnamento, mostrando loro che non esistono cadute dalle quali, con l’aiuto di Dio e dei fratelli, non ci si possa rialzare.

Nell’educazione c’è un tempo per parlare e un tempo per tacere. Dobbiamo cercare di trasmettere ai figli ciò che desideriamo, ma dobbiamo anche essere disponibili ad ascoltarli in silenzio. I nostri figli sono un dono, un mistero che cambia e cresce ora dopo ora. Non finiremo mai di conoscerli. Se manterremo un’attenzione vigile, se saremo disposti a incontrare i nostri figli ogni giorno di nuovo, allora le nostre parole e i nostri silenzi troveranno i modi e i tempi per essere efficaci.

È importante che ci poniamo di fronte ai nostri figli con proposte chiare. Se non sappiamo quali proposte avanzare, è molto difficile che loro possano aderirvi, e noi, nel tempo, capiamo sempre meno cosa sarebbe adeguato. Allo stesso tempo, però, dobbiamo fare attenzione a non diventare ossessivi.

Il tempo trascorso con i figli, soprattutto quando sono piccoli, costituisce un bagaglio di affetto e di conoscenza molto prezioso, che li aiuterà a rispondere alla loro vocazione. Per questo è bene che i genitori, nel limite del possibile, dedichino del tempo non solo a tutti i figli, ma anche a ciascuno di essi singolarmente, facendo qualcosa di specifico (una passeggiata, un gioco, una chiacchierata…). In questo modo sarà più semplice instaurare un rapporto di fiducia e dialogo, e i bambini scopriranno di essere amati e voluti così come sono, in modo unico e speciale.

Dobbiamo stimare molto la libertà dei nostri figli, come Dio stima la nostra. Se avremo fatto tutto ciò che ritenevamo utile alla loro crescita, preoccupandoci anzitutto del nostro cammino personale verso la verità, allora saremo anche disponibili a lasciarli andare al momento opportuno. Saremo meno possessivi e più pronti ad accompagnarli, non solo quando inizieranno la loro famiglia, ma ogni qualvolta sarà necessario.

I momenti di passaggio dei bambini all’adolescenza e poi alla vita adulta sono resi particolarmente delicati dall’invadenza della tecnologia. È forte il rischio che si generino storture, anche gravi. Per questo è necessario che i genitori si domandino se e come permettere ai figli di accedere al mondo virtuale (ad esempio dotandoli di smartphone, oppure decidendo di non farlo). La gradualità può essere molto importante.

Il padre e la madre sono i primi responsabili dell’educazione dei figli. Tale compito non può e non deve essere delegato ad altri. Al contempo, però, non bisogna dimenticare che un’educazione sana implica sempre l’apertura positiva alla Chiesa e al mondo. Per tale ragione i genitori devono avvalersi di tutti gli aiuti necessari.

La scuola e gli altri ambiti educativi nei quali inserire i figli (scuola, parrocchia, società sportiva, gruppi di amici…) vanno scelti con grande cura.

Parte terza — L’amore alla comunità e al mondo

Convivere con tutti, condividere la vita di tutti, mettere in comune sé con chiunque. La carità è una legge senza confini, universale: cattolica.
— don Luigi Giussani

Una casa ospitale

La casa nel tempo può diventare un punto di luce per gli sposi, per i figli e per quanti lo desiderano.

Una casa vive di due grandi dimensioni, che sono l’ospitalità e il raccoglimento: se c’è solo accoglienza, essa si disfa; se c’è solo il raccoglimento, essa implode. La sapienza degli sposi sta dunque nel vivere con equilibrio queste due dimensioni. È importante aprire con gioia la casa agli amici e alle persone bisognose, nella certezza che accogliere i fratelli uomini significa accogliere Cristo stesso. Allo stesso tempo occorre conservare momenti riservati, per dialogare con tranquillità, per riposarsi e per raccogliersi nel silenzio.

È bene che il marito e la moglie, per quanto possibile, decidano insieme chi e quando invitare, in modo che l’accoglienza sia condivisa e preparata. È bello poi che anche i figli siano coinvolti nell’attesa dell’ospite, ad esempio partecipando alla preparazione del pasto oppure pensando a un piccolo regalo (un disegno, un segnaposto, un fiorellino…).

L’appartenenza alla Chiesa

Confrontandosi con una guida, gli sposi possono mettere a servizio della comunità quanto hanno gratuitamente ricevuto.

La famiglia cristiana trova il proprio terreno vitale nell’appartenenza alla più grande comunità della Chiesa. In essa la famiglia può crescere donando il proprio contributo al bene di tutti, attraverso l’offerta quotidiana di ciascuno dei suoi membri, attraverso la preghiera personale e comunitaria, attraverso la partecipazione ad attività educative e caritative.

Non importa la quantità del tempo donato, che può variare a seconda delle condizioni, quanto piuttosto la letizia interiore con la quale lo si dona. La gratuità di ogni famiglia nel donare e nel donarsi sostiene l’intera comunità. Non solo: essa fa sì che gli sposi, prendendosi cura di altri, imparino a portare uno sguardo amorevole anche all’interno della propria famiglia, sul marito, sulla moglie e sui figli.

È importante cercare sacerdoti, o comunque persone saldamente radicate in Dio, che aiutino a maturare nella vita spirituale e sappiano indicare strade concrete per vivere la fede e la carità nel mondo di oggi.

Piccole fraternità di famiglie

Le famiglie che si uniscono in piccoli gruppi di fraternità diventano un sostegno vicendevole nella fede dentro le sfide di ogni giorno.

Se non stringiamo amicizie con altre famiglie, rischiamo di rimanere soli. Perfino la nostra appartenenza alla Chiesa tende a rimanere generica, limitata ai sacramenti e – nel migliore dei casi – alle attività. Anche gli insegnamenti più ricchi e profondi resterebbero lettera morta se mancasse una comunità nella quale verificarli e metterli in pratica. Ciò è particolarmente urgente nel nostro tempo, poiché la società moderna è molto lontana dal cristianesimo, imbevuta di ideali assai diversi da quelli del Vangelo.

Per questo è importante che cerchiamo di legarci ad altre famiglie, formando dei piccoli gruppi di fraternità. Essi possono nascere liberamente, per iniziativa di qualcuno, non solo in base a criteri generazionali, ma anche per semplici affinità elettive. L’importante è essere concordi nella ragione del ritrovarsi, che è aiutarsi a crescere nell’amore di Dio e dei fratelli. Senza esplicita unità di intenti, il gruppo è destinato a disgregarsi.

Le piccole fraternità possono essere il luogo in cui confrontarsi con amici e chiedere consigli, magari su temi già affrontati in famiglia. Lo scopo è aiutarsi prima di tutto sulla vita di fede, comunicandosi le gioie e le fatiche della vita comune.

È importante che nei gruppetti vi sia franchezza e libertà di correggersi, senza venir meno alla discrezione e senza intromettersi nella vita delle altre famiglie. Affinché lo scopo del ritrovarsi sia perseguito realmente e non solo a parole, occorre individuare strade concrete che permettano di praticare realmente ciò che si desidera.

È utile nominare un segretario (uomo o donna) che si occupi di stabilire luoghi, date e ordini del giorno degli incontri. Il desiderio di condividere con altre famiglie la propria vita è un fattore che vale la pena di considerare, nei limiti del possibile, anche nella scelta dell’abitazione, perché la vicinanza fisica può favorire il sostegno e l’aiuto vicendevole nella quotidianità.

Il legame coi sacerdoti

La comunione e la sincera amicizia con i sacerdoti aiutano a maturare una corresponsabilità nel portare l’amore di Cristo a tutti gli uomini.

Dio ha pensato la vocazione matrimoniale e quella sacerdotale (o religiosa) come due fuochi di un’unica ellisse: da un lato, le famiglie hanno bisogno di persone che non siano completamente immerse nelle dinamiche del mondo, per essere aiutate ad alzare lo sguardo verso ciò che vale e dura per sempre; dall’altro lato, i sacerdoti hanno bisogno della compagnia delle famiglie, per imparare un amore stabile e capace di sacrificio.

La verginità vissuta da chi dedica interamente la vita a Dio e ai fratelli può essere di grande esempio, insegnando a vivere rapporti affettivi veramente orientati al bene dell’altro. Per questo la presenza di un sacerdote può rivelarsi preziosa anche nei piccoli gruppi di fraternità tra famiglie, il cui scopo è il sostegno reciproco nella vocazione matrimoniale.

All’interno dei gruppi, i sacerdoti sono chiamati a esercitare la loro paternità senza sostituirsi alle famiglie nelle decisioni che esse devono assumere. Le famiglie non possono aspettarsi dal sacerdote la soluzione ai loro problemi.

Per di più i sacerdoti devono occuparsi dell’intera comunità a loro affidata, in parrocchia e in tutti gli ambiti del loro impegno (giovani, anziani, malati, gruppi parrocchiali…), pertanto le famiglie non devono pretendere un’attenzione esclusiva. Anzi, è giusto che le famiglie si domandino come sostenere i sacerdoti nelle loro molteplici attività.

Desideriamo tutti vivere la carità, con il consiglio reciproco, con la correzione fraterna e con la collaborazione concreta nelle varie necessità quotidiane. Lavoriamo dunque per edificare una comunità in cui ciascuno sia aiutato a vivere il proprio specifico compito. L’amicizia tra sacerdoti e famiglie ci consente di pregustare la vita eterna, nella fraternità e nella fedeltà di ciascuno alla propria vocazione.

La missione

Annunciare Cristo significa donare gratuitamente quanto abbiamo gratuitamente ricevuto.

Una famiglia che vive nell’amore di Cristo diventa un luogo di speranza, accoglienza e testimonianza per tutti. In questo modo essa compie se stessa e realizza il compito affidatole da Dio. Perché il mondo, come ha scritto Dostoevskij, può essere salvato solo dalla bellezza, cioè dall’incarnarsi del Bene e del Vero in una forma concreta di vita.

Tutto ciò significa che il compito missionario di una famiglia non si adempie anzitutto attraverso le attività: occorre piuttosto che gli sposi si radichino sempre più profondamente nella fede, in modo che questa famiglia diventerà capace di accogliere e sostenere tutti, anche le persone più lontane dalla vita cristiana, anche gli uomini più segnati dalle tante forme di solitudine che caratterizzano il nostro tempo.

Dando testimonianza della fede, gli sposi prendono consapevolezza della grazia ricevuta e imparano a tenere alto lo sguardo anche nei momenti difficili. Donando agli altri, scopriamo in maniera nuova ciò che abbiamo ricevuto.

È importante che gli sposi si rendano conto che esiste una gerarchia delle loro responsabilità: il bene reciproco tra marito e moglie, l’educazione dei figli, l’edificazione della comunità cristiana, la testimonianza attraverso l’impegno professionale. Evidentemente non sarebbe giusto fissare uno schema rigido, poiché le vocazioni possono essere molto diverse a seconda delle età, delle circostanze e dei compiti assegnati a ciascuno dalla Provvidenza.

Nessuno però può esimersi dal domandarsi cosa Dio gli stia chiedendo per l’edificazione del suo regno. In ogni caso è indubbio che la realizzazione del compito missionario della famiglia sarà grandemente facilitata dalla partecipazione alla vita di una parrocchia, di un movimento o di una comunità religiosa.

L’impegno professionale

L’impegno professionale è un mezzo, non lo scopo, per la realizzazione della nostra vocazione.

Il lavoro è molto importante, non solo perché ci permette di vivere un’esistenza dignitosa, ma anche perché ci consente di esprimere i nostri talenti e di metterli al servizio del bene comune. Per questo è giusto che tentiamo di realizzarci nel lavoro. L’impegno professionale, però, non può costituire lo scopo ultimo del nostro agire. Piuttosto occorre che impariamo a offrire sempre di più le nostre azioni a Dio, chiedendo la grazia di portare amore e pace nei luoghi in cui siamo chiamati ad agire.

Spesso la società moderna trascura le esigenze delle famiglie e tende ad assorbire completamente le persone. Manca il tempo per stare insieme, per riposare e, soprattutto, per onorare il giorno del Signore. Occorre pertanto che gli sposi alimentino un dialogo efficace sul tema del lavoro, per dare ordine alla vita e utilizzare il tempo in modo costruttivo.

È bene che tale dialogo si allarghi anche al di fuori, aprendosi al confronto con altre famiglie. La preghiera e il dialogo con gli amici ci aiutano a ricordare che il compimento della vita non sta nel successo, ma nel dono amorevole di noi stessi per l’opera di Dio, il quale ci ama per primo con amore infinito.

Alcune preghiere

Angelus

L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria
Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Eccomi, sono la serva del Signore.
Accada di me secondo la tua parola.

E il Verbo si è fatto carne.
E abita in mezzo a noi.

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te,
tu sei benedetta tra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Prega per noi, santa Madre di Dio.
Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo:
Infondi, o Signore, la tua Grazia nei nostri cuori,
affinché noi, che per l’annuncio dell’angelo
abbiamo conosciuto l’incarnazione del Figlio tuo Gesù Cristo,
attraverso la sua passione e la sua croce
siamo condotti alla gloria della resurrezione.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Memorare

Memoràre, o piíssima Virgo María,
a século non esse audítum,
quémquam ad tua curréntem præsídia, tua implorántem auxília, tua peténtem suffrágia,
esse derelíctum.
Ego tali animátus confidéntia,
ad te, Virgo Virginum, Máter, curro,
ad te vénio, coram te gémens peccátor assisto.
Noli, Máter Verbi, verba mea despícere,
sed áudi propítia et exáudi.
Amen.

Liturgia delle Ore

Lodi, vespri, compieta
secondo quanto indicato dalla liturgia del giorno.

Santo Rosario

Misteri della gioia (lunedì e sabato)

L’annuncio dell’angelo a Maria.
La visita di Maria a Elisabetta.
La nascita di Gesù a Betlemme.
La presentazione di Gesù al tempio.
Il ritrovamento di Gesù nel tempio.

Misteri della luce (giovedì)

Il battesimo di Gesù al Giordano.
Il miracolo di Gesù alle nozze di Cana.
L’annuncio del Regno e l’invito alla conversione.
La trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor.
L’istituzione dell’Eucaristia.

Misteri del dolore (martedì e venerdì)

Gesù in agonia nell’orto degli ulivi.
Gesù flagellato alla colonna.
Gesù incoronato di spine.
Gesù sale al Calvario.
Gesù muore in croce.

Misteri della gloria (mercoledì e domenica)

La resurrezione di Gesù.
L’ascensione di Gesù al cielo.
La discesa dello Spirito Santo.
L’assunzione di Maria al cielo.
Maria incoronata Regina del cielo e della terra.

Preghiera dell’offerta

Cuore divino di Gesù,
io ti offro per mezzo del cuore immacolato di Maria,
in unione al sacrificio eucaristico,
le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno
in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini,
(intenzione) a gloria del Divin Padre. Amen

Preghiera di padre Grandmaison

Santa Maria, madre di Dio,
conservami un cuore di fanciullo,
puro e limpido come acqua di sorgente.
Ottienimi un cuore semplice,
che non si ripieghi ad assaporare le proprie tristezze;
un cuore magnanimo nel donarsi, facile alla compassione;
un cuore fedele e generoso,
che non dimentichi alcun bene
e non serbi rancore di alcun male.
Formami un cuore dolce e umile,
che ami senza esigere di essere riamato,
contento di scomparire in altri cuori,
sacrificandosi davanti al tuo divin Figlio;
un cuore grande e indomabile,
così che nessuna ingratitudine lo possa chiudere
e nessuna indifferenza lo possa stancare;
un cuore tormentato dalla gloria di Cristo,
ferito dal suo amore,
con una piaga che non si rimargini se non in cielo. Amen.

Per i bambini

Mio Dio ti offro il mio cuore,
prendilo se vuoi,
in modo che nessun altro lo possegga,
ma solo tu, mio buon Gesù!

Giaculatorie

O Dio, vieni a Salvarmi,
Signore, vieni presto in mio aiuto.

Veni sancte Spiritus,
Veni per Mariam.

Signore Gesù, abbi pietà di me.

Ti adoro del mattino

Ti adoro mio Dio e ti amo con tutto il cuore,
ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano
e conservato in questa notte.
Ti offro le azioni di questa giornata,
fa’ che siano tutte secondo la tua santa volontà
e per una maggiore tua gloria.
Preservami dal peccato e da ogni altro male.
La tua grazia sia sempre con me
e con tutti i miei cari. Amen.

Ti adoro della sera

Ti adoro mio Dio e ti amo con tutto il cuore,
ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano
e conservato in questo giorno.
Perdonami il male oggi commesso
e se qualche bene ho compiuto, accettalo.
Custodiscimi nel riposo e liberami dai pericoli.
La tua grazia sia sempre con me
e con tutti i miei cari. Amen.

“Piccola regola per le famiglie” versione definitiva

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