“Maschio e femmina li creò” (Gen 1,27)
Il fondamento biblico del rapporto coniugale e della differenza fra uomo e donna
Secondo incontro del gruppo fidanzati 2025/2026
Don Dennis Bensiek
1) L’amore umano come via verso Dio
Ogni autentico amore umano nasce da un desiderio profondo: amare ed essere amato, conoscere ed essere conosciuto, donarsi. La Bibbia ci insegna che questo desiderio non è casuale, ma riflette l’immagine stessa di Dio, che è Trinità, comunione di tre persone, una comunione d’amore.
Ogni relazione autentica tra uomo e donna nasce da una domanda che non è semplicemente affettiva, ma esistenziale: “Chi sei tu per me?” Questa domanda contiene un desiderio di comunione, ma anche un timore: il timore di perdersi, di non essere capiti, di non bastare all’altro. Nel rapporto uomo-donna si riflette, in modo misterioso, la stessa domanda che l’uomo rivolge a Dio: “Perché mi hai fatto così? Qual è il senso del mio desiderio?”
“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò.” (Gen 1,27). Questa frase racchiude in sé una verità vertiginosa: l’immagine di Dio non è pienamente visibile nel singolo, ma soltanto nella comunione tra uomo e donna. Fin dall’origine, l’uomo e la donna sono immagine di Dio non isolatamente, ma nella relazione. L’amore reciproco diventa così un segno visibile dell’amore di Dio. L’esperienza dell’amore tra uomo e donna rivela qualcosa del Mistero divino: l’essere-per-l’altro, la comunione, la fecondità.
2) Il fondamento biblico: la creazione
Il racconto della Genesi offre due prospettive che sono complementari:
a) L’uomo e la donna creati insieme (Gen 1,26-31):
Sia l’uomo che la donna sono creati “a immagine e somiglianza di Dio”. Essere immagine di Dio non riguarda solo l’intelligenza o la libertà, ma innanzitutto la capacità di relazione. Dio è comunione (Padre, Figlio e Spirito Santo), e l’uomo e la donna, nella loro unità e differenza, partecipano a questa comunione.
“Non è bene che l’uomo sia solo” (Gen 2,18). Questo versetto non indica una mancanza sentimentale, ma una verità profonda: l’uomo e la donna realizzano loro stessi solo nel rapporto con l’altro, nell’apertura alla differenza.
b) La reciprocità e la differenza (Gen 2,18-25):
Nel secondo racconto della creazione, Dio plasma l’uomo dalla terra e poi forma la donna. Quando Adamo la incontra, esclama: “Questa volta è carne della mia carne e osso delle mie ossa!” (Gen 2,23). È un’esclamazione di stupore e di gratitudine: finalmente l’uomo trova un tu che gli corrisponde, uguale in dignità ma diverso nella forma. In quel riconoscimento l’uomo scopre anche se stesso. È nel volto dell’altro che il proprio volto diventa comprensibile.
Non si tratta semplicemente di due individui che si attraggono, ma di due persone chiamate a diventare una carne sola (Gen 2,24): un’unità che non cancella la differenza, ma la esalta.
La differenza sessuale non è un ostacolo, ma condizione, la via per vivere la vera comunione. Nella Bibbia, la differenza è sempre feconda: dove Dio crea la differenza (luce/tenebra, cielo/terra, uomo/donna), nasce la vita.
3) Il senso profondo della differenza sessuale
La differenza tra uomo e donna è molto più di una distinzione biologica: è una forma sacramentale.
Nella coppia, l’uomo e la donna rivelano aspetti diversi del volto di Dio: l’uomo, in quanto chiamato al donarsi e alla custodia, rappresenta simbolicamente la paternità di Dio, la forza che protegge e offre. La donna, in quanto chiamata all’accoglienza e alla generazione, manifesta la maternità di Dio, la capacità di contenere, nutrire e far crescere la vita.
Queste dimensioni non sono ruoli o stereotipi, ma vocazioni che si completano. Nessuno dei due esaurisce da solo l’immagine divina: solo insieme possono dare la vita, solo insieme possono partecipare alla creazione di Dio (diventando con-creatori), solo insieme uomo e donna rendono visibile l’amore trinitario.
“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne.” (Gen 2,24). Questa unità nella differenza è la chiave del rapporto coniugale.
4) La dinamica del dono: amare è dire tu prima di me
Nel profondo, la relazione uomo-donna è una scuola di libertà. L’amore vero non nasce dall’emozione, ma da un atto di libertà che dice: “io scelgo te”. E questa scelta diventa un cammino quotidiano in cui la libertà si trasforma in dono.
L’uomo e la donna sono chiamati a vivere una comunione di persone in cui ciascuno si realizza donandosi all’altro. Non si tratta solo di stare insieme, ma di imparare a farsi dono. Il corpo stesso parla questo linguaggio: la differenza sessuale è la grammatica del dono reciproco.
Il peccato originale ha, però, introdotto una frattura: l’altro non è più percepito come dono, ma come possesso o come minaccia. Per questo, ogni rapporto di coppia è chiamato continuamente riconvertirsi al dono, riscoprendo che l’amore non si possiede, ma si custodisce.
5) La rivelazione piena in Cristo: le nozze di Dio con l’umanità
Il Nuovo Testamento porta a compimento il Mistero annunciato nella Genesi. Gesù stesso si presenta come sposo: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro?” (Mt 9,15); e la Chiesa come la sposa: “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei” (Ef 5,25).
San Paolo scrive: “Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.” (Ef 5,32). Il matrimonio umano diventa così icona, immagine del rapporto tra Cristo e la Chiesa.
L’amore dell’uomo verso la donna partecipa dell’amore incondizionato di Cristo, che dona sé stesso fino alla croce. E l’amore della donna verso l’uomo partecipa dell’amore della Chiesa, che accoglie e risponde con fedeltà.
La differenza tra i due non è abolita, ma trasfigurata: diventa linguaggio dell’amore di Dio. Il rapporto coniugale è dunque una vocazione all’amore totale che tende alla santità, alla vera e profonda felicità.
6) Come si manifesta la differenza nella relazione di coppia?
Nel concreto della vita, questa differenza si manifesta non tanto nei ruoli, ma nei modi di amare. L’uomo tende a esprimere l’amore nel dono di sé attraverso l’azione, la responsabilità e la protezione. La donna tende a esprimere l’amore nell’ascolto, nella relazione, nella cura e nella capacità di generare comunione.
Quando queste differenze si accolgono con maturità, diventano ricchezza reciproca: la forza dell’uno è sostenuta da quella dell’altra, e viceversa. Quando, invece, si rifiutano o si assolutizzano queste differenze, possono nascere conflitti o dominio.
Accogliere la differenza significa riconoscere che l’altro è un dono, non un possesso o, ancora peggio, un prolungamento di sé. È qui che il rapporto d’amore tra uomo e donna diventa una scuola di libertà e di riconoscimento della presenza di Dio nel rapporto.
Infine, potremmo riassumere tutto così: “l’uomo e la donna non sono due metà che si completano, ma due pienezze che si donano” (Giovanni Paolo II). Il loro incontro, nella libertà e nella differenza, è uno delle immagini più belle e profonde dell’amore di Dio per il mondo.
