Dio ti chiama: la tua vita non è frutto del caso

Copertina dei Quaderni di Casa Santa Giulia con foto in bianco e nero di una scala e bicicletta, titolo "Dio ti chiama: la tua vita non è frutto del caso"

Dio ti chiama: la tua vita non è frutto del caso

Convivenza ragazzi delle superiori
Padova e Venezia, 14-17 febbraio 2026

Don Joao Brito

Scarica il quaderno

1. Decido io

Luca 15, 11-13

Disse ancora: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.

Cosa farò da grande? Cosa mi aspetta nella vita? Che luogo avrò nel mondo?

Queste sono domande che facciamo mentre cresciamo e a cui non sappiamo bene dare una risposta. Abbiamo dei sogni, abbiamo delle intuizioni, abbiamo dei desideri, però non sempre è possibile seguirli o realizzarli. E spesso le circostanze che viviamo ci portano in situazioni che non avevamo immaginato.

Spesso però arrivano dei momenti dove posso decidere qualcosa: in quale scuola andare e cosa studiare, che sport fare, dove e con chi andare in vacanza, fidanzarmi o no con quella persona… Ovviamente ci sono decisioni più importanti che altre, però pensiamo un attimo a come prendiamo queste decisioni: quali sono i criteri che uso?

Il figlio più giovane della parabola di Gesù ha usato come criterio l’indipendenza: per scoprire chi sono devo vedere come ce la faccio da solo, lontano dalla mia confort zone. Distinguendomi dalla mia storia posso costruire chi voglio essere. Posso andare dietro a quella immagine di me che desidero diventare.

Sarà questo il criterio che più ci aiuta? Vedremo come continua la parabola, però cominciamo già adesso a pensare a come nella nostra vita prendiamo le decisioni.

Domande per la riflessione:

  • Quali sono le decisioni che voglio prendere da solo?
  • E invece quali sono quelle dove chiedo consiglio?
  • Che desideri ho per la mia vita?

2. Ritorno in me stesso

 Luca 15, 14-20

Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando abbiamo come criterio l’indipendenza spesso il risultato è la solitudine. Forse non subito, ma prima o poi succede. Perché quando vogliamo costruire da soli il nostro futuro, quando andiamo dietro a un’immagine di come dobbiamo essere, in verità ci stiamo rifiutando di guardare a come siamo. Mettendoci tante “maschere”, finiamo per non guardare mai al nostro proprio volto. Quindi, forse anche involontariamente, non lasciamo neanche che gli altri ci vedono.

Guardate che belle parole ha usato san Luca per descrivere il momento in cui questo giovane ragazzo prende coscienza del disastro che viveva: “Allora ritorno in sé”.

Per scoprire quale è il nostro luogo nel mondo anzitutto dobbiamo scoprire chi siamo!
Non abbiamo bisogno di realizzare noi stessi andando dietro a un’immagine, ma di far maturare chi siamo, di ritornare in noi. Quando lo facciamo probabilmente troviamo delle cose che non ci piacciono, delle cose che ci fanno soffrire, delle cose in cui abbiamo sbagliato. Ma troviamo anche delle cose che ci riempiono, delle cose che ci commuovono, delle cose che ci rallegrano. E sia le prime che le seconde sono associate a dei volti e a dei luoghi concreti.

Allora vediamo che questo “ritorno in sé” ci spinge a relazionarci: a cercare chi  ci ha reso felici, a perdonare chi ci ha fatto del male, a chiedere scusa a chi abbiamo fatto dei torti.

Il desiderio di indipendenza ci porta alla solitudine mentre il desiderio di maturare ci porta alla comunione.

Domande per la riflessione:

  • Quando sei in mezzo a delle difficoltà cosa fai?
  • Hai dei punti fermi nella tua vita? Persone o luoghi nei quali ti senti al sicuro e dove poter ritornare? 

3. Riconosciuto e amato

Luca 15, 20-24

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Fino adesso ci siamo concentrati su noi stessi. Io decido di realizzarmi da solo o decido di guardare alla mia storia per provare a maturare.

Quando guardiamo la nostra storia ci mettiamo in rapporto con le persone che ne fanno parte. E qui forse possiamo vedere dei segni, riconoscere che ci sono persone che ci vogliono bene, che ci conoscono nel profondo, che ci possono aiutare.

La figura del padre nella parabola di Gesù rappresenta queste persone. Ma va anche oltre. Questa figura è principalmente un’immagine di Dio. Dio che mi aspetta, Dio che mi perdona, Dio che ha pensato a una strada per me.

Cosa cambia con Dio? Perché appare così? Cosa c’entra Lui con me?
Quando abbiamo il coraggio di guardare alla nostra storia, e vediamo delle cose belle e buone e anche delle cose brutte e che ci fanno soffrire, se sappiamo che Dio c’è e che ci aspetta, che ha pensato a qualcosa di buono per noi, allora non abbiamo bisogno di decidere per l’indipendenza.

Se so che c’è qualcuno che ha preparato qualcosa di buono per me non devo cercarlo io da altre parti, devo scoprire cosa mi aspetta. Posso guardare alle sofferenze sapendo che non sono l’ultima parola, e quindi non ho bisogno di scappare. Posso guardare al male sapendo che non riuscirà a coprirmi totalmente, quindi posso anche perdonare. Ho Qualcuno che è potente, molto più potente di me, che mi vuole bene. Che vuole il bene per me.

Sapersi amati è quello che ci permette di maturare perché sappiamo che abbiamo un valore infinito, indipendentemente di quello che facciamo. In partenza siamo già vincitori! Quindi possiamo andare.

Domande per la riflessione:

  • Riesco a chiedere scusa, a riconoscere i miei propri errori?
  • Ho qualcuno nella mia vita che mi ha perdonato? E io ho mai perdonato?

4. Trasparenza di sé

 Luca 15, 25-32

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato””.

Il cammino della maturazione è un cammino di trasparenza su di sé. Noi possiamo vivere apparentemente bene, come il fratello maggiore, o apparentemente male, come il fratello minore. Possiamo essere bravi a scuola, nello sport, essere belli, simpatici, divertenti. Oppure possiamo essere un disastro, pigri, brutti, aggressivi, noiosi. Possiamo passare una vita a pretendere e a fingere di essere uno o l’altro. Possiamo desiderare di essere perfetti o essere sicuri di essere dei falliti. Oppure possiamo guardarci con verità: sono bravo a scuola, ma sono inciampato nei rapporti, riesco a correre veloce, ma non so giocare a pallone, so raccontare barzellette, ma non so cucinare…

E la stessa cosa succede nei rapporti: oggi mi hai fatto un bel complimento che mi ha aiutato, ieri hai fatto una battuta che mi ha ferito.

Noi non siamo perfetti e i nostri rapporti non sono perfetti. Ma noi non siamo un disastro totale e neanche i nostri rapporti sono un disastro totale. Ci sono degli aspetti positivi e degli aspetti negativi.

Accettare di non essere perfetti ci permette di essere trasparenti e questo ci fa maturare anche nel rapporto con gli altri perché impariamo anche ad amare l’imperfezione dell’altro.

Domande per la riflessione:

  • Quali sono le cose che mi feriscono?
  • Mi sento libero di dire quello che penso e vivo alla mia famiglia e ai miei amici?
Parrocchia Santa Giulia
Panoramica privacy

Questo sito utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Per maggiori informazioni su come trattiamo i tuoi dati personali, consulta la nostra Privacy Policy.