Incontro giovani coppie, 8 maggio 2021. Don Paolo Pietroluongo.
Giunti alla fine di questo cammino, almeno per quest’anno, preparando l’incontro di stasera, è nato in me il bisogno di chiedervi scusa, perché non vi ho detto ciò che mi sembra l’aspetto più importante. Non vi ho detto ciò che è il segreto per vivere tutte le dimensioni di cui abbiamo parlato fino ad ora. Non che le lezioni e gli incontri sul dialogo, sulla fedeltà, sul lavoro, sulla missione fossero da cestinare. Abbiamo detto parole vere, ci siamo scambiati esperienze vere. Ma è come se avessi taciuto, non per cattiveria ma solo inesperienza e forse anche per paura di chiedervi troppo, le parole che sono essenziali, l’esperienza che in ogni vocazione è essenziale perché possa fiorire. Ci siamo concentrati su particolari importanti, su ciò che è immediatamente visibile, per corribile, da ciascuno di noi.
Ma perché dovremmo fare questi sforzi, di dialogo, di fedeltà, di riflessione sul lavoro, di aprire la propria casa? Cos’è che è irrinunciabile? Dovevo dirvelo prima, e dicendovelo stasera provo a dirvelo con tutto me stesso: è la presenza di Gesù nella famiglia che rende speciale la vocazione al matrimonio. Ci sono matrimoni belli, riusciti, anche tra di noi. Ma per un matrimonio speciale, super, direi per una vocazione speciale – perché lo stesso vale anche per me, perché posso fare attività belle, posso radunare tanti giovani, posso essere un buon predicatore… ma perdermi il meglio – occorre, anzi, dobbiamo aprire le porte della nostra famiglia a Gesù e porlo al centro di casa nostra. Quando vi ho domandato nella mail: qual è il criterio delle nostre scelte familiari? Dove impieghiamo le nostre energie materiali e spirituali? Qual è il centro della nostra casa? È proprio questo che intendevo: porre Gesù Cristo, nel quale abbiamo detto il nostro sì, al centro della nostra vita, delle nostre scelte, del nostro vivere quotidiano.
Ciò che noi tutti desideriamo, sacerdoti e famiglie, è vivere una vita piena, feconda; una vita direi profonda, in cui ci sia data la possibilità di vivere con coscienza ogni attimo, una vita vera. Nessuno di noi direbbe “no” ad una proposta del genere; tutti scatteremmo in piedi e diremmo “io”, “noi vogliamo vivere così”. Un salmo dice: «C’è un uomo che desidera la vita e vuole giorni felici?». “Io” rispondo a questo salmo, io desidero questo. Ma c’è solo un piccolo problema: che noi, che pur abbiamo detto di “Sì” a Gesù attraverso le nostre vocazioni particolari, al matrimonio e sacerdozio, alla fine ricerchiamo questa pienezza di vita in tante esperienze o scelte che danno l’illusione di tale bellezza e profondità, ma poi ci lasciano costantemente l’amaro in bocca. Scelte o criteri che sembrano portarci alla pienezza di vita che desideriamo, ma che non lo fanno. Sto parlando di quelle dinamiche del mondo, quelle della tecnologia o del guadagno, del benessere a tutti i costi o di rapporti superficiali, quelle del fare piuttosto che del riposo, di un tempo sempre da riempire con qualcosa, del rumore piuttosto che del silenzio, del perdono. Anche qui, se qualcuno ci chiedesse: sei disposto a vivere secondo le dinamiche mondane, della superficialità dei rapporti, del benessere a tutti i costi, del mormorio, della vendetta sul mondo del lavoro, tutti, inorriditi, scuotendo la testa diremmo: “ma certo che no!”. Eppure, dobbiamo essere sinceri, e per quanto possibile riconoscere con umiltà, profonda umiltà, che il mondo con le sue dinamiche è entrato dentro casa nostra, è entrato nella nostra famiglia, nel nostro cuore, continuamente bussa e vuole entrare.
Cristo è venuto per liberarci, per buttare fuori da casa nostra, dal nostro cuore, le dinamiche del mondo e ci domanda: ma tu desideri la vita piena e giorni felici? Sì? Allora lascia entrare me a casa tua; lascia entrare dentro di te la dinamica del perdono; della povertà evangelica, dell’obbedienza a tua moglie o a tuo marito; lascia entrare la vita casta e pura che ti propongo; lascia entrare la bellezza di rapporti veri, pochi ma veri; lascia entrare a casa tua quelle persone che hanno bisogno di essere accolte e sostenute; lascia entrare una vita di preghiera, di silenzio, per quanto possibile. Il mondo per questo ti prenderà in giro? L’hanno fatto già con me! Il mondo non ti accoglierà? L’hanno fatto già con me! Il mondo ci prende in giro, è inusuale… eppure da questo tutti sapranno chi siamo noi, a chi apparteniamo, chi abbiamo scelto! Da questo tutti sapranno che noi cristiani siamo i veri anticonformisti.
Abbiamo paura ad aprire questa porta? Io sì, io ho paura ad aprire questa porta a Gesù nella mia giornata, a lasciare spazio veramente a Lui, e non solo perché sono un prete. Sapete da dove mi viene questa paura? Che scegliendo per lui, nel particolare di certe scelte, io alla fine possa rimanere fregato; che rinunciando a qualche dinamica mondana poi resti deluso. Eppure Gesù si siede accanto a me, e prima ancora di giudicarmi o condannarmi mi parla del Padre celeste e della bellezza della vita spirituale.
Anche qui, cari amici, siamo sinceri. Queste sono tutte cose che sappiamo già, che abbiamo sentito già, eppure quanto è importante ridirsi la verità e rilanciarci nel nostro ideale. Se noi facciamo memoria che questa pienezza di vita può donarcela solo Cristo, allora sarà più facile decidere di lasciare spazio a lui. Ecco l’invito di stasera: non conformiamoci, ma rinnoviamoci interiormente. La vita che Gesù ci ha promesso è molto, molto più bella e affascinante di quella che il mondo ci propone. Si tratta della bellezza della vita spirituale, la bellezza della conversione quotidiana, dei beni spirituali, che ci daranno molta più pienezza di tanti beni materiali, di tante scelte. San Paolo, di cui vi ho messo dei testi di alcune sue lettere, è il più grande convertito della storia e vede tutta la gioia che nasce dalla vita nuova in Cristo. Sarà come se un pezzo di paradiso si chinasse sulla nostra realtà quotidiana, sarà come vivere in cielo ma con i piedi sulla terra.
Come si fa? Non lo so come si fa. Ma è più importante farvi nascere un desiderio di questo, il “come” lo troverete, ognuno di voi deve trovarlo. Altrimenti ci preoccupiamo di problemi importanti, ma pur sempre problemi secondari, che certo al momento ci sembrano insormontabili e che vanno per forza affrontati, ma poi quando li guardiamo con un po’ più di distacco, vediamo che il centro è un altro; che il punto focale della nostra vocazione è un altro; che la sorgente della gioia non è risolvere problemi, ma è amare Cristo, e questo che rende tutto più facile. Noi abbiamo scelto Gesù, scegliendo la nostra vocazione noi abbiamo scelto Gesù, non abbiamo scelto le dinamiche piccole e meschine del mondo. Come si faccia poi a viverlo nella pratica di tutti i giorni, questo non lo so, perché ogni famiglia ha le sue dinamiche, i suoi tempi, le sue fatiche. Sarebbe bello che ogni famiglia, assieme ad altre famiglie amiche, provi a tradurre in pratica le indicazioni generali che qui ci diamo: è questo l’aiuto più grande che possiamo darci. Quello che so è che senza questa tensione a rimettere al centro del nostro matrimonio la presenza di Gesù, risorto e presente in mezzo a noi, tutto diventerà molto molto più pesante. E tra di voi il compito principale dovrebbe essere quello di vivere questa memoria, vivere l’amore per l’altro come strada per amare di più Gesù, innamorarsi di come l’altro ama Gesù, di come tratta la vita in nome di Gesù, i figli in nome di Gesù, i colleghi di lavoro in nome di Gesù. Se direte sì a Dio, riuscirete a dire sì di più anche a lei, a lui, ai fratelli e amici. Questo è il criterio delle scelte: questa decisione mi aiuta a vivere di più il rapporto con Gesù nella mia vocazione?
