Cosa abbiamo imparato dalla pandemia

Giovani famiglie

Incontro giovani coppie, 13 febbraio 2021.

0. Introduzione

Desidero anzitutto fare un riepilogo breve di quanto successo fino ad ora. Alcune famiglie circa 2 anni e mezzo fa, dopo il corso prematrimoniale seguito qui da noi, hanno accolto la nostra proposta di continuare insieme un cammino per essere aiutati nella vita matrimoniale nei primi anni di matrimonio. L’idea che avevo, era quella di affrontare quei temi che “normalmente” non vengono affrontati durante i corsi prematrimoniali, certo che il matrimonio così come la Chiesa lo propone è il modo migliore per vivere la vita di coppia. Siamo riusciti ad affrontare solo pochi di questi temi (il dialogo, la fedeltà, il lavoro), anche grazie all’aiuto di altre coppie più avanti nel cammino da cui abbiamo imparato molto. Nel frattempo sono nate delle connessioni tra di voi, che comunque ci tengo a sottolinearlo, non sono il fine ultimo del nostro ritrovarsi. Anzitutto qui cerchiamo di dare un insegnamento: se poi nascono delle amicizie è qualcosa in più che viene donato. Ma non è comunque il motivo principale del nostro ritrovarci. Ognuno di voi infatti ha gruppi di amici, parrocchie di riferimento, ecc.
Questo corso sarebbe dovuto durare 3 anni, per poi lasciare spazio ad altre iniziative che lo Spirito Santo ci avrebbe indicato. Purtroppo, tutto è stato interrotto a metà dalla pandemia. Dico purtroppo perché stavo veramente imparando tanto dal vostro modo di stare insieme, ed ero stupito anche da tante altre famiglie che chiedevano di partecipare, a cui chiedo un impegno serio con quanto viene detto qui.
Ci siamo incontrati di nuovo ad ottobre di quest’anno per parlare di un tema che continua a starmi molto a cuore, quello del lavoro e delle sue ripercussioni sulla vita familiare. Poi siamo stati costretti di nuovo a fermarci. Ora vogliamo provare a riprendere il cammino, e desidero proporvi ancora degli altri incontri, da qui alla fine dell’anno (avevamo in programma anche una gita a Reggio Emilia) e poi mi piacerebbe continuare ancora per un altro anno insieme, prima di trovare nuove strade, che secondo me vanno trovate, perché continuano ad arrivare nuove persone e l’essere in tanti farebbe perdere un po’ di quell’intimità che si era creata.
Prima di riprendere il nostro cammino, dunque, mi sembrava però opportuno fermarci un attimo e dedicare un incontro a ciò che stiamo vivendo. Alcune famiglie, infatti, in quest’ultimo mese mi hanno cercato e mi hanno chiesto di riprendere a vederci, perché sentivano il bisogno, dopo tanti mesi così particolari, di vivere una certa socialità, di parlarsi, scambiarsi esperienza. Vorrei dunque dedicare l’incontro di oggi a raccontarci cosa tratteniamo da questo periodo così particolare. Per ripartire, come dicevo nella mail, occorre essere ben radicati; inoltre, come mi ha raccontato una di voi, Maria Teresa, non vogliamo che questo tempo sia passato invano, vogliamo imparare qualcosa.
Prima di lasciare spazio alle vostre riflessioni, domande, interventi, vorrei dire io brevemente ciò che ho visto accadere nelle vite delle persone a cui sono più legato, ciò che ho scoperto io sia nella mia vita personale, ma anche guardando le vite delle tante famiglie che ho la fortuna di conoscere.

1. Nella buona e nella cattiva sorte

In questi mesi di vita in casa, io con i miei amici sacerdoti, e voi con il vostro coniuge, c’erano due possibilità: esplodere o fiorire. Il tempo passato assieme, gomito a gomito, è stato tantissimo, e c’era il rischio davvero di poter arrivare all’esasperazione. Io, per fortuna, ho visto invece tante testimonianze positive di questa vita comune, al netto degli inevitabili momenti di tensione che ci sarebbero comunque stati. Ho sentito tanti che mi hanno chiamato per raccontarmi della bellezza vissuta in casa in questo tempo, in particolare le mogli che potevano godersi un po’ di più il marito e papà. È stata davvero la grazia del matrimonio, spero ve ne rendiate conto, a tenervi in piedi, a generare un’armonia così bella. In particolare vorrei sottolineare due aspetti che mi hanno colpito:
1. c’è stato molto tempo per conoscersi più a fondo. Nessuno di noi poteva immaginarsi che all’inizio del matrimonio sareste dovuti stare così tanto assieme. Sicuramente è stato un grande sacrificio essere privati di alcuni aspetti della vita, ma penso anche che in questo c’è stato per voi un bene: la possibilità di avere tanto, tantissimo tempo, in cui siete stati costretti a conoscervi, a parlarvi, a scoprirvi. E nei primi anni questo è davvero fondamentale. Avete vissuto, più o meno coscientemente, le promesse del matrimonio, in cui vi siete impegnati ad esservi fedeli sempre, nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia. Questo ci insegna che dentro ogni circostanza negativa attraverso la quale dobbiamo passare, c’è sempre qualcosa di buono che Dio vuole comunicarci, come una profondità maggiore a cui Dio vuole condurci. In altre parole, la vostra vocazione è diventata ancora più vera, siete oggi più che mai compagni di vita. Così come anche io in questo tempo in cui le attività pastorali erano ridotte al minimo ho riscoperto il cuore della mia vocazione che è quello di pregare e intercedere per il popolo che mi è affidato.
2. Oltre a conoscervi meglio, in senso letterale, vi siete anche conosciuti meglio in senso biblico. Sapete cosa vuole dire? Immagino di si. Avete avuto più occasioni per unirvi, anche fisicamente (ristorante chiusi, coprifuoco, ecc.), e questo ha generato nuova vita. Mi ha sorpreso quanti di voi hanno accolto un nuovo figlio nella loro vita. Quest’armonia che avete vissuto, questa profonda unità anche nelle difficoltà, ha generato nuova vita. Per chi è stato da noi a Natale, noi abbiamo raccontato delle mamme incinta in questo periodo, segno del fatto che guardate con speranza al futuro. E poi un figlio è sempre il segno del fatto che Dio rinnova la sua alleanza con l’uomo: potrebbe non far nascere più i bambini, e invece ne concede di nuovi. E anche quest’aspetto è stato un’occasione per realizzare la vostra vocazione matrimoniale. Infatti, nel matrimonio avete promesso di impegnarvi ad avere ed educare nuovi figli di Dio.

2. La capanna nel villaggio

Oltre ad aver scoperto la bellezza della vita di coppia, ad un certo punto avete sentito però il bisogno di qualcosa d’altro. Anche questa è stata un’esperienza che ho riscontrato in tanti. La sanità della nostra vita biologica non è l’unico bene di cui abbiamo bisogno. C’è dell’altro. Tutti abbiamo sentito lo stacco dagli amici, dal poterci ritrovare, di poter andare a trovare i parenti che sono lontani. Le continue restrizioni, e spero di non ferire nessuno con questa affermazione, ad un certo punto a mio avviso andavano e vanno nettamente contro un bisogno reale dell’uomo, quello della socialità. Anche una famiglia che viva in grande armonia, sente il bisogno di avere accanto degli amici. Ciò che mi ha stupito è stato sapere che molti di voi si sono ingegnati per incontrarsi con gli amici: al parco, vicino o sotto casa. In alcuni casi, con chi era più spaventato, ma allo stesso tempo aveva bisogno di un incontro con gli amici, ho suggerito di scegliersi quelle due o tre famiglie con cui vedersi regolarmente in sicurezza, prendendosi un rischio ragionevole. Cosa mi ha fatto capire questa necessità di avere altre coppie con cui vivere? Vedete, all’inizio pensavo che fosse una mia fissa, quella della vita comune tra famiglie, ma poi ho capito che è una necessità come quella della buona salute. Bene, cosa ho capito?
1. Che solo grazie a degli amici io posso affrontare la paura della morte, che in questo tempo è stata molto grande. Senza gli amici, e quindi senza l’amore tra fratelli, la paura della morte ci attanaglia e ci fa asserragliare in casa. L’unico modo per vincere la morte non è la vita, ma l’amore che ci fa guardare con speranza al futuro.
2. La seconda cosa che ho notato è stata la grande selezione naturale che è avvenuta tra gli amici. Prima della pandemia c’erano aperitivi, un affanno generale per riuscire a vedere tutti quelli che volevi vedere, una serie infinita di incontri, merende, colazioni, ecc, per riuscire a tenere i contatti con tutti, e ti sentivi in obbligo di farlo, perché altrimenti non eri un buon amico. Ecco, tutto questo è stato un po’ cancellato: sono emersi in questo tempo gli amici su cui è giusto puntare. Non che gli altri non siano amici veri, ma bisogna scegliersi quei compagni di viaggio che sai che ci saranno sempre.

3. La famiglia nel mondo

Un terzo e ultimo aspetto che ho visto in questo tempo è stata la presa di coscienza di alcuni che hanno percepito che il periodo che stiamo vivendo necessita del nostro contributo. Me lo hanno fatto capire i giovani universitari della nostra parrocchia. Un giorno stavo raccontando della fatica che vivo con gli adolescenti che incontro a catechismo e in oratorio e mi ha stupito vedere come ragazzi di 21 o 22 anni hanno preso sul serio questo problema. Una di loro ha detto: «io non posso stare solo china sui libri, probabilmente c’è bisogno di me, sento il bisogno di fare qualcosa». Nell’ultimo mese i ragazzi universitari mi aiutano molto, hanno donato tanto del loro tempo per aiutare questi ragazzi così in difficoltà. Ecco, penso che questo sia valido anche per le famiglie che anche si sono rese disponibili ad aiutare in parrocchia per sostenere, per esempio, la Caritas, oppure i giovani, magari anche semplicemente facendo le torte, oppure accogliendoci a cena. Non voglio dire che tutti devono fare così, magari ad alcuni sarà chiesto semplicemente di educare cristianamente i figli. Ma l’importante è che la famiglia percepisca che ha un compito, una missione nel mondo, e che non si rinchiuda in se stessa o nei quattro amici che ha, che non viva insomma una vita borghese. E penso che questa percezione cresce nella misura in cui si appartiene ad una comunità. Infatti mi ha stupito vedere come la nostra comunità parrocchiale sia cresciuta, non tanto di numero, quanto di profondità di vita, di appartenenza alla Chiesa.

Scarica gli appunti dell’incontro

Parrocchia Santa Giulia
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