La felicità – Una promessa da scoprire
Convivenza ragazzi delle superiori
Assisi e Gubbio, 1-4 marzo 2025
Don Joao Brito
1. Insoddisfatto e triste
Noi vogliamo tante cose nella vita! E molte di queste sono cose grandi, nobili. Desiderio di amicizia, desiderio di successo, desiderio di pace, desiderio di divertimento, desiderio di essere utili, desiderio di felicità… E ogni tanto vediamo delle persone, dei luoghi, delle opportunità che sembrano ci diano una possibilità per compiere questi desideri! In quei momenti siamo curiosi, forse anche protesi a vedere cosa succede, dove ci porterà!
Però, può succedere che sia un’illusione. Che tristezza quando ci capita. Sembrava qualcosa di bello, però alla fine era qualcosa da poco.
Può succedere però qualcosa di ancora peggio… può succedere che quello che queste opportunità ci chiedono è troppo per noi! Non ce la facciamo a seguire, sono fuori dal mio controllo, sono di più di quello che posso dare, non ho le forze! E allora sì che c’è una grande tristezza!
Se quello che voglio trova una risposta piccola, rimane vero che il mio desiderio è grande. Però se trovo qualcosa di più grande di me, di quello che sono capace, allora significa che sono io che sono piccolo, poca cosa… Come starci di fronte? Cosa fare? Sono io che sono sbagliato, è il mondo che mi inganna?
Quanto è difficile uscire dalla mia misura, dalle idee che mi sono fatto di me stesso! Però, forse, forse, è vero che sono fatto per qualcosa di più grande di me!
Cerchiamo di capire come è possibile crescere, cosa succede quando uno si lancia in un’avventura che lo supera.
Testi che ci aiutano a riflettere
Marco 10, 17-22
Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.
Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Alessandro D’Avenia – dal libro “Ciò che inferno non è”
Ci sono dei giorni in cui il vuoto morde il petto e il nulla logora le viscere, so che vorrei darmi una mossa ma tutto quel vuoto e tutto quel nulla mi paralizzano. Non sono contento, eppure non mi manca nulla. Non so neanche come faccia a starci tutto questo spazio dentro di me.
(…)
Lui [padre Pino Puglisi] sa che deve fare il contrario: guardare, vedere, essere guardato, visto. Apertamente, a testa alta. E non far finta di niente se quello che si è visto è da cambiare. L’inizio dell’inferno è abbassare lo sguardo, chiudere gli occhi, voltarsi dall’altra parte e rafforzare l’unica fede spontanea che la Sicilia conosca, quella fatalistica e comoda del “tanto nulla cambierà”.
Domande per la riflessione:
- Quali sono i tuoi grandi desideri? Cerchi di compierli o di nasconderli?
- Tutti noi abbiamo delle cose di cui siamo schiavi. Quali sono le tue? E in che modo non riesci a liberarti?
- Hai delle persone che sono dei riferimenti per te? In che modo le segui? E in che modo loro sono di aiuto per te?
2. Vigile e fiducioso
Sono fatto per essere felice? A questa domanda dobbiamo dare una risposta! Non possiamo rimanere nel dubbio! E la risposta è sì!
È una promessa che ci è fatta da quando siamo piccoli, anzitutto con l’amore ricevuto in famiglia poi, crescendo, con le amicizie e con l’immensa bellezza che ci circonda.
Sappiamo però che ci sono tante difficoltà anche nella nostra vita. Questo ci chiede quindi un’attenzione, un vivere allerta, vigili. Perché dobbiamo cercare i segni che ci aiutano a superare la difficoltà e le occasioni di sperimentare la felicità.
Tanti momenti sono doni, quindi se siamo ripiegati, guardando ai nostri problemi, è facile che passino senza che ce ne accorgiamo, senza che gli diamo il giusto valore.
Cerchiamo di tenere lo sguardo in alto! Così, man mano, impariamo a riconoscere i segni, identifichiamo i luoghi di supporto e le persone che ci spingono a non fermarci.
Ecco allora anche la possibilità di riposo, di tranquillità, di sapere che succeda quello che succeda io non sono da solo!
Testi che ci aiutano a riflettere
Luca 2, 22-32
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
“Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele”.
Don Andrea Santoro – Lettere dalla Turchia
Una persona sicura allora non è (…) una persona che confida in sé stessa o su altri, ma che poggia su Dio come una roccia.
(…)
Bisogna chiederli questi miracoli, bisogna essere convinti, bisogna contare su di essi e non sulle nostre piccole esili risorse. A volte invece lasciamo a Dio le briciole e ci facciamo carico di cose troppo grandi per noi (…) Debbo lasciare più spazio di manovra a Dio, alla sua Parola e alla sua grazia perché possa compierli.
(…)
Acconsentire a Dio che ti precede, farsi sorprendere e cambiare da Dio, mutare disegno perché Lui te ne presenta un altro, custodire ciò che Lui ha scelto per te, silenzioso e obbediente come un’ombra.
Domande per la riflessione:
- Cosa speri da questi giorni? E cosa speri dal gruppo dell’oratorio?
- Hai dei punti fermi nella tua vita? Persone o luoghi nei quali ti senti al sicuro? Perché?
- Che spazio dai a Dio nella tua vita?
3. Riconosciuto e amato
Sì che voglio essere felice, ma faccio fatica. Sono debole, sono fragile, sono piccolo. Vorrei essere di più, vorrei che mi guardassero con più stima! E allora provo a gonfiarmi un po’, tanto a chi può interessare como sono realmente? Però è stancante, e poi comunque sono falso. E questa famosa felicità sembra essere un’illusione, anche perché comincio anche a far finta di essere felice… è tutto una grande maschera. Basta! Ho bisogno di essere onesto con qualcuno, ho bisogno di essere trasparente! Ma chi può amare uno sfigato come me?
Guarda alla tua vita e vedi che ci sono già delle persone che ti amano così come sei. Forse non sono tante, forse non sono quelle che vorresti, ma ci sono. E questo significa che hai un valore, non sei uno sfigato, sei un grande! Forse non un grande come vorresti essere tu, però sei amato.
Che bello! Che forza! Che gioia! Sono amato! Sono voluto! Fermati un attimo in questa certezza, finché non ti vengono il sorriso alle labbra o le lacrime agli occhi.
Allora sarai pronto per ripartire, con sincerità, a scoprire il mondo, perché hai una roccia dove appoggiarti: la certezza di essere amato!
Testi che ci aiutano a riflettere
Giovanni 4, 5-30
Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù, dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi.
Allora la donna samaritana gli dice: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei, infatti, non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”.
Gli dice la donna: “Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?”.
Gesù le risponde: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”.
“Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”.
Le dice: “Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui”.
Gli risponde la donna: “Io non ho marito”.
Le dice Gesù: “Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”.
Gli replica la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”.
Gesù le dice: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così, infatti, il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”.
Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”.
Le dice Gesù: “Sono io, che parlo con te”.
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno, tuttavia, disse: “Che cosa cerchi?”, o: “Di che cosa parli con lei?”. La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?”. Uscirono dalla città e andavano da lui.
Maria Winowska – L’imboscata di Dio
Gli ho spiattellato tutta la mia storia con i particolari più arditi, meglio che a voi adesso. Lo facevo apposta, con un gusto maligno. Ci sono volute diverse puntate alla sera, dopo la zuppa. Lui non fiatava mai. Ed ecco un giorno mi dice: “Non c’è più niente, figlio mio?”
Proprio così mi ha detto: “Figlio mio!” Ero sbalordito.
“Ah, non vi basta?”
“Il sangue di Cristo – mi rispose – può lavare tutte queste macchie. Se vuoi, ti do l’assoluzione.”
A questo non pensavo proprio e gli risi in faccia, ma subito dopo mi misi a piangere. Per la prima volta dopo tanti anni, qualcosa si rivoltò qui dentro, qualcosa che mi pareva morto. Pensai: “E se fosse vero?” Fa effetto vedere un tipo che vi ama, mentre voi stesso vi fate orrore. Ero ben sicuro di me stesso: padre Michele voleva bene veramente a me, un essere così schifoso.
Domande per la riflessione:
- Con chi mi sento libero di far vedere veramente chi sono? E invece in quali contesti mi sento più insicuro e di dovermi nascondere?
- Quando ti succede qualcosa di bello lo racconti a qualcuno? E quando vedi che qualcuno è cambiato, ti interessa sapere il perché?
- La radicalità che san Francesco e santa Chiara hanno messo nella loro vita ti affascina? Perché?
4. Perdonato e salvato
Sono amato sì, però tradisco, sbaglio, faccio del male, anche apposta per ferire… E non solo una volta, ma ripeto più e più volte gli stessi errori!
Sono quindi veramente fatto per essere felice? Anche se non sono in grado di esserlo?
È proprio nel nostro peccato, nel nostro fallimento che questa domanda prende tutta la sua forza!
Ed è qui che la risposta può prendere una portata nuova e più definitiva.
Io la felicità non riesco a darmela, non riesco a rubarla, non riesco a crearla. Ho bisogno di qualcuno di più grande di me che me la offra, ho bisogno che me la regalino anche se non la merito, ho bisogno di un dono gratuito!
Ho bisogno quindi anzitutto di perdono. Che la gente mi perdoni e così che io possa perdonare me stesso. Perché il perdono mi dice che io sono di più di quello che faccio! Il perdono mi dice che c’è qualcuno che mi guarda dentro e vede il mio bisogno, non si ferma alla mia azione. Il perdono mi dice che posso essere salvato, che c’è speranza per me. E il perdono mi dice anche che c’è Dio. Perché il perdono non segue la giustizia, il perdono non è calcolato o limitato. Il perdono è infinito, trasforma, ricrea. Il perdono è un miracolo.
Ognuno di noi, ripensi a un momento dove siamo stati perdonati, dove abbiamo perdonato. Lì, nella nostra vita, è successo un miracolo. Dio è penetrato nella nostra vita.
La felicità quindi non la meritiamo, ma, miracolosamente, ci può essere concessa! Lasciamo quindi, che la nostra vita possa essere oggetto di miracoli.
Testi che ci aiutano a riflettere
Luca 23, 33-43
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: “Ha salvato altri! Salvi sé stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto”. Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. Sopra di lui c’era anche una scritta: “Costui è il re dei Giudei”.
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”.
L’altro invece lo rimproverava dicendo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.
Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”.
Giovanni Alberti – Alessandro Serenelli
Il perdono non è la risposta istintuale a chi ci fa del male fino a procurarci la morte; è molto di più e non si addice alla natura umana. Il perdono ha una radice e una misura divine.
(…)
Passato il momento del panico e dell’orrore, Marietta si rivolse al Serenelli come avrebbe fatto una madre. Gli ricordò la gravità del suo gesto, si preoccupò del suo destino eterno, si fece premura di rammentargli il vero senso della vita, che non finisce nell’orizzonte umano: soprattutto inserì tra i due la difficile logica del perdono.
(…)
Alla presenza del sacerdote, tra la porta e la cucina, il cappello in mano, in ginocchio Alessandro disse ad Assunta: “Chiedo perdono, Assunta, per tutto il male fatto alla vostra famiglia”. Assunta rimase impietrita, poi con fermezza esclamò: “Vi ha perdonato Dio, vi ha perdonato Marietta mia, vi perdono anch’io”.
(…)
Quello del perdono sarà sempre il leitmotiv della sua esistenza. Era la ragione della sua pace interiore, il respiro della sua anima, la spinta a non mollare mai. La dimostrazione vivente che il perdono guarisce e rigenera.
Domande per la riflessione:
- Ricordati di una volta in cui sei stato perdonato. E ricordati anche se hai mai perdonato qualcuno.
- Invece pensa a quante volte sei stato incapace di perdonare. Perché non sei riuscito?
- Fai qualcosa nella settimana che sia gratuito? Donare del tempo ad altri, aiutare qualcuno, “lavori gratis” per un amico? Perché lo fai? Come ti senti prima e dopo di farlo?
