La felicità è reale solo se condivisa

Copertina dei Quaderni di Casa Santa Giulia con foto d'epoca di bambini e titolo "La felicità è reale se è condivisa"

La felicità è reale solo se condivisa

Convivenza ragazzi delle superiori
Cervinia, 8-12 luglio 2025

Don Joao Brito

1.   Non sei solo

Perché venire in vacanza assieme? Questa domanda non è scontata per nessuno, né per chi è già venuto altre volte, né per chi è venuto per la prima volta, e si trova insieme a gente che non conosce neanche.
Siete venuti perché qualcuno vi ha invitato: un amico, un insegnante, un genitore, un prete… Qualcuno di cui vi fidate e che riconoscete che vi aiuta a guidare la vostra vita.
Ecco allora una cosa importante da ricordare: la nostra vita, con tutte le decisioni, le sfide, le gioie, le sofferenze, non deve essere vissuta per conto nostro. Non si può vivere da soli. Ci sono persone disposte ad aiutarci, a guidarci, ad accompagnarci. In questi giorni spero che troviate conferma di questo. Anzi, spero che si aggiungano nuovi volti a quelli che ritenete già come un riferimento.
Il titolo di questi giorni assieme è “La felicità è reale solo se condivisa”. L’ho presa da un libretto che parla di un ragazzo liceale, Marco Gallo, di cui vi farò conoscere la storia l’anno prossimo. Lui a sua volta ha preso questa frase da Chris McCandless, un ragazzo americano che ha voluto esplorare l’America e in particolare la natura perché sentiva il bisogno di trovare un senso per la sua vita. Chris finirà per vivere gli ultimi anni della sua vita praticamente da solo, in Alaska, un paese meraviglioso, con una bellezza naturale straordinaria. Pur vivendo in questi spazi immensi e bellissimi, però, capisce che non riesce a essere felice così, capisce che ha bisogno di qualcuno con cui condividere questa bellezza.
Anche noi questi giorni saremo in un posto di bellezza straordinaria, e questo ci aiuta a essere felici, ma ricordiamoci che la felicità più grande viene dal condividere la bellezza che sperimentiamo e vediamo con qualcun altro. Cerchiamo allora di conoscerci e di guardare chi ci sta accanto come una possibile sorgente di felicità!
Per aiutarci in questo ci sono un po’ di persone più grandi di voi. Noi, infatti, abbiamo bisogno di avere accanto anche qualcuno di più grande di noi con cui confrontarci, a cui affidarci, da cui cercare conferma e stima. Per questo motivo in questi giorni parleremo anche della paternità.

2.   Sei voluto bene

Nelle lodi di questa mattina abbiamo visto, pregato assieme, che Dio ci ha pensato, ci ha formati, ci ha generati. Ci ha voluti bene e ci ha creati. È questa la sorgente di qualsiasi paternità nella nostra vita: qualcuno che ci vuole bene, che possa mettere il nostro bene sopra ai propri interessi, alla propria voglia, al proprio istinto.
Questo è fondamentale per noi perché noi spesso ci fermiamo ai nostri limiti, ai nostri difetti, alle nostre mancanze.
È proprio lo sguardo di qualcun altro che ci dice “hai un valore, ti voglio bene, sei importante”, che ci permettere dire come le parole del salmo: “mi hai fatto come un prodigio!”. Traducendo: tu puoi guardarti allo specchio e dire “sono un grande!”.
Da piccoli cerchiamo anzitutto i genitori, crescendo poi guardiamo agli insegnanti, a degli amici più grandi, al fidanzato o alla fidanzata, poi forse anche ai figli. Durante tutta la nostra vita abbiamo bisogno di persone che ci guardino, che ci stimino, che passino del tempo con noi.
È importante quindi trovare delle persone che ci amano per quello che siamo, altrimenti cominciamo ad essere schiavi delle immagini, delle maschere che il gruppetto, i social, il mondo ci impongono dicendoci come dobbiamo essere o cosa dobbiamo avere per essere degni di amore, di stima, di likes.
Ciascuno di noi ha un valore infinito perché Dio ci ama e ci vuole. Troviamo le persone che ci ricordano di questo!

3.   Hai un compito

Il fatto che abbiamo un valore infinito significa anche che questo valore lo dobbiamo condividere. Non è qualcosa che possiamo tenere per noi. Infatti, ricordiamoci che “la felicità è reale se è condivisa”.

Il racconto della chiamata degli apostoli che in questi giorni ascolteremo e che avete nei racconti dei vangeli ci mostra questo.
Gesù chiama gli apostoli a stare con Lui, a conoscerLo, a vedere cosa fa, perché così possano imparare. È questo il primo passo della paternità: educare.
Nell’educazione c’è la stima e la dimostrazione di amore, ma anche la correzione e il rimprovero, che sono anche queste dimostrazioni di amore.
Per imparare quale sia il nostro luogo nel mondo, quale sia il compito che Dio chiede a noi, abbiamo bisogno di essere educati, di essere corretti, di crescere.
Ogni giorno ci sono piccole decisioni da prendere: mi alzo per andare a scuola o no, sto attento a lezione o no, parlo con questa persona o con quell’altra…
Ogni tanto, inoltre, abbiamo grandi decisioni da prendere: mi fidanzo con lei o no? Che università scelgo?  Con chi vado in vacanza…
Rispondendo a queste sfide iniziamo a capire cosa ci fa felici e cosa no, cosa implica più o meno impegno, quando ho bisogno di chiedere aiuto e quando, invece, posso farcela da solo.
Tutte queste decisioni possono essere fatte di testa propria o con un desiderio di comunione, quindi con altri, attraverso il dialogo con altre persone e attraverso il dialogo con Dio, attraverso la preghiera.
Allora vedrete che la vostra vita non è frutto del caso, ma che è pensata, ha un misterioso disegno da scoprire. Man mano che lo scoprirete vedrete come il vostro cuore si gonfia di felicità.

4.   Bellezza della comunità

Non sono da solo, anzi ho bisogno di altri per poter scoprire qual è la mia strada e, quindi, per poter essere felice. In più, questa felicità la vivo veramente se la vivo assieme ad altri. Ho bisogno quindi di una comunità.

La comunità è il gruppo di persone che riconosco che ha un mio stesso scopo. Ce ne sono tantissime: quella della classe, con cui vogliamo passare gli anni di scuola, quella dello sport, con cui vogliamo vincere assieme, quella della Chiesa, con cui vogliamo scoprire insieme cosa Dio vuole da noi.
La prima comunità della Chiesa che è mai esistita sono stati precisamente gli apostoli di cui abbiamo parlato in questi giorni.
Gli apostoli si domandavano cosa Gesù potesse dare loro in più rispetto a tutte le altre comunità. E Gesù rispose: io vi do il centuplo in tutto: il centuplo di padri, madri, fratelli, case, amici, felicità.
Questo perché Gesù proponeva una vita intensa. Intensa di significato, chiedendo e spiegando il perché faceva certe cose; intensa di incontri, perché si interessava di tutte le persone che incontrava; intensa di preghiera, perché si confrontava con Dio, affidandosi, chiedendo, ringraziando; insomma, intensa e quindi non noiosa. La noia infatti viene quando non sappiamo perché facciamo certe cose o quando non sappiamo cosa fare. La vita nella comunità della Chiesa ci aiuta a vincere la noia perché ci spinge a scoprire il significato di quello che facciamo, ci mette assieme proprio perché ci aiutiamo a vicenda.
E avendo un tronco sicuro dove appoggiarci, come può essere la nostra comunità a Santa Giulia, possiamo crescere con rami, foglie e frutti che si espanderanno per tutto il mondo.

Testi per la meditazione personale

Vangelo di Luca, capitolo 5

Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti“. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore”. Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Vangelo di Matteo, capitolo 6

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena».

Vangelo di Matteo, capitolo 10

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città.
Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo.
Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

 “Mi ami tu?” Il cammino di vocazione di don Andrea La Piana
(ordinato sacerdote il 21 giugno 2025 e mandato a missione a Santa Giulia)
Quel 4 luglio del 2017 era iniziato come un giorno normale. Al mattino avevo sostenuto un esame, il pomeriggio era stato quello tipico di un ragazzo all’ultimo anno della facoltà di Giurisprudenza. Quel giorno, però, attraverso una serie di circostanze, mi resi conto di come la mia felicità non dipendesse dalla riuscita dei miei progetti, grandi o piccoli che fossero, ma piuttosto di come si trattasse di un dono che si può solo ricevere.
Contemporaneamente, per la prima volta nella mia vita sentii che Dio mi chiamava a dargli tutto. Ma c’era un problema: io avevo già i miei piani riguardo alla carriera lavorativa e rispetto al desiderio di mettere su famiglia.
Iniziava dunque la lotta: essendo passato in precedenza per l’Accademia militare di Modena, non ero disposto a cedere neanche un centimetro del campo di battaglia. A un certo punto, però, dal terreno reso fertile dall’educazione ricevuta dai miei genitori e dalla compagnia costante degli amici, è spuntato il primo germoglio. Ho proposto una tregua al buon Dio, gli ho detto: “Signore, sappi che io voglio fare altro. Ho però capito che solo Tu puoi rendermi pienamente felice, per cui sia fatta la tua volontà, non la mia! Io ho altri progetti ma, se davvero vuoi tutta la mia vita, potrei anche starci. Però fammelo capire!”. A quel punto, mi sono confidato con un amico che, per aiutarmi a capire cosa mi stesse succedendo, mi ha fatto conoscere un sacerdote, don Antonio Anastasio. Il quale a sua volta, dopo avermi ascoltato a lungo, mi ha suggerito una via molto semplice: “Tu continua a fare la tua vita da universitario. Però ritagliati in ogni giornata dei momenti di preghiera, cioè di rapporto e di dialogo personale con Dio”. Questo semplice suggerimento mi ha cambiato la vita.
L’ultimo anno di università è stato infatti fantastico: ho iniziato a gustare di più tutto, molte amicizie sono rifiorite e ne sono nate di nuove. Ho cominciato a sperimentare il centuplo! E proprio in forza di questa esperienza di pienezza, mi sono deciso a lasciare tutto, amici e progetti, per chiedere di essere ammesso nel seminario della Fraternità san Carlo. Una realtà di sacerdoti missionari che avevo conosciuto diverso tempo prima e che fin da subito mi aveva fatto dire: “Queste sono le persone più contente che io abbia mai conosciuto, da grande voglio essere felice come loro”.
La certezza definitiva che veramente Dio mi chiamava a essere un sacerdote missionario è giunta più tardi, quando, a metà del percorso di formazione, sono stato mandato in Colombia per un anno di missione. In quella terra lontana, mi è stato chiesto di insegnare Religione ai bambini di prima, seconda e terza elementare. Tutt’altra cosa rispetto al mio progetto di fare l’ufficiale e mettere su famiglia. Eppure, ero davvero felice!
Sono queste le ragioni per cui attendo con trepidazione il 21 giugno 2025, il giorno in cui potrò rispondere definitivamente sì alla proposta di Cristo di appartenere totalmente a Lui attraverso l’ordinazione sacerdotale.
Guardando alla storia della mia vita, non posso non riconoscere la manifestazione di una grande preferenza e dell’immenso amore che Dio ha per me. Tutto questo avrà il suo culmine con il passo vocazionale definitivo che mi appresto a compiere, attraverso la forma dell’ordinazione sacerdotale. In fondo, non si tratta di altro se non di quel “Mi ami tu?”, la domanda che Cristo ieri ha rivolto a Pietro e oggi ripete a me. Anche io, sostenuto da tanti amici e dall’intercessione di tutti i santi, desidero rispondere con baldanza e con cuore lieto: “Signore, tu sai tutto. Tu sai che ti voglio bene!”.

 Vangelo di Matteo, capitolo 19
Allora Pietro gli rispose: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?“. E Gesù disse loro: “In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi.

“Imitazione” di Giacomo Leopardi
Lungi dal proprio ramo,
Povera foglia frale,
Dove vai tu? – Dal faggio
Là dov’io nacqui, mi divise il vento.
Esso, tornando, a volo
Dal bosco alla campagna,
Dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
Vo pellegrina, e tutto l’altro ignoro.
Vo dove ogni altra cosa,
Dove naturalmente
Va la foglia di rosa,
E la foglia d’alloro.

G.K. Chesterton
“Non ci sono parole per esprimere l’abisso che corre fra l’essere soli e l’avere un alleato. Si può concedere ai matematici che quattro è due volte due; ma due non è due volte uno: due è duemila volte uno”.

Domande per la riflessione:

  • Perché sono venuto in vacanza? Chi mi ha invitato e perché ho accettato?
  • Chi sono le persone che ritengo siano una guida, un riferimento per me? Perché?
  • Quali sono i punti di te di cui sei fiero?
  • Quali sono invece i punti su cui devi ancora guarire e su cui ti senti scontento di te, sui quali ti senti sotto pressione dal mondo?
  • Quali pensi siano i compiti che hai adesso nella tua vita? Hai qualche intuizione su cosa pensi poter offrire al mondo?
  • Ti senti chiamato da Dio a svolgere qualcosa? Hai percezione di avere una vocazione, cioè, che Dio vuole qualcosa della tua vita?
  • Quando sei disposto al sacrificio? Invece quando fai tanta fatica a combattere la voglia e l’istinto?
  • Hai qualche posto, qualche gruppo di amici nel quale ti senti libero? Perché?
  • Se dovessi dire a uno sconosciuto quale è la cosa più preziosa che hai, cosa diresti? Perché?
  • Cos’è la cosa più importante che hai imparato in questi giorni?

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