La vita di coppia nel lockdown

Coppia seduta su davanzale

Incontro giovani coppie con Don Massimo Camisasca, sabato 25 aprile 2020.

Prima Domanda: Isidoro

Parlando tra di noi in queste settimane di quarantena non abbiamo potuto fare a meno di pensare alle difficoltà che stanno emergendo ed emergeranno in futuro e con le quali ci dovremo confrontare. Siamo sposati da quattro mesi e pensavamo di avere il tempo di allenarci alle scelte, al dialogo e a tutte quelle nuove avventure che la vita matrimoniale riserva. Invece eccoci qua, già immersi nella situazione che non è e non si prospetta quella idilliaca che ci eravamo immaginati. Oggi ci confrontiamo con situazioni, scelte e possibilità decisive per noi e per il futuro. Alla luce di questo, la domanda che è emersa tra di noi è: come fare ad imparare ad avere Cristo come criterio fondamentale su cui basare tutte queste decisioni, tutte queste sfide? Noi non vogliamo essere travolti dalla situazione ma neanche pensare di potercela fare da noi, abbiamo bisogno di una luce che ci illumini la strada e abbiamo bisogno che quella luce sia quella di Cristo. Questo ci è stato chiaro quando all’inizio di questo tempo di quarantena siamo stati fedeli alla novena alla Madonna di San Luca indetta dal Cardinale Zuppi. È in questa fedeltà a questo gesto che ci siamo resi conto di Chi è il criterio. Quindi, come fare, nella vita di tutti i giorni, ad avere Cristo come criterio fondamentale? E come aiutarci tra di noi a riconoscere e a giudicare su questo?

Don Massimo: Il racconto che tu hai fatto è veramente molto singolare ed è indicativo di che cosa possa voler dire per ciascuno di noi tutto ciò che è accaduto. Un uomo e una donna, un ragazzo e una ragazza si sposano, pensano di avere davanti naturalmente tutto il tempo per poter decidere lentamente, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, le cose importanti della vita e ZAM, accade un fatto del genere che ti mette davanti invece delle decisioni improvvise da dover prendere. E decisioni molto serie, molto importanti che possono determinare il futuro stesso dell’esistenza. Ora questo in realtà può sempre accadere. E cioè la nostra vita è segnata da accadimenti che non possiamo preventivare. Oggi sto scrivendo un testo per preparare un colloquio che devo fare alla fraternità San Carlo il 4 maggio e l’ho iniziato dicendo che alla nostra tavola si è seduto un ospite imprevisto, sconosciuto e maligno. La nostra storia è fatta di questi imprevisti, talvolta non li avvertiamo neanche perché sono degli imprevisti che sembrano di poco conto; un bambino che si ammala, una moglie che perde il lavoro, un marito che deve cambiare il lavoro, si deve cambiare la casa, i nonni che non aiutano più… insomma sono degli imprevisti pesanti ma abbordabili. Talaltri invece sono degli imprevisti molto grossi che determinano cambiamenti molto forti e che incidono talvolta al punto che spaccano le famiglie. Allora come fare? La prima strada che voglio consigliarvi è quella della preghiera. Attenti, non la preghiera perché pregando tutto si risolve. Questa è una visione magica della preghiera, che non è cristiana. Bisogna pregare perché Dio ci illumini per comprendere il passo che dobbiamo fare. Poi magari anche Dio interviene e risolve, cambia in meglio le cose ma non è detto perché noi non conosciamo il disegno di Dio se non in termini generali, importanti ma generali. Cioè sappiamo che Dio vuole il nostro bene, già in questo tempo, sappiamo che Dio agisce per questo, ma non sappiamo come agisce. E quindi la cosa importante è entrare nel punto di vista di Dio, e questo può avvenire soltanto con la preghiera, che non è semplicemente una ripetizione di parole ma è soprattutto un’apertura del cuore e della mente a essere illuminati. Da questo punto di vista, un aiuto molto grande all’interno della preghiera viene dai Salmi. È vero che la preghiera più importante, perché è più sintetica di tutto, è il Padre Nostro; ma questa preghiera è talmente sintetica che talvolta non riusciamo a cogliere che cosa vuole dirci. E i Salmi sono come il dispiegarsi del Padre Nostro, attraverso la storia di Israele e della Chiesa. E quindi, attraverso la meditazione dei Salmi, anche semplicemente di tre-quattro versetti al giorno, senza moltiplicare le ore e i tempi, ma invece riflettendo su ciò che si prega, questo è un’illuminazione.

In secondo luogo, Dio vi ha dato la fortuna di avere degli amici. Adesso questi amici si vedono attraverso mezzi informatici, ma presto potrete rivederli. Ma comunque, anche attraverso questa forma sacrificata, l’amicizia, come la preghiera, se è un’amicizia in Cristo, cioè se è un’amicizia che vuole il bene dell’altro, è una strada fondamentale, direi è un’autostrada dell’illuminazione.

In terzo luogo, dovete confidare molto sul sacramento del Matrimonio. Il sacramento del Matrimonio non è una benedizione che il prete ha dato il giorno in cui vi siete sposati ma è il fatto che Dio vi inserisce assieme dentro la Sua storia. Quindi dà alla vostra unità un dono particolare che non è concesso a voi separatamente dall’altro. È quindi importante cercare assieme di affrontare, non solo con gli amici ma anche all’interno della propria famiglia, le strade di questo entrare nel disegno di Dio.

Quarto punto che vorrei aggiungere: l’autorità. Persone grandi, persone in cui noi ci sentiamo veramente aiutati, che possono consigliarci. Tenendo presente che nessuna autorità può né deve mai sostituirsi alla nostra libertà. L’autorità è soprattutto colei che per età, per esperienza, per santità, per doni, aiuta noi a vedere noi stessi; non a vedere lui ciò che pensa lui, ma aiuta noi a vedere noi stessi, a vedere la nostra strada.

Seconda Domanda: Domenico

Avrei dovuto sposarmi adesso, a maggio. La circostanza ci ha costretto a riconsiderare la data e a doverla spostare a settembre. Abbiamo dovuto posticipare consci anche delle restrizioni che ci saranno comunque sui festeggiamenti, per non illuderci di stare a un’immagine di matrimonio che si ha in testa. Comunque abbiamo deciso di spostare la data perché ci teniamo ad essere accompagnati da degli amici della nostra storia. In questo contesto, ultimamente mi accorgo che sorge in me una sorta di pigrizia e insofferenza nel rimanere chiusi in casa, non vedo la mia fidanzata da due mesi. Un’insofferenza, seppur sostenuta da innumerevoli testimonianze di Fede in questa forma a distanza… è come se la mole di cose che ci aspetta, a me e Francesca, cose da fare e anche dover ricominciare, prendesse il sopravvento e non ci facesse guardare all’istante in cui c’è tutto quello che Dio ci dona, è come se ci distraessimo. Essere in due comunque fa sì che spesso quando uno è giù di morale, l’altro invece è su e viceversa, ma la separazione forzata in case diverse non aiuta. L’armonia tra fidanzati in questa circostanza, specie in quest’ultimo periodo dove paradossalmente vediamo la fine, è messa a dura prova. In più noto che mi sto un po’ abituando a una sorta di individualismo quotidiano forzato. Alla fine, individualmente non è che si stia così male, cucino quello che voglio, gestisco la mia attività come voglio… Avendo più tempo libero, qualche incertezza di come sarà la vita poi una volta sposati viene fuori. Prima non mi ponevo quest’incertezza, mentre eravamo nel pieno dell’organizzazione del matrimonio per maggio. Sto mettendo sul tavolo quanto sto dicendo, sono certo che siano umanissime tentazioni, lo dico anche spesso a Francesca. Desidero che questo momento rafforzi la nostra scelta libera. Ad ogni modo la mia domanda è: come non ricadere nelle tentazioni di questo individualismo che oggi da fidanzato vivo in modo forzato? Immagino che ci toccherà anche da sposati, avremo comunque la tentazione di farci i fatti nostri: invece come aprirsi all’altro, sempre, in ogni condizione di vita, in un rapporto quotidiano, che salva tutto?

Don Massimo: Alcune osservazioni, la prima è una battuta ma non proprio una battuta. Io devo bene dire le nozze di una coppia nel mese di maggio e naturalmente loro hanno il problema che avete voi. Io ho detto loro che hanno la scusa gratuita di non spendere niente, di dover fare come la nonna, la mamma, la zia vogliono. Quindi venite voi con i testimoni e si fa le nozze. Poi la festa la farete dopo, fra un anno, il primo anno di matrimonio e sarà ancora più bello per dire ce l’abbiamo fatta a resistere tanto. Questa è una battuta ovviamente, però vi inviterei a riflettere su questa battuta, perché non sappiamo se a settembre la situazione sarà migliore di quella di maggio. Non sappiamo niente. Stiamo attenti a non procrastinare le cose decisive secondo dei calcoli impossibili, ma questa è una decisione vostra. Passiamo alle altre cose che hai detto. Innanzitutto le tentazioni che tu hai espresso sono anche le mie. Quindi penso che, siccome sono un uomo normale, siano della maggior parte delle persone. È chiaro che noi viviamo una condizione di vita anormale e non dobbiamo pensare che le tentazioni che ci vengono in questa condizione di vita anormale le avremo tutta la vita, non siamo così depravati. Quali tentazioni? La prima tentazione è quella che tu hai detto, e cioè la tentazione della pigrizia. Anch’io ho questa tentazione. Io arrivo alla sera come sdoppiato. Se da una parte mi sembra di non aver fatto niente, dall’altra mi sembra di aver fatto tantissimo. La mia giornata è completamente cambiata, non posso più vedere la gente, visitare le parrocchie… Quello che posso fare sono le conference call, quindi un mare di cose, ma alla sera mi chiedo: “Che cosa ho costruito?” Usciamo da questa tentazione: ho costruito quello che ho potuto costruire. Non sono un super-uomo, sono in una condizione anormale, vivo facendo quello che posso. Quindi è chiaro che di fronte alla tentazione della pigrizia la cosa importante è darsi una regola di giornata. Una regola massimale, per esempio: siccome lavoro da casa ho la tentazione di stare a letto fino alle 10 del mattino, questo non va bene, ho la tentazione di vedere serie televisive fino alle 4 del mattino, questo non va bene. Di fronte alla tentazione della pigrizia, fare una regola fondamentale di giornata, che implichi la preghiera, che implichi un po’ di sport casalingo, che implichi preparare da mangiare, che implichi un po’ di tempo di lettura, momenti di silenzio ecc. Tieni presente che rimpiangeremo tutto questo tempo.

Seconda cosa: la tentazione dell’individualismo, giustissimo. È una tentazione che ha una base molto forte perché più o meno tutti quanti siamo segnati dall’individualismo terribile del nostro tempo. Tra l’altro quello che viviamo è anche una condizione sadica, perché continuamente ci è stato predicato che la salvezza è stare assieme e adesso la salvezza è stare divisi. Dobbiamo con molta sapienza accettare questa lontananza perché si possa tornare alla vicinanza. La lotta contro l’individualismo dev’essere fatta attraverso una scelta ponderata di quei rapporti da mantenere, evitando la sindrome del Don Giovanni che vuole fare 800 telefonate al giorno per sapere che tutti gli 800 amici pensano a lui.

La terza cosa che vorrei dire è quella di non considerarti troppo malvagio, non sei peggio degli altri, sei cattivo come gli altri, hai bisogno di salvezza come gli altri e quindi cammina e va’ avanti senza fare troppi bilanci, troppi ripensamenti e a chiederti se anche in futuro sarà così. Non sappiamo come sarà il futuro e quindi è inutile stare a vedere che cosa sarà nel futuro. È molto importante che viviamo nell’oggi, l’oggi ci è consegnato sempre come luogo del nostro rapporto con Dio, viviamo perciò nell’oggi.

Terza Domanda: Francesco

In questo periodo di fatiche, abbiamo visto delle cose molto belle che sono successe tra di noi, che ci hanno aiutato molto durante questo periodo. Prima di tutto il momento di preghiera, che abbiamo deciso di adottare come regola prima ancora di frequentare il rosario della parrocchia: mia moglie ed io prima di andare a dormire tutte le sere recitiamo una decina del rosario. Stando tanto tempo in casa abbiamo imparato a volerci più bene, al posto che tirarci i piatti addosso, le cose sono andate per il verso giusto. La domanda che volevamo fare è: pian piano che le misure di restrizione finiranno, si ritornerà alla vita normale, tutto diventerà una novità, vedere gli amici, andare a lavorare, a fare sport e noi siamo due persone che si lanciano nelle novità. Quello che non vogliamo che succeda è essere schiacciati da queste novità, dal lavoro, dagli amici, dal fare sport, a discapito di queste cose belle che abbiamo scoperto in questo periodo di chiusura in casa.

Don Massimo: Innanzitutto, l’apertura sarà graduale, si potrà andare solo all’interno della regione, si potranno fare degli incontri solo a numeri limitati. Non ci sarà una possibilità immediata di ritorno a una vita di prima, questo ci aiuterà anche a una ripresa graduale. Io vi consiglio di scrivere su un quaderno che cosa avete imparato in questo tempo. Ho imparato che non devo essere succube delle telefonate della mamma, delle visite ai parenti, che mia moglie o mio marito sono più importanti l’uno per l’altro, anche se queste cose non vanno trascurate. Ma soprattutto quando arriva un figlio, una moglie ha bisogno di molte coccole e di molto tempo e questo non deve essere cancellato da niente. E anche le partite di calcetto, che sono bellissime, devono avere la loro dimensione. Bisogna scrivere quello che ho imparato in questo tempo. Secondo me quello che questo tempo ci insegna è la verginità, e cioè quella distanza nel possesso di cui parlava Don Giussani, cioè quella capacità di vivere le risposte e i propri desideri senza cancellare gli altri desideri. Il mazzo più bello che possiamo offrire alla donna che amiamo è un mazzo di fiori di diversi colori che si armonizzano fra di loro, e così anche i diversi desideri che abbiamo devono armonizzarsi fra di loro. Qui torniamo a quanto detto prima. Cioè come fare: è la preghiera, il consiglio degli amici, il consiglio di un’autorità che può aiutarci a vedere la gerarchia dei desideri. San Bernardo diceva: «Diamo ordine all’amore», penso che questa sia una bella espressione per la nostra vita futura.

Quarta Domanda: Maria Chiara

Siamo sposati da due anni, siamo stati fidanzati pochissimo tempo. Sin da subito avevamo il desiderio di mettere su una famiglia aperta e una casa sempre accogliente perché avevamo negli occhi alcune esperienze familiari, l’esperienza del Movimento. Anche l’esperienza che abbiamo vissuto nella casa della San Carlo, sia a Napoli che a Torino. Ci siamo sposati con questo desiderio di avere una casa aperta, che accolga tutti, che possa essere un conforto e un rifugio per tutti coloro che vorranno venire. Dopo due anni di matrimonio abbiamo questa domanda: come si fa ad accogliere, veramente, anche le persone che ci fanno una richiesta di un’amicizia, di compagnia semplice, di aiuto, di conforto ma che immediatamente non accoglieremmo, per differenti caratteri, incompatibilità di temperamento, stili di vita diversi? Siamo consapevoli del fatto che noi da sempre siamo stati accolti dagli amici, dalla famiglia, in modo speciale dagli amici di Santa Giulia quando siamo arrivati a Torino che non conoscevamo nessuno. Siamo stati accolti per quelli che siamo, con tutti i nostri difetti, i nostri temperamenti che sono abbastanza bellicosi… Come si fa ad aprire la porta a tutte le persone che bussano, anche a quelle che immediatamente non accoglieremmo?

Don Massimo: Ci sono due estremi entrambi sbagliati; accogliere soltanto quelli che si vuole e accogliere tutti quelli che arrivano. Per me la strada giusta è accogliere chi ci viene mandato, cioè delle persone che la comunità o le autorità della comunità ritengono abbiano bisogno di una compagnia e di un aiuto, partite da lì. Non esagerare nel numero di persone, perché l’accoglienza che voi potete rivolgere agli altri è sempre un allargarsi dell’accoglienza che ciascuno di voi due fa all’altro. È uno spazio che si apre della vostra accoglienza reciproca. Cominciate da coloro che vi sono mandati, così non sceglierete e nello stesso tempo non sarete stravolti dalle persone che arrivano dalla casualità.

Quinta Domanda: Tommaso

Da quando Don Paolo ha iniziato a seguirci, siamo suoi amici da quasi tre anni, lui ha sempre sottolineato l’importanza dell’amicizia. Grazie a lui sono nate delle bellissime amicizie di coppie, e grazie a questa intuizione è nato questo percorso insieme a delle coppie ai primi anni del matrimonio con cui si è deciso di accompagnarsi reciprocamente. Questo avviene attraverso degli incontri di varie forme: lezioni di Don Paolo sul matrimonio, testimonianze di coppie più avanti di noi nel percorso, incontri diretti tra noi coppie su vari temi matrimoniali, quali il dialogo, l’amicizia… Questo per me e Anna ha avuto un impatto bellissimo sulla vita matrimoniale, è stato un aiuto concreto. Quello che volevamo chiedere è un suo aiuto, un suo consiglio su come fare veramente a valorizzare nel tempo queste amicizie, questo percorso. Fare che questo percorso sia sempre un luogo di amicizia che lei prima ha definito l’autostrada dell’illuminazione, e come facciamo tutti veramente a implicare le nostre vite con gli altri, che non diventi un impegno come un altro ma che sia un vero aprire il cuore agli altri.

Don Massimo: Innanzitutto, penso che la prima risposta che devo dare sia vivere giorno per giorno. Non dovete correre con la testa a come faremo in futuro. Questa domanda nasce da una paura, ed è la paura di perdere la cosa bella che adesso state vivendo. Questa paura è immotivata, la cosa bella che state vivendo non la perderete se vorrete, perché vi è data per sempre. Dovete semplicemente stare, giorno per giorno, a quello che questa amicizia è, approfondendola nelle ragioni e scoprendo sempre di più la presenza di Cristo in mezzo a voi. Non dovete lasciarvi prendere dall’ansia di approfondimenti particolari, sarà la vita stessa che vi condurrà. Come adesso questa scopa del coronavirus, uso la parola che Don Abbondio usava per la peste, è qualcosa che vi obbliga, di fatto, senza che l’aveste preventivato, a degli approfondimenti nuovi, inediti. Quindi, vivendo giorno per giorno la sfida che Dio pone alla vostra vita, vedrete che quest’amicizia diventerà sempre più grande, più forte. Ci saranno anche dei momenti di difficoltà, perché la vita è fatta di difficoltà, anche, è fatta di prove. E dovrete affrontarle con molta pazienza, con molta Fede, con la preghiera e lasciandovi consigliare da chi è più avanti, non abbiate paura.

Sesta Domanda: Lia

Siamo una famiglia di cinque persone, tutti con caratteri molto diversi, e dove la possibilità di scontro è all’ordine del giorno. I primi anni di matrimonio sono stati segnati dalla fatica che solo attraverso il sostegno della compagnia fatta di volti e nomi concreti è stata possibile trasformare in una cosa nuova. Mai superata la fatica, ma compagna e amica di un cammino santo. Io e mio marito siamo la classica coppia che, davanti alle difficoltà, più facilmente reagisce o scontrandosi o allontanandosi, ma in questo periodo di quarantena, e quindi di stretta convivenza, così non è stato. Spogliati da qualsiasi impegno, abbiamo fatto insieme piccoli passi, sia nel rapporto tra di noi che con i nostri bimbi. Neanche questa volta è stato superato alcun limite, ma il nostro sguardo è diventato più ampio del nostro limite. Ci ha aiutato molto darci un ordine nella giornata, fatto di Messa del mattino, Regina Coeli a pranzo e Rosario alla sera. Mi accorgo di essere lieta ma con un’ultima paura: di ritornare ad essere distanti quando la convivenza stretta finirà. Questa cosa è già capitata altre volte, come quando ad esempio finiscono le ferie di mio marito e lui rientra a lavoro. Ogni volta che inizia la fatica ci si allontana. La mia domanda è, quindi, come poter stare nel mondo e nella fatica, certi che la propria famiglia ci sia di compagnia nel cammino di santità. Ho visto nel tempo che fare memoria dei momenti di bellezza non basta, e io non voglio perdermi niente di questa vita, e non voglio respirare con la mia famiglia solo nei momenti di ferie o di convivenza stretta.

Don Massimo: Quello che è impossibile agli uomini è possibile a Dio, dunque, se tu non vuoi perdere qualcosa, devi chiedere a Dio che intervenga sulla tua libertà. Devi imparare che c’è qualcosa di più grande della nostra reattività, che la nostra reattività deve essere governata e dev’essere governata dalla grazia di Dio che dobbiamo invocare con la preghiera, cioè che Dio ci permetta di governare la nostra reattività e, se non riusciamo a governarla, di ricominciare sempre. Laddove non c’è il governo della reattività, ci dev’essere l’abbondanza del perdono. Quindi non andare mai a letto senza essersi perdonati.

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Parrocchia Santa Giulia
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