Omelia di don Atta – Corpus Domini Anno A

Icona dell'Ultima Cena con la scritta Corpus Domini

Una comunione profonda con Gesù

7 giugno 2026

Don Gianluca Attanasio

Dt 8,2-3.14-16
Sal 147
1Cor 10,16-17
Gv 6,51-58

«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,56). Con queste parole Gesù afferma che, attraverso l’Eucaristia, viene donata all’uomo una comunione profondissima con Lui. È la stessa comunione che egli vive con il Padre. Gesù desidera condividere con ciascuno di noi non soltanto qualcosa della sua vita, ma tutta la sua vita. Desidera introdurci nella sua stessa relazione d’amore con il Padre.

Di fronte a una promessa così grande nasce spontanea una domanda. Come può essere possibile? Spesso noi viviamo lontano da Dio, assorbiti dalle preoccupazioni quotidiane. Noi siamo immersi in un mondo di peccato. Dio appare invece come il Santo dei Santi, infinitamente al di sopra di ogni miseria umana. Come può esistere una comunione così profonda e totale tra Dio e noi?

Questa stessa obiezione fu rivolta a Gesù quando parlò del dono dell’Eucaristia. Alcuni allora gli domandarono: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?» (Gv 6,52). La ragione non comprende, trovandosi davanti a qualcosa che la supera. Un dono così grande suscita stupore e lascia quasi smarriti.

L’esperienza della vita cristiana offre però una risposta a questa obiezione. Se si guarda ai frutti dell’Eucaristia, si può intuire qualcosa della sua grandezza. San Paolo scrive: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo» (1Cor 10,17). Anche l’esperienza conferma questa realtà. Le persone sono molte, ciascuna con la propria storia, con i propri doni e con una personalità unica e irripetibile. Eppure, partecipando all’Eucaristia, diventano un solo corpo. Già in questo si manifesta la potenza dell’Eucaristia. Essa genera la Chiesa. Trasforma uomini e donne che, lasciati a se stessi, rimarrebbero separati e distanti, in una comunione che è il corpo di Cristo. Si possono vedere gli effetti di questo dono nella vita concreta. Attorno all’Eucaristia nasce un popolo. Persone che sarebbero estranee le une alle altre scoprono di appartenere alla stessa famiglia. L’Eucaristia diventa così principio di unità e sorgente di comunione.

Inoltre, il libro del Deuteronomio aggiunge un’altra indicazione fondamentale: «Il Signore ti ha umiliato per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3). La ragione può trovarsi disorientata davanti al mistero dell’Eucaristia. È la stessa difficoltà espressa dai Giudei quando si domandano: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?» (Gv 6,52). Tuttavia, l’esperienza permette di comprendere ciò che la ragione da sola fatica ad afferrare. Se si accoglie nella fede l’invito di Gesù a nutrirsi del suo corpo e del suo sangue, si comincia a sperimentare fin da ora ciò che egli promette. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,56). Questa promessa non rimane una teoria. Diventa un’esperienza vissuta, che trasforma la vita e introduce progressivamente in una comunione sempre più profonda con Cristo.

Abbiamo bisogno di un nutrimento che sia più profondo del semplice nutrimento materiale. L’esperienza insegna che l’Eucaristia può diventare il centro della vita, il punto intorno a cui tutto si orienta. Diventa il centro della settimana per chi partecipa alla Messa la domenica. E, per chi può partecipare alla Messa anche nei giorni feriali, diventa il centro della giornata.

L’Eucaristia illumina la mente e sostiene nelle prove. Allo stesso tempo fa percepire la propria fragilità e il proprio peccato di fronte alla santità di Cristo. Proprio per questo è importante ricordare che l’Eucaristia non è soltanto un dono da contemplare, ma anche una forza che purifica e trasforma.

Di fronte a questo mistero si rimane stupiti. Nell’Eucaristia Cristo inizia a prendere possesso del mondo attraverso coloro che lo accolgono. È un inizio nascosto, ma reale. Anche quando il mistero supera la comprensione, l’Eucaristia rimane un dono immenso. Si fa esperienza che quanto più ci si accosta ad essa, quanto più si partecipa alla Messa e ci si apre alla grazia del perdono, tanto più si entra in una realtà che sfugge alle parole. È l’esperienza descritta da Gesù stesso quando dice: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,56).

 

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Parrocchia Santa Giulia
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