“Venne a Cafarnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia”
L’obbedienza di Gesù al Padre
Don Gianluca Attanasio
Is 8,23-9,3
Sal 26
1Cor 1,10-13.17
Mt 4,12-23
L’obbedienza al disegno del Padre passa, per ciascuno di noi, attraverso realtà concrete e semplici. Può essere un figlio che nasce e cambia radicalmente la vita, perché non si dorme più come prima e non si è più padroni del proprio tempo. Può essere un figlio desiderato che non arriva, e il lungo cammino dell’adozione, fatto di attese e di pratiche che si protraggono negli anni. Può essere un cambiamento nel lavoro, un nuovo responsabile che obbliga a rivedere il modo di operare. Può essere un figlio che attraversa una fase di difficoltà e chiede di modificare il modo di stargli accanto. Può essere una malattia che sopraggiunge e impedisce di fare ciò che prima sembrava naturale e scontato.
Così è anche per Gesù. L’obbedienza al disegno del Padre, anche per lui, passa attraverso eventi concreti. Non è Gesù a decidere autonomamente dove e quando iniziare la sua predicazione. Qui si manifesta la sua umiltà e la sua profonda comunione con la nostra vita concreta e quotidiana. Il Vangelo racconta che: «Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao» (Mt 4,12-13). È a partire da questo avvenimento che inizia la sua missione pubblica. Gesù riconosce, in ciò che accade, il momento in cui è chiamato a esporsi e a rendere visibile la sua opera.
Gesù non decide nemmeno dove stabilirsi. Il Vangelo racconta che va ad abitare a Cafarnao perché si compia la Scrittura. Anche in questo Gesù obbedisce. Si lascia guidare da quanto lo Spirito Santo ha detto per mezzo dei profeti. Va a vivere a Cafarnao perché, come aveva annunciato il profeta Isaia, «Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce» (Is 9,1). È in un luogo periferico e poco significativo agli occhi degli uomini che la luce della rivelazione comincia a splendere. Proprio lì, dove sembrava esserci solo oscurità, Dio sceglie di manifestare la sua presenza.
Quante volte, nella vita, nasce il pensiero che altrove sarebbe più facile realizzarsi. Se si abitasse in un’altra città, se si avesse un lavoro migliore, allora si potrebbe esprimere pienamente ciò che si è. Se si avesse un altro marito o un’altra moglie, forse ci si sentirebbe finalmente compresi. Sono pensieri comuni, che attraversano l’esperienza di molti e che non vanno negati.
Ma la liturgia invita a contemplare Gesù che obbedisce con umiltà al disegno del Padre. E Gesù va ad abitare a Cafarnao. Lui che è la Sapienza increata, il Verbo per mezzo del quale tutto è stato fatto, come è stato contemplato nel tempo di Natale. Proprio lui, sapienza e potenza di Dio, dà inizio alla sua missione in un luogo periferico e poco considerato. È lì che sceglie di manifestare la luce del Regno.
Cafarnao non è Roma, il centro dell’impero, ciò che oggi potremmo paragonare a una grande capitale come New York o Parigi. Non è neppure Gerusalemme, il cuore religioso e politico d’Israele. Gesù va a Cafarnao. Inizia la sua missione in un luogo periferico, apparentemente insignificante. E lì inizia chiamando pescatori semplici, uomini senza istruzione. Avrebbe potuto rivolgersi ai filosofi della Grecia, ai grandi pensatori del suo tempo, e invece sceglie un villaggio di frontiera.
Ed è proprio a Cafarnao che comincia a splendere la luce della redenzione. Lo ricorda il profeta Isaia, ripreso dal Vangelo: «Terra di Zabulon e terra di Neftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce» (Is 9,1-2; Mt 4,15-16). Galilea delle genti, perché era una terra attraversata dai commerci e abitata anche da non ebrei. Un crocevia di popolazioni, lontano dai centri del potere. Ed è proprio lì che Dio sceglie di iniziare la sua opera di salvezza.
La contemplazione dell’obbedienza di Gesù al Padre, che passa attraverso scelte molto concrete come il luogo in cui abitare e le persone con cui iniziare la sua missione, interpella anche noi. Siamo invitati a entrare in questa stessa obbedienza. Solo accogliendo la città, il paese, il lavoro e i legami che il Padre ci affida, possiamo diventare prolungamento di quella luce che, duemila anni fa, ha iniziato a splendere a Cafarnao.
È una luce di cui il mondo ha oggi un bisogno profondo. Anche il nostro tempo, infatti, abita spesso in un’ombra di morte. Vive senza la speranza dell’eternità, senza un rapporto vivo con il Padre nello Spirito Santo. Ed è proprio questo che Gesù è venuto a donarci, la certezza di una vita che non finisce, di una comunione che supera la morte. La vita che viviamo sulla terra non è tutto. È un tratto di strada, ma tutto ciò che è vissuto nel bene è chiamato a proseguire oltre.
Questa è la luce che splende nelle tenebre attraverso Gesù. È la luce che siamo chiamati a portare nei luoghi in cui viviamo e nelle relazioni che il Signore ci dona ogni giorno.
Leggi la liturgia – Battesimo di Gesù 25/1/2026
