Omelia di don Atta – Epifania

Dipinto dell'Epifania: i tre Re Magi con doni adorano il Bambino Gesù in braccio a Maria, con san Giuseppe accanto

Il potere come condivisione

Don Gianluca Attanasio

Is 60,1-6
Sal 71
Ef 3,2-3.5-6
Mt 2,1-12

Nella festa dell’Epifania la Chiesa ricorda che Gesù è venuto per tutti i popoli. Non è nato solo per il popolo ebraico, ma fin dall’inizio manifesta il suo desiderio di farsi conoscere da ogni uomo. Fino a questo punto il Vangelo ha mostrato figure povere e semplici come Maria, Giuseppe e i pastori. Ora compaiono accanto al protagonista della scena – Gesù Figlio di Dio – anche uomini potenti e sapienti. Sono i Magi, uomini ricchi non solo di beni materiali ma anche di conoscenza. Sono studiosi che scrutano il cielo e seguono una stella. La stella è segno del fatto che tutta la creazione trova il suo centro e il suo significato nella nascita di Gesù. Con la sua venuta è l’intera creazione a essere chiamata alla redenzione. La partecipazione della stella alla nascita del Signore indica proprio questo mistero, in cui il creato riconosce il suo Salvatore.

I Magi, seguendo la stella alla ricerca di Gesù, si recano dal re Erode. È un passaggio comprensibile, perché sono uomini ricchi e abituati a frequentare i potenti. Erode però rimane turbato quando sente che essi cercano il re dei Giudei. Il suo potere non è economico né fondato sulla sapienza, ma è un potere politico, e la notizia lo inquieta perché teme di perderlo.

L’autorità in sé non è un male. Che qualcuno governasse la Giudea rientrava nel disegno di Dio, e san Paolo invita a pregare per coloro che governano. Tuttavia, l’autorità è anche un luogo di prova. Quando, a causa dell’orgoglio, si trasforma in tirannia, finisce per ferire l’anima di chi la esercita e diventa fonte di grande sofferenza per coloro che ne subiscono il peso.

La brama di potere di Erode emerge chiaramente quando chiede ai Magi di informarsi accuratamente sul bambino. Qui appare una dinamica tipica di chi esercita il potere sugli altri, il controllo dell’informazione. È una realtà che si riconosce anche nel tempo presente, soprattutto attraverso le tecnologie, ma che attraversa tutta la storia. Erode infatti aggiunge: «Informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Accanto al desiderio di controllo si manifesta così anche la falsità. Dice di voler adorare il bambino, ma in realtà intende impedire che la sua nascita metta in discussione il proprio potere.

Appena i Magi lasciano il palazzo del re Erode, la stella che avevano visto sorgere torna a precederli. È significativo quanto racconta il Vangelo. È come se la stella si fosse oscurata davanti al male, mentre i Magi erano nel palazzo di Erode. La luce della vita si offusca quando si aderisce al male e allora non si è più capaci di riconoscere ciò che illumina il cammino.

A un certo punto la stella si ferma nel luogo dove si trovava il bambino. Alla sua vista i Magi provano una gioia grandissima. In poche parole, viene così espressa l’esperienza dell’uomo che incontra Dio. È una gioia profonda, incomparabile alle gioie terrene. È una gioia che Erode non potrà mai conoscere, preso com’è dalla preoccupazione di conservare il proprio potere.

Il Vangelo racconta che: «Entrati nella casa, i Magi videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono». Questi uomini, ricchi di beni e di sapere, riconoscono che esiste un potere più grande di ogni altro, il potere di Dio. Si fermano davanti a quel bambino e lo adorano.

Tutti esercitano una qualche forma di potere. Può essere nei confronti del coniuge, dei figli, delle persone affidate alla propria responsabilità o nell’ambiente di lavoro. È un potere più o meno grande, ma reale. Questo potere non può essere vissuto in modo sano se non nasce dall’adorazione di colui che è la vera potenza, Dio che crea ogni cosa.  L’adorazione dei Magi ricorda che ciò che dona vera gioia alla vita è adorare Dio, inginocchiarsi davanti a lui e riconoscere che esiste qualcuno più grande di noi. E tuttavia questo Dio sorprende profondamente. Colui che è il più potente, il Signore degli eserciti come lo chiamava il popolo d’Israele, si manifesta nell’estrema privazione di ogni potere. Si presenta come un bambino fragile, affidato alle mani di sua madre, bisognoso di tutto. In Gesù appare con chiarezza che Dio rinuncia al potere secondo le logiche umane e percorre la via dell’umiliazione, fino alla morte in croce. Questa è la sapienza di Dio e questa è la sua forza, che supera ogni conoscenza umana. Una forza e una sapienza che Dio non trattiene per sé, ma che dona.

Come ricorda san Paolo nella Lettera ai Filippesi, Gesù Cristo: «pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini». Non ha considerato l’essere uguale a Dio come un possesso da trattenere gelosamente. Non lo ha vissuto come una proprietà privata, come la paura di Erode di perdere ciò che possedeva, ma lo ha condiviso con gli uomini. Non ha custodito il suo essere Dio come un avaro, ma lo ha donato. I Magi, come toccati da questa povertà estrema di Dio, sono a loro volta spinti a condividere ciò che possiedono. Il Vangelo racconta che: «Aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra». Ripartono più poveri, ma più felici. In questo gesto è racchiuso il cuore del cristianesimo. Come un bambino impara a sorridere perché è stato a lungo guardato con amore, perché ha visto la mamma sorridergli molte volte, così i Magi, dopo aver incontrato un amore capace di farsi vicino agli uomini, un amore inatteso e disarmante, sentono nascere in sé il desiderio di donare. Avendo visto Dio che dona se stesso nel Figlio, anche loro offrono ciò che hanno. Questi doni fatti alla Sacra Famiglia, all’inizio della Chiesa nel mondo, diventeranno necessari a Maria e Giuseppe per il viaggio verso l’Egitto e per potersi stabilire in quella terra.

Si comprende così che Dio è colui che viene a salvare. Cristo è il centro e il protagonista di tutta la storia. Tuttavia, anche l’uomo è chiamato a partecipare alla sua opera, adorando il Signore e restituendo, nel dono, ciò che a sua volta ha ricevuto.

 

Scarica il testo dell’omelia

Leggi la liturgia – Epifania 6/1/2026

Parrocchia Santa Giulia
Panoramica privacy

Questo sito utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Per maggiori informazioni su come trattiamo i tuoi dati personali, consulta la nostra Privacy Policy.