Il dono dello spirito Santo
Don Gianluca Attanasio
At 2,1-11
Sal 103
1Cor 12,3-7.12-13
Gv 20,19-23
La solennità della Pentecoste celebra il dono dello Spirito Santo. Cristo risorto, dal cielo, dona lo Spirito Santo ai suoi. Il Padre lo dona attraverso il Figlio. È lo Spirito Santo che accende nel cuore l’amore per Dio, rende intima la relazione con Gesù Cristo e orienta il desiderio verso le cose celesti.
Le parole di san Paolo aiutano a comprendere qualcosa di questo dono immenso: «Nessuno può dire: “Gesù è il Signore”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1Cor 12,3). Ogni volta che una parola del Vangelo ci illumina la vita, una frase della Scrittura ci colpisce il cuore e indica un passo da compiere nella nostra vita, è lo Spirito Santo che opera interiormente in noi. Quando si percepisce la presenza di Gesù nel nostro cuore, nella nostra anima è ancora lo Spirito Santo che agisce.
Anche nella vita della Chiesa è possibile riconoscere questa presenza. Quando si vede qualcuno compiere il bene al servizio di Cristo e questo suscita ammirazione, commozione o gratitudine, lì è all’opera lo Spirito Santo.
«Nessuno può dire: “Gesù è il Signore”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1Cor 12,3). Queste parole di san Paolo ci aiutano anche a comprendere che cosa fare quando la fede diventa debole, quando vacilla, quando la presenza di Cristo sembra lontana o difficile da riconoscere. La strada è una sola. Domandare lo Spirito Santo. «Vieni, Santo Spirito, illumina il nostro cuore». La fede, infatti, non nasce anzitutto dallo sforzo dell’uomo, ma è un dono. È lo Spirito Santo che rende possibile riconoscere Gesù come il Signore della vita. Per questo lo Spirito Santo rende intima la relazione con Cristo. È lui che apre gli occhi della fede e permette di riconoscere la presenza del Signore anche quando il cuore attraversa momenti di oscurità o di fatica.
«Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito» (1Cor 12,4). Queste parole indicano un altro segno della presenza dello Spirito Santo, i doni che egli distribuisce nella Chiesa. Ogni persona è un dono per il corpo di Cristo. Lo Spirito Santo assegna a ciascuno un posto unico e irripetibile. Gesù stesso dice: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore» (Gv 14,2). Ogni uomo è unico. Lo mostrano anche i segni del corpo, la voce, i lineamenti, le impronte, lo sguardo. Nulla è identico. Questa unicità esteriore rimanda però a qualcosa di ancora più profondo. In ciascuno vi è un dono dello Spirito Santo unico e irripetibile, una chiamata personale attraverso cui l’uomo è chiamato a servire e ad amare.
Nella Chiesa ciascuno è chiamato a scoprire il proprio posto. San Paolo scrive: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti» (1Cor 12,4-6). L’amore si manifesta proprio in questo mistero. Le persone sono diverse, eppure formano un’unità. Nel matrimonio si è in due, ma si diventa una cosa sola. In una famiglia, pur nella diversità dei figli, vi è un’unica comunione. Così accade anche nella comunità e nella Chiesa intera. La molteplicità non distrugge l’unità. Al contrario, la rende più ricca, perché uno solo è Dio che opera in tutti.
Per lungo tempo il pensiero umano a partire dalla filosofia greca si è interrogato su questo mistero. Come possono i molti diventare uno senza perdere la loro diversità? Come può esistere una unità che non cancelli le differenze? La rivelazione di Cristo e dello Spirito Santo dà una risposta a questa domanda. L’unità non nasce dall’uniformità, ma dall’amore. Quando persone diverse riescono a vivere in comunione, allora si manifesta qualcosa di divino. Questo accade nella famiglia, nella comunità, nella Chiesa. Accade anche tra i popoli, quando le differenze non diventano motivo di divisione ma occasione di aiuto reciproco. Dove si vive questa unità nella diversità, lì si manifesta l’amore e nasce la gioia che viene dall’amore stesso.
L’uomo, però, tende continuamente a opporre resistenza allo Spirito Santo. Accade così che una persona si esalti a discapito degli altri, cercando di affermarsi schiacciando chi le sta accanto. Questa dinamica può manifestarsi anche nelle forme sociali e politiche. Vi sono sistemi in cui prevale l’esaltazione dell’individuo fino a dimenticare il bene comune, e altri in cui la collettività finisce per soffocare la persona. Lo stesso rischio esiste anche nella vita della Chiesa. Può accadere che un carisma venga vissuto come dominio invece che come servizio. Può accadere che l’autorità guidi schiacciando gli altri invece di sostenerli. Oppure che una comunità non lasci spazio ai doni personali. Qui si manifesta il male. L’armonia tra la persona e la comunità si spezza e al posto dell’amore subentra la sopraffazione reciproca.
Gesù sa che l’uomo rimane fragile e segnato dal peccato. Per questo si inizia la Messa riconoscendo insieme la propria povertà: «Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni». L’uomo ama, ma il suo amore rimane ferito. Anche nella vita della Chiesa si continua a opporre resistenza allo Spirito Santo, che invece opera per creare unità nella diversità dei doni. Per questo, quando Gesù soffia lo Spirito Santo sugli apostoli, affida loro anche il potere del perdono. «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23). Il perdono diventa così il luogo in cui l’unità può essere continuamente ricostruita e l’amore ferito può tornare a vivere.
Senza il perdono, l’azione dello Spirito Santo sarebbe continuamente interrotta dal male dell’uomo. Per questo il sacramento della penitenza e, ancor prima, il battesimo rigenerano continuamente la vita cristiana e riaprono il cuore a ricevere lo Spirito Santo. Lo Spirito continua a suscitare doni nuovi nella Chiesa e rende ogni persona capace di testimoniare in modo nuovo la presenza di Cristo. Più si cresce nella conoscenza di Cristo, più si diventa suoi testimoni e si imparano a riconoscere anche i doni e i carismi degli altri. Lo Spirito Santo impedisce che l’uomo si esalti a discapito degli altri. Aiuta a riconoscere i propri talenti senza cadere nell’orgoglio, che finirebbe per distruggere ogni cosa. Per questo è necessario domandare lo spirito di umiltà. Solo un cuore umile rimane aperto allo Spirito Santo e permette a Dio di compiere la sua opera nell’uomo, nella Chiesa e nel mondo.
Leggi la liturgia – 24/5/2026
