Omelia di don Atta – Seconda domenica di Avvento

Dipinto di Alvise Vivarini: ritratto di san Giovanni Battista con croce, Museo Thyssen-Bornemisza

Omelia di don Atta – Seconda domenica di Avvento

«“L’amico dello sposo esulta di gioia alla voce dello sposo»

Giovanni Battista, uomo della gioia

Don Gianluca Attanasio

Is 11,1-10
Sal 71
Rm 15,4-9
Mt 3,1-12

In questa seconda domenica di Avvento la liturgia ci pone davanti all’immensa figura di Giovanni Battista. Egli è a un crocevia tra l’Antico e il Nuovo Testamento, un uomo che vive un’enorme vicinanza a Dio, uno di quei personaggi che, di tanto in tanto, ma piuttosto di rado, il Padre eterno manda sulla terra, capaci persino di modificare le coscienze delle persone. Egli è l’uomo della gioia, proprio perché vive di questo rapporto con Dio, e Dio è la gioia totale, assoluta, infinita. Egli è l’uomo della gioia, l’uomo che vive della gioia di Dio.

Dice di lui il Vangelo di san Giovanni che è l’amico dello sposo che esulta di gioia alla voce dello sposo, alla voce di Cristo (cf. Gv 3,29). E, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, tutti accorrono a lui. Anche se vive nel deserto, per non essere distratto da questo suo intimo rapporto con Dio, da questo essere preso dal compito che Dio gli ha affidato, tutti accorrono a lui. Ed egli non si approfitta della sua posizione di potere, ma anzi vive in totale povertà: portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico (cf. Mt 3,4). Egli è talmente preso dalla sua missione che non tiene nulla per sé stesso. E, per quanto tutti lo cerchino, per quanto tutti vadano da lui, egli vive in una totale umiltà: dice di sé stesso che colui che viene dopo di lui è più forte di lui e che lui non è degno di portargli i sandali, cioè non è degno di fargli neppure da schiavo (cf. Mt 3,11). Tutti gli occhi della gente sono su di lui, ma i suoi occhi sono su Cristo che annuncia.

Guardando a san Giovanni comprendiamo chi è il testimone, chi è il santo: colui che, posseduto dall’amore di Cristo, non guarda a sé stesso e non indica sé stesso agli altri, ma indica Gesù. Infatti, quando incontrerà Gesù, racconta il Vangelo di Giovanni, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio» (Gv 1,36). E i due discepoli, che sono Giovanni e Andrea, sentendolo parlare così, seguirono Gesù (cf. Gv 1,35-40). Lo sguardo di Giovanni Battista, le sue parole, introducono i discepoli di Giovanni a seguire Gesù, e certamente deve essere stato un sacrificio per Giovanni Battista lasciare andare i suoi discepoli; ma egli è tutto preso dall’obbedire a Dio.

Siamo dunque invitati a guardare a questa figura di Giovanni Battista, in questo tempo di Avvento, per prepararci al Natale. Per essere come lui, che ascolta la voce dello sposo, che scopre la presenza di Cristo nel nascondimento, nelle persone che incontriamo, nelle persone deboli e fragili, nelle persone che non conoscono Cristo e che aspettano il nostro annuncio. Siamo invitati a non attaccarci alle cose materiali, ma a cercare la gioia vera, che viene dal rapporto con il Signore. E qual è il contenuto dell’annuncio di Giovanni il Battista? Egli ci indica che siamo peccatori, ci invita a un battesimo di penitenza, cioè a riconoscere che siamo peccatori e bisognosi di essere liberati dal peccato dall’Agnello di Dio (cf. Gv 1,29).

Giovanni dice: «Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Mt 3,11). Ecco che entriamo nel Nuovo Testamento, attraverso cui ci viene donato lo Spirito Santo, che siamo invitati a domandare in maniera del tutto particolare in questo tempo di Avvento: tempo di preghiera, tempo di domanda allo Spirito Santo che venga ad abitare nel nostro cuore, così che possiamo accogliere Gesù nella nostra vita, come lo ha accolto Giovanni Battista, come lo hanno accolto i discepoli che lo hanno seguito. Domanda allo Spirito Santo che ci doni le parole capaci di annunciare Cristo ai nostri fratelli che non lo conoscono, che vivono in un mondo scristianizzato, in un mondo segnato dalla tristezza dell’assenza di Dio, dalla tristezza dell’assenza di speranza. «Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Mt 3,11): il fuoco dell’amore che ci spinge a testimoniare Cristo in parole e opere, in opere di carità, nell’amare i fratelli che ci sono posti vicini, nell’amare i fratelli più deboli, nel comunicare a loro la gioia che nasce dalla fede.

Come san Giovanni Battista, uomo della gioia, ha comunicato la gioia dell’incontro con Cristo, così anche noi siamo chiamati a comunicare la gioia dell’incontro con il Signore. «L’amico dello sposo esulta di gioia alla voce dello sposo» (Gv 3,29). Domandiamo, in questo tempo di Avvento, lo Spirito Santo. Questi tempi forti che il Signore ci dona la grazia di vivere, che la Chiesa ci invita a vivere, sono tempi in cui la grazia di Dio ci viene donata in modo del tutto speciale, in cui il dono del battesimo è chiamato a rinvigorirsi. È un tempo nel quale lo Spirito Santo, che è sceso su di noi nel battesimo quando eravamo piccoli, discende copioso se abbiamo l’umiltà di domandarlo. Domandiamo anche la grazia dell’umiltà di Giovanni Battista, così che i nostri legami di amore siano legami che conducono a Cristo, che attraverso la preghiera guidino a Cristo e non attirino a noi stessi, che siamo inconsistenti, che non siamo neanche degni di portare i sandali a Cristo (cf. Mt 3,11).

 

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Leggi la liturgia – domenica  7/12/2025

Parrocchia Santa Giulia
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