Omelia di don Atta – Quarta domenica di Avvento

Mosaico idi Rupnik: un angelo appare a san Giuseppe nel sonno per rassicurarlo, "Giuseppe non temere"

San Giuseppe

Dio scombussola i nostri progetti

Don Gianluca Attanasio

Is 7,10-14
Sal 23
Rm 1,1-7
Mt 1,18-24

Dio è qualcuno che sconvolge la nostra vita, la scombussola, la destabilizza. È una novità che irrompe e non può essere immaginata in anticipo. I Padri della Chiesa dicevano che, se lo comprendi, non è Dio. Se Dio fosse gestibile o racchiudibile nei nostri pensieri, non sarebbe Dio, ma un idolo. E spesso accade proprio questo. Ci costruiamo un idolo di Dio, qualcuno che riteniamo già di conoscere.

La liturgia, nella IV domenica del tempo di Avvento che prepara al Natale ormai imminente, pone davanti alla nostra contemplazione la figura di san Giuseppe. Invita a guardarlo, a soffermarsi sulla sua vicenda, a immedesimarsi in ciò che ha vissuto. Giuseppe è felice. Sta per sposare una giovane donna bellissima, irreprensibile, stimata da tutto il villaggio. Il suo cuore è colmo di gioia per questa svolta così bella che lo attende. Ma Maria gli rivela di essere incinta e non gli spiega che la gravidanza è opera dello Spirito Santo, probabilmente perché Giuseppe non avrebbe potuto comprenderlo. Questa notizia lo sconvolge e lo rattrista. Nel suo animo si insinua un dubbio lacerante. Maria non è la donna che credeva di conoscere, non è quella giovane irreprensibile che aveva visto e amato. Si sente tradito. La tristezza lo assale, insieme all’ira.

Tuttavia, il Vangelo dice che Giuseppe era un uomo giusto. Infatti egli non lascia che l’ira si trasformi in vendetta e non denuncia pubblicamente Maria, gesto che l’avrebbe esposta alla lapidazione. Si ferma invece a riflettere e decide di non sposarla più, scegliendo di farlo in segreto perché la vicenda non diventi di dominio pubblico. Da uomo giusto, Giuseppe si interroga su come agire di fronte a una situazione così dolorosa e complessa.

La sua figura insegna anzitutto che la prova è inevitabile. Se Dio non ha risparmiato la prova ai grandi santi, non la risparmia nemmeno a coloro che desiderano seguirlo. Giovanni Battista, come abbiamo visto, ha attraversato il carcere e il dubbio, fino a chiedersi «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?» (Mt 11,3). La fede è un cammino che passa attraverso le prove. Lo stesso accade nella storia del popolo di Israele. Prima di raggiungere la terra promessa deve affrontare molte difficoltà. Viene meno l’acqua, viene meno il cibo, deve attraversare guerre e fatiche, fino a percorrere quarant’anni di cammino.

Il Vangelo non insegna soltanto che le prove sono inevitabili nel cammino della fede, ma anche che Dio non ci abbandona. Se rimaniamo aperti a Lui, se accettiamo di essere destabilizzati e di non avere tutto sotto controllo, e se in questa prova restiamo nella preghiera, anche quando molti pensieri ci assalgono e ci affliggono, a suo tempo saremo illuminati dallo Spirito Santo. Poco alla volta inizieremo a comprendere ciò che Dio sta preparando per noi, qualcosa che supera sempre ciò che avevamo immaginato. Dio prepara per ciascuno una realtà più grande di quella a cui spesso cerchiamo di ridurlo.

Infatti, il Vangelo prosegue e racconta che un angelo appare in sogno a san Giuseppe e gli dice «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché ciò che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20). Perché gli dice di non temere? Questo invito significa che ciò che Giuseppe ha visto in Maria è vero. Ella è davvero santa, davvero pura. Giuseppe vive una profonda contraddizione interiore. Da una parte riconosce la santità di Maria, dall’altra si trova di fronte a una gravidanza che non riesce a comprendere. L’angelo lo rassicura. Ciò che hai visto è giusto. Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

Dentro la nostra storia, dentro la storia degli uomini, interviene Dio. Interviene lo Spirito Santo. Non siamo abbandonati. Forse è proprio questo ciò che più fatichiamo a comprendere nella mentalità moderna. Dio non è lontano. Dio entra nella nostra vita, dona il suo Spirito e illumina il cammino.

Quando Giuseppe deve riflettere su che cosa fare è chiamato a usare la sua ragione. Questo comporta un travaglio doloroso. Chiara Corbella, nel suo libro «Siamo nati e non moriremo mai più», racconta che il momento più difficile della sua vita non fu la scoperta del tumore, né la chemioterapia, né l’avvicinarsi della morte con un figlio appena nato e un marito da lasciare. Il momento più duro fu quello dell’incertezza, quando non sapeva più se sposare o no suo marito. Esiste infatti un tempo di travaglio in cui non sappiamo che cosa fare di fronte a determinate situazioni. In questi momenti siamo chiamati a riflettere, a pensare, anche a chiedere consiglio. Ma quando lo Spirito Santo ci illumina, arriva il tempo della scelta. Allora siamo chiamati a obbedire.

«Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa». L’angelo non gli lascia una possibilità alternativa. Gli chiede di prendere Maria con sé, e Giuseppe obbedisce. Obbedisce con un cuore finalmente pacificato, perché era colmo di dolore al pensiero di doverla allontanare in segreto e di non poter più condividere la vita con lei. Certo, non comprende pienamente che cosa significhi che il bambino è generato dallo Spirito Santo e che sarà il Salvatore, colui che libererà dai peccati. Qualcosa intuisce, perché tutta la storia del popolo d’Israele converge verso quel momento, ma molto resta avvolto nel mistero. Si trova improvvisamente dentro una vicenda del tutto inattesa, protagonista di qualcosa che non avrebbe mai potuto immaginare. È proprio questa obbedienza, semplice e fiduciosa, a commuovere. «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore».

In conclusione, questa riflessione invita a chiedere – per l’intercessione di san Giuseppe – la grazia che sia dato anche a noi di obbedire quando comprendiamo ciò che Dio ci chiede. Obbedire con la stessa prontezza e fiducia che hanno segnato la vita di san Giuseppe. Anche quando il disegno di Dio rimane in parte misterioso, l’obbedienza sincera contribuisce al piano di salvezza che Dio continua a tessere nella storia, inviando il suo Spirito e chiamando uomini e donne a collaborare alla sua opera.

Inoltre, si può chiedere a san Giuseppe di accompagnarci nei momenti di prova e di dubbio, di sostenerci nella perseveranza della preghiera, perché il cammino della fede non venga interrotto. In questo modo sarà possibile giungere al Natale con un cuore disponibile, capace di gioire per la nascita del Signore Gesù Cristo.

 

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Leggi la liturgia – domenica  21/12/2025

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