«Oggi è nato per voi un Salvatore»
Don Gianluca Attanasio
Is 9,1-6
Sal 95
Tt 2,11-14
Lc 2,1-14
In questa notte il Signore ci dona la grazia di rivivere la nascita di Gesù. Il Vangelo racconta che Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia. In questo gesto così semplice Dio riconsacra la creazione, vedendo che era cosa buona. La creazione è un bene. Anche nella liturgia avviene questo. Il sacerdote, prima della preghiera eucaristica, fa un segno di croce sul pane e sul vino, a indicare che la creazione viene nuovamente riconsacrata.
Mi è capitato di incontrare due giovani sposi, poco più che ventenni, venuti a Messa con il loro bambino nato da pochi giorni. Era piccolo, proporzionato, di una bellezza che lasciava senza parole. Non era avvolto in fasce, ma indossava un vestitino semplice e un cappellino. Un dono prezioso. Di fronte a quel bambino era impossibile non lasciarsi toccare dalla bellezza della creazione che continuamente si rinnova.
È da qui nasce lo stupore. Il Natale è anzitutto lo stupore della nascita. È lo stupore di fronte a un Dio che non si è stancato dell’uomo e continua a benedirlo. È lo stupore di fronte alla vita, che è qualcosa di sacro, qualcosa che rimanda a Dio, dal concepimento fino alla morte. Ma il Natale non è soltanto una benedizione della creazione da parte di Dio, non è solo il riconoscimento che essa è cosa buona. È qualcosa di più profondo.
Accanto alla nascita, al calore e all’incanto del Natale, si staglia anche un’ombra. Erode, di lì a poco, compirà una strage di bambini. Il giorno successivo al Natale la Chiesa celebra Santo Stefano, il primo martire. Per questo il Natale è, per molti, anche un tempo di sofferenza. Di fronte alla luce della festa emergono con maggiore evidenza le tenebre che attraversano la vita personale e la vita del mondo. Il profeta Isaia lo aveva annunciato: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1). Sono le tenebre del male e sono le tenebre della morte.
Senza queste, la gioia del Natale potrebbe sembrare la gioia di una favola, luminosa e ricca di richiami alla bontà. È l’annuncio degli angeli che ne svela il significato: «Non temete. Ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo. Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,10-11). Questo bambino non è come tutti gli altri. È il Salvatore.
Per questo Isaia, in modo profetico, annuncia che il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce e che su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce ha rifulso (Is 9,1). È ciò che accade ai pastori quando appare la moltitudine dell’esercito celeste. Il disegno di Dio entra nella storia. Inizia la vittoria sul male e comincia la vittoria sulla morte. Questo bambino assume fino in fondo la condizione umana. Abbraccia anche la morte, morirà in croce e risorgerà. Per questo gli angeli lo chiamano il Salvatore.
Senza l’annuncio degli angeli, questo bambino resterebbe agli occhi degli uomini un bambino come tutti gli altri, bellissimo ma destinato a morire. La gioia del Natale non sarebbe allora che una gioia fragile. In realtà la gioia del Natale è un fatto. Un bambino nasce per salvare l’uomo che giace nelle tenebre e nell’ombra della morte. Gli angeli annunciano che: «oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,11). Questo oggi non riguarda soltanto un evento accaduto duemila anni fa, ma tocca anche il presente. Un autore spirituale ha scritto che, anche se Cristo nascesse mille volte a Betlemme ma non nel cuore dell’uomo, l’uomo resterebbe perduto. Il Vangelo invita dunque a lasciare che Gesù nasca nel nostro cuore.
Gesù nasce e assume la nostra vita mortale per donarci la vita divina. Questa vita divina ci viene partecipata nei sacramenti, nella preghiera e nella vita fraterna. Ci viene donata nella confessione, che è come un piccolo battesimo, un rinascere a vita nuova. Ci viene comunicata nella santissima Eucaristia, dove Gesù viene ad abitare in noi come ha abitato nel grembo di Maria.
Anche noi, come Maria, siamo chiamati a prenderci cura di Gesù che nasce nel nostro cuore e nella nostra vita. Ogni bambino che accogliamo e di cui ci prendiamo cura, ogni persona che salutiamo, ogni cuore che consoliamo, ogni povero che aiutiamo, ogni malato che visitiamo, ogni uomo lontano dalla Chiesa a cui portiamo l’annuncio del Natale, tutto questo lo facciamo a Cristo. Ci prendiamo cura di lui. Un bambino, se non viene accolto e custodito, muore. Questo Bambino inerme e tremante ha bisogno del nostro calore e del nostro sostegno, ed è proprio questo il dono che siamo chiamati a offrirgli.
I pastori, dopo aver ascoltato l’angelo ed essere stati avvolti dalla sua luce, portano l’annuncio. Da loro siamo invitati a imparare come comunicare il Natale in un mondo che spesso dimentica che la nostra vita è benedetta da Dio ed è chiamata a rinascere alla vita eterna.
Ci affidiamo a Maria e a Giuseppe perché ci insegnino a prenderci cura di Gesù nei fratelli che ci sono accanto, come hanno fatto loro. Chiediamo che ci donino la loro fede, perché sappiamo accogliere le indicazioni dello Spirito Santo. Sappiamo che lo Spirito Santo viene ad abitare in coloro che lo invocano con cuore sincero. Chiediamo anche di riconoscerci peccatori, perché solo così possiamo comprendere quanto abbiamo bisogno di un Salvatore. È per questo che il Salvatore nasce per noi, per liberarci dai nostri peccati. A ciascuno è rivolto l’annuncio del Natale: «Oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore».
Leggi la liturgia – Veglia di Natale 24/12/2025
