Omelia di don Atta – XIX domenica T.O. Anno C

Abramo e Sara - Mosaico

“La fede è fondamento di ciò che si spera,
e prova di ciò che non si vede”

Don Gianluca Attanasio

Sap 18,6-9
Sal 32
Eb 11,1-2.8-19
Lc 12,32-48

Nella lettera agli Ebrei abbiamo ascoltato San Paolo che dice “Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera”. La fede è il nostro personale rapporto con Dio, con Gesù. In forza di questa fede possiamo sperare quello che non vediamo. Ad esempio, Abramo sembrava essere sterile, o meglio, dava la colpa alla moglie, a Sara.  E poi ha avuto un figlio in tarda età e soprattutto Dio gli ha fatto una promessa che sembra assurda “la tua discendenza sarà come le stelle del cielo”. E oggi noi siamo qua, e la nostra discendenza è quella di Abramo.

Allora, dobbiamo rimanere legati a questa fede, alla certezza che Gesù dona una fecondità alla nostra vita, anche se talvolta questa fecondità non la vediamo, oppure ci è chiesto un sacrificio, come ad Abramo fu chiesto di sacrificare il figlio. Nella fede però siamo certi che ci è dato di portare frutto perché, se non portiamo frutto, la nostra vita è triste.

Questo è illuminato in modo particolare nel Vangelo che parla del servo che aiuta nella casa, che serve, che fa quello che Dio gli chiede. Tutte le volte che noi facciamo un atto di carità verso i nostri fratelli compiamo un atto che non sappiamo dove arriva. Quel bene che facciamo a un altro non sappiamo che bene porterà a questa persona che a sua volta farà del bene a qualcun altro, ha quindi un valore infinito sia dal punto di vista pratico, come nell’esempio che ho fatto, ma anche dal punto di vista spirituale perché siamo tutti legati gli uni agli altri.

Dunque, questa bellissima lettura di San Paolo ci aiuta a entrare nella dimensione della fede che ci fa vedere la vita sempre come ultimamente positiva, come ultimamente qualcosa che ci fa portare frutto anche quando noi questo non lo vediamo. E continuando in questa lettura San Paolo ci dice “Abramo chiamato da Dio obbedì, partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava”. Tante volte noi non sappiamo dove andiamo, non sappiamo come questo compimento si realizzerà in noi, siamo certi nella fede che Dio ci darà una fecondità, ma come questo si realizza tante volte non lo vediamo.

E San Paolo dice una cosa molto importante, che Abramo guardò alla terra che Dio gli aveva promesso perché non guardava indietro. Nella Bibbia c’è un brano bellissimo, quando Lot scappa con i suoi parenti da Sodoma e Gomorra e l’angelo di Dio dice “non guardatevi indietro perché altrimenti rischiate di soccombere anche voi”. E c’è la moglie di Lot che si gira a guardare indietro e si trasforma in una statua di sale. E ‘così anche nella nostra vita, se noi guardiamo indietro a quello che abbiamo lasciato la nostra vita si blocca. Se noi guardiamo indietro a quello che la nostra vita poteva essere non possiamo guardare invece a quello che Gesù ci prepara. Io l’ho visto molto bene nell’esperienza che ho fatto lasciando Napoli dove ho dovuto lasciare tutti per andare a Torino, mi sembrava una tristezza, e poi invece a me e agli altri miei confratelli è stata data una fecondità grandissima che non potevamo certo immaginare.

Quindi vi invito a meditare questa frase della lettera agli Ebrei che oggi la liturgia ci propone “Fratelli la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”.

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