Omelia di don Atta – XXVII domenica T.O. Anno C

Affresco di Giotto raffigurante un gruppo di figure inginocchiate in preghiera davanti a un altare

“Signore, accresci in noi la fede”

Sulla preghiera

Don Gianluca Attanasio

Ab 1,2-3;2,2-4
Sal 94
2Tm 1,6-8.13-14
Lc 17,5-10

Cari fratelli e sorelle, ci soffermeremo nella nostra meditazione sulle prime parole del Vangelo che abbiamo ascoltato. Gli Apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede». È una domanda che gli Apostoli rivolgono a Gesù.

È una domanda che ciascuna comunità ecclesiale dovrebbe fare a Gesù. Ma perché la hanno fatta gli Apostoli? Gli apostoli hanno lasciato tutto per seguire Gesù, lo hanno seguito e quindi hanno creduto in Lui. Non avrebbe avuto senso lasciare tutto per seguirlo senza credere in Lui. Perché allora gli chiedono: «Accresci in noi la fede»?

Possiamo capirlo se paragoniamo quanto descritto dal Vangelo a quello che può accadere a un marito e una moglie che si sposano. Il cammino della loro vita può essere descritto come un amore che cresce, una conoscenza sempre più grande tra loro. Col passare del tempo insieme reciprocamente si conoscono più approfonditamente. Allora stesso modo può avvenire fra due amici.

E così, in effetti, accadde per gli Apostoli. Credevano in Gesù, ma si trovavano di fronte a qualcuno che ogni giorno era sempre più grande e, per tanti aspetti, non riuscivano a comprendere. E qui c’è la differenza. Nel caso di un marito e una moglie possiamo comprendere come possa crescere il rapporto tra di loro. Così possiamo capirlo tra due amici. Ma per quando riguarda Gesù la crescita della fede è qualcosa di molto più profondo: Gesù è Figlio di Dio e noi possiamo comprendere la sua divinità solo in virtù dello Spirito Santo che ci viene donato.

Pensiamo alla messa che stiamo celebrando. Noi possiamo ascoltare le parole di Gesù nel Vangelo come parole semplicemente umane. Possiamo guardare alla Chiesa come a una realtà semplicemente umana e anche all’Eucaristia come a una realtà umana. Possiamo non vedere in esse la presenza divina. Perché questo avvenga è necessario che si aprano gli occhi della nostra fede attraverso il dono della grazia, il dono dello Spirito Santo. E questo è un dono che siamo chiamati a invocare, proprio come hanno fatto gli Apostoli. «Gli Apostoli dissero al Signore: Accresci in noi la fede».

Quando Gesù chiede a Pietro e agli Apostoli chi Egli sia, Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli rispose: «Beato te, Simone, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei Cieli». Dunque, pur rimanendo un atto totalmente umano di conoscenza della realtà divina, la fede è un dono dello Spirito Santo, perché ci spalanca al mondo divino, al mondo celeste, al mondo della salvezza a cui da soli non potremmo accedere. Ecco allora che siamo chiamati a far nostra questa bellissima preghiera degli Apostoli.

«Gli Apostoli dissero al Signore: Accresci in noi la fede». E questa è la preghiera della Chiesa, la preghiera di quando ci riuniamo insieme, ma anche quella che siamo chiamati a fare da soli. Perché, quando cresce la nostra fede in Cristo, allora non ci fa più paura niente. Forse questo è il significato misterioso di quel granello di senape di cui parla Gesù: la fede come un granello di senape, con cui potremmo spostare i monti e sradicare gli alberi. Ma questo come è possibile?

Voglio concludere leggendovi alcune frasi di una santa a me cara, Madeleine Delbrêl. È una santa francese, nata nel 1904 e morta nel 1964. Ascoltiamo come lei vive la preghiera e che cosa ci racconta di essa.

«Quando ci si ama, si vuole stare insieme, e quando si è insieme ci si vuole parlare. Quando ci si ama, è fastidioso avere sempre tanta gente attorno. Quando ci si ama, si vuole ascoltare l’altro da solo, senza altre voci che vengano a disturbarci».

È per questo che coloro che amano Dio hanno sempre avuto caro il desiderio del deserto, di un luogo di solitudine dove parlare con Dio. Ed è per questo che coloro che Egli ama, Dio non li può rifiutare. Spesso però l’obiezione è di non avere tempo: ci sentiamo come centrifugati in mezzo a tantissime cose.

Madeleine Delbrêl ci racconta, invece, la sua vita molto intensa. Era un’assistente sociale che si occupava di tanti indigenti. Scrive: «Sono sicura, mio Dio, che mi ami e che in questa vita così ingombra, schiacciata da ogni lato dalla famiglia, dagli amici, da tutti gli altri, non può mancare il deserto dove incontrarti, cioè il luogo della preghiera. Bisogna imparare a restare da soli ogni volta che la vita ci riserva una pausa. E la vita è piena di pause che possiamo scoprire o sprecare».

«Che gioia sapere che potremo alzare gli occhi verso il tuo volto mentre andremo a cercare in fondo all’orto qualche piantina di cerfoglio da fare in insalata. Ecco il segreto: sfruttare ogni momento che ci è dato per alzare gli occhi al cielo e domandare, come gli Apostoli: Signore, aumenta la nostra fede. Quale gioia sapere che noi potremo al tuo solo volto levare gli occhi, mentre la farinata diventerà densa, mentre crepiterà il telefono occupato, mentre alla fermata attenderemo l’autobus in ritardo, mentre saliremo le scale, mentre andremo a cercare in fondo al viale del giardino ciuffi di prezzemolo per condire l’insalata, per dire questa magnifica preghiera che abbiamo ascoltato oggi dagli Apostoli: Signore, aumenta in noi la fede».

 

Scarica il testo dell’omelia

Leggi la liturgia – domenica 5/10/2025

Parrocchia Santa Giulia
Panoramica privacy

Questo sito utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Per maggiori informazioni su come trattiamo i tuoi dati personali, consulta la nostra Privacy Policy.