Omelia di don Attanasio Pentecoste

Discesa dello Spirito Santo a Pentecoste - mosaico

Omelia di don Atta – Pentecoste

08/06/2025

“lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa”

Don Gianluca Attanasio

At 2,1-11
Sal 103
Rm 8,8-17
Gv 14,15-16.23-26

Cari fratelli e sorelle, Gesù ci ha detto che se lo amiamo osserviamo i Suoi comandamenti. Però, i Suoi comandamenti talvolta sono veramente duri:
 “Amate i vostri nemici” (Mt 5,44; Lc 6,27)
“Se uno guarda una donna desiderandola, ha già commesso adulterio nel suo cuore”
(Mt 5,28)
“Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”
(Mt 10,38; cfr. Lc 14,27)
“Chi non mi ama più del padre e della madre, non è degno di me”
(Mt 10,37)

Insomma, ci sono certi aspetti dell’insegnamento di Gesù che sono davvero difficili. E noi vediamo che non siamo capaci di metterli in pratica. Possiamo dire che l’insegnamento di Gesù è una profezia di ciò che l’uomo sarà nel futuro, perché solo Gesù ha vissuto interamente ciò che ha insegnato.

Come abbiamo ascoltato: “La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato” (Gv 14,24). L’insegnamento di Gesù è divino: indica ciò che l’uomo sarà nella sua pienezza, quando sarà interamente colmo di Dio.

Ecco perché comprendiamo meglio la necessità dello Spirito Santo in noi. Nel momento in cui Gesù dice “se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14,15) ci promette anche di inviarci lo Spirito Santo, lo Spirito divino. Dice: “Non vi lascerò orfani” (Gv 14,18). È Lui che ci dà la forza di seguire l’insegnamento di Gesù.

“Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Paraclito, cioè un altro Consolatore, perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14,16). Questo Consolatore ci impedisce di scoraggiarci davanti alle esigenze radicali del Vangelo. Di fronte alla nostra incapacità non ci perdiamo d’animo, ma continuiamo a seguirlo, ripartendo ogni giorno, senza mai demordere.

E questa forza da dove ci viene? Uno potrebbe dire: “È un insegnamento troppo duro, lo abbandono.” Invece no: ogni giorno noi ricominciamo, e questo ci viene dallo Spirito Santo che abita nel nostro cuore.

Dello Spirito Santo si potrebbero dire tantissime cose. Oggi ne ricordo solo alcune, accennandole dalle letture che abbiamo ascoltato.

Gesù dice che “lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa” (Gv 14,26). Dunque, conoscere Dio, capire il Vangelo e le Scritture non è possibile senza il dono dello Spirito. In realtà, senza lo Spirito è impossibile persino conoscere l’uomo, che è creato da Dio.

Abbiamo poi ascoltato che lo Spirito è come un unico fuoco: nella prima lettura si dice che è un fuoco che, pur essendo uno, si divide su ciascuno. Lo Spirito Santo è fonte della nostra unità con gli altri, soprattutto con la comunità, ma nello stesso tempo parla a ciascuno personalmente. Quando ascoltiamo il Vangelo, ognuno viene toccato da qualcosa di diverso; così anche in un’omelia, o nella vita comunitaria.

Lo Spirito Santo unisce, mentre lo spirito del male divide. Questo è un criterio per discernere: lo Spirito buono è fonte di comunione, quello cattivo di separazione.

San Paolo, nella seconda lettura, ci ha detto una cosa bellissima: se lo Spirito abita in noi, e vi abita finché siamo su questa terra al vertice della nostra anima, allora questo stesso Spirito, dopo la morte, farà risorgere anche il nostro corpo. È lo Spirito che ci dà la speranza della risurrezione, che ci fa intuire Dio in alcuni momenti della vita, che ci fa percepire che Dio davvero esiste. È Lui che ci apre uno spiraglio sulle realtà future e ci dona la gioia di sentire Dio vicino a noi.

Qualcuno potrebbe chiedere: “Perché allora questo Spirito sembra abbandonarci?” Non è così: non ci abbandona. È già una grazia immensa avere, qui sulla terra, momenti di luce che ci danno la forza di attraversare le tenebre. Perché sarà solo nell’aldilà che vedremo Dio faccia a faccia, e allora vivremo in pienezza questa esperienza dello Spirito.

Infine, San Paolo dice: “Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio”. Questo avviene con il consenso della nostra libertà, nel cammino graduale della vita, non magicamente, non con violenza. È lo Spirito che ci testimonia di essere voluti, amati, perdonati da Dio in Cristo morto e risorto.

Ecco allora che comprendiamo la forza con cui possiamo dire il Padre nostro come una preghiera davvero sentita.

Domandiamo al Signore di fare questa esperienza dello Spirito Santo, come l’hanno vissuta le prime comunità cristiane e tutti coloro che ci hanno preceduto. Che diventi anche la nostra esperienza, in particolare secondo quanto ci dice San Paolo:
“Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio” (Rm 8,16).

E tanto più preghiamo, tanto più viviamo la liturgia e la comunione tra di noi, tanto più facciamo l’esperienza del Padre nostro che ci unisce a Dio e ci unisce tra di noi.

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