Omelia di don Paolo – XVIII domenica T.O. Anno C

Vocazione di Matteo - Caravaggio

“Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia,
perché la vita di un uomo non dipende dai suoi beni”.
E “arricchitevi davanti a Dio!”

don Paolo Pietroluongo

Qo 1,2;2,21-23
Sal 89
Col 3,1-5.9-11
Lc 12,13-21

Quando un generale dell’esercito romano rientrava a Roma carico del bottino di guerra e sfilava per i fori imperiali tra la folla osannante, per evitare che venisse sopraffatto da sentimenti di superbia o da manie di grandezza, c’era un uomo alle sue spalle, nella biga che lo conduceva, che gli ripeteva: “Ricordati che sei un uomo e che devi morire.” In un noto film di Troisi, c’è questo monaco che ripete a Massimo Troisi: “Ricordati che devi morire”, e all’ennesima esortazione Troisi risponde: “Sì, sì, mo me lo segno.”

Ecco, le letture di oggi ci ricordano proprio questo: che dobbiamo morire. La prima lettura, del Qoelet, ce lo dice con grande durezza: tutto è vanità, ogni cosa è uguale all’altra proprio perché tutto è chiamato a finire.

È proprio la paura della fine e della morte che ci fa attaccare il cuore, disperatamente, a certi beni piuttosto che ad altri. È la paura della morte, ad esempio, che ci fa accumulare soldi e beni. Vogliamo sentirci onnipotenti, al sicuro, e allora accumuliamo, come il ricco stolto del Vangelo. L’anima si attacca a tutto questo, la vista si offusca, iniziamo a nutrirci di preoccupazioni, paure per il futuro, l’ansia di perdere tutto: è una cupidigia che diventa idolatria. Perdiamo di vista quella verità che Qoelet ci ha detto molto chiaramente e che Gesù ripete: “Stolto, questa notte stessa ti sarà tolta la vita.” Ovvero: siamo tutti dipendenti da Dio, siamo solo delle creature. Ricordati che sei un uomo.

San Paolo ci aiuta a metterci nella giusta prospettiva, quella che ci offre Gesù: “Arricchitevi presso Dio.” È vero, dobbiamo morire, ma è anche vero che questa vita ci è donata per vivere con Colui che ha vinto la morte e ha reso la vita piena di senso, pienezza e amore. Questi sono i beni da ricercare, quelli spirituali di lassù di cui parla san Paolo: l’amore di Dio per ciascuno di noi, la vita stessa di Cristo che è divenuto nostra vita. Cristo: Egli è il bene supremo da ricercare, ciò che non passa mai e resta per sempre.

Questi beni spirituali sono più ardui da conquistare, ma come tanti santi ci testimoniano — e anche la nostra esperienza — sono questi i veri beni che poi ci offrono la pace, la gioia, la serenità, perché sono anticipo di quella vita che non finisce.

Dunque, sia che tu possieda tanti soldi o beni materiali, sia che tu ne possieda pochi, ricorda ciò che dice Gesù: la nostra vita non dipende da ciò che possediamo. La nostra vita dipende da cosa primariamente ricerchiamo. Chiediamo nella Messa di oggi di far nascere o rinascere in noi il desiderio dei beni che non passano, quelli di lassù: sono questi l’anticipo del paradiso.

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