Verificare la vocazione matrimoniale
Primo incontro del gruppo fidanzati – 2025
Don Gianluca Attanasio
Questo gruppo è nato dal desiderio di alcuni di verificare il significato della vocazione matrimoniale e dalla considerazione che, se si mettono delle basi solide, si può resistere molto meglio alle intemperie, costruendo una casa che duri.
A – Significato della parola verifica
Amare ed essere amati, essere utili, portare frutto sono desideri profondissimi che abitano chiunque. Ciascuno di noi desidera abitare una casa, in un luogo dove poter essere accolto e da dove potersi lanciare positivamente nel mondo. Chiunque anela a rapporti di comunione, di amore, di pace. Questo è comune a tutti, a qualunque età e qualunque vocazione si abbia. Per educarsi a queste cose esistono però altri ambiti formativi. Qual è perciò la specificità di questo cammino che cominciamo assieme?
In voi che oggi siete qui c’è stata l’intuizione che la persona che avete accanto possa essere la strada per rispondere a questi desideri, e per questo vi siete fidanzati. Questo cammino è rivolto alle coppie che sono fidanzate e che desiderano compiere insieme un cammino cristiano.
La prima cosa che desidero dirvi è che la vocazione matrimoniale è bellissima. In questi anni di sacerdozio ho trascorso con le famiglie una vita comune più o meno intensa. Ho sperimentato l’accoglienza, ho visto la capacità di perdonarsi, di educare, di ricominciare, il sostegno nella fede. Tantissime cose bellissime che hanno sostenuto anche la mia vocazione. Guardare i figli, soprattutto piccoli, è uno spettacolo. Lo spettacolo della creazione che si rinnova. La bellezza di una famiglia dove le persone si amano è realmente l’anticipo del paradiso.
L’incontro di questa sera vuole rispondere a questa domanda: come possiamo verificare la vocazione matrimoniale?
Prima di tutto cerchiamo di capire cosa significhi la parola verifica:
Verificare significa capire se una certa cosa è vera, cioè se ciò che abbiamo nella nostra mente è realmente presente nella realtà.
Potete esservi fidanzati da poco e non aver ancora capito che se siete chiamati a sposarvi o meno. In questo caso desiderate iniziare un cammino per raggiugere questa certezza.
Perché questa certezza ci sia deve essere raggiunta da entrambi.
N.B. Questa prima parte del cammino in alcuni casi, grazie a un particolare dono di Dio, può durare anche pochissimo.
Se invece avete già capito che siete chiamati al matrimonio, vi interesserà sarà capire come rispondere a questa stupenda chiamata alla comunione e all’amore.
La cosa interessante è che, in qualunque momento del vostro cammino vi troviate, la strada da intraprendere per crescere è una sola: cominciare a vivere, fin da ora, nelle condizioni in cui siete, ciò che volete vivere in futuro. Solo facendo così potete raggiungere una certezza sempre più ragionevole che questa è la vostra strada. Durante questa verifica potete anche scoprire che ci sono impedimenti gravi al percorso che avete iniziato, arrivando alla conclusione che la vostra vocazione non è questa. Oppure, speriamo vivamente che arriviate a una conclusione positiva: sì quello che ho intuito è ciò a cui Dio mi chiama. La cosa decisiva è amare la verità e la volontà di Dio più di tutto.
È sbagliato pensare: “siccome non ho ancora capito se sei la donna\uomo della mia vita, aspetto a impegnarmi per realizzare la vita che voglio vivere”, perché così non lo capirai mai. Si può rimanere fidanzati per dieci anni senza capire cosa fare. Se invece uno inizia un percorso di verifica seria, non spreca il suo tempo e raggiunge delle certezze su cui può costruire il futuro.
Mi potreste domandare: “Come facciamo a capire se questa è la nostra strada?”
È molto semplice: se, cominciando a vivere quella che fin ora vi è parsa essere la vostra vocazione, riscontrate in voi e nell’altro letizia e gioia. Possono esserci difficoltà, prove, litigi, ma la linea tendenziale deve essere la letizia, la pace. Quando invece due persone stando insieme sono sempre tristi, litigano sempre, devono chiedersi cosa non va.
Uno può avere già la certezza di avere accanto la persona con cui vuole passare tutta la vita, oppure può avere iniziato il cammino che porta a questa certezza. In entrambi i casi, occorre cominciare seriamente questa verifica ed è per questo che ci siamo ritrovati. Solo così questo tempo sarà davvero utile.
N.B. 1 I dubbi
In taluni casi potrete avere difficoltà nel capire a che punto siete del vostro cammino, oppure potranno sorgere in voi dubbi se andare avanti o meno, o quando è il tempo più opportuno per sposarvi. In questi casi, può essere utile il confronto con un sacerdote che via aiuti in questo discernimento. Sapendo però che le decisioni sulla vostra vita le dovete comunque e sempre prendere voi in maniera responsabile
N.B. 2 L’immaginazione
Nel momento in cui ci si fidanza il desiderio di amare ed essere amati prende forma e fa nascere una serie di immagini: si sogna di stare insieme al chiaro di luna, di costruire una casa, si fantastica sull’abito da sposa e su una vacanza ai Caraibi…
Queste immagini sono una cosa buona perché noi non possiamo pensare al futuro senza immaginarlo. Dio non pensa al futuro immaginandolo. Dio realizza quello che vuole. Noi invece possiamo solo immaginare il nostro futuro. Il punto perciò non è non avere delle immagini sul futuro, cosa d’altronde impossibile, ma che uso facciamo di queste immagini. Se, ad esempio, una persona è già avanti in questo progetto di vita comune con la persona amata, può essere bloccata da questioni esterne: dalla mancanza di un lavoro, dalla necessità di laurearsi, da problemi economici… questa immagine stessa può diventare un ostacolo, se porta al ragionamento: “Quando sarò sposato comincerò la vita che desidero… però non sono ancora sposato! Quindi che cosa serve il tempo che vivo ora? A niente”. Quella stessa immagine – costruire una casa insieme – può invece spingere a capire che una casa, prima che dai mattoni, è fatta da una trama di rapporti da coltivare giorno dopo giorno, innanzi tutto con il fidanzato o la fidanzata. E questo è il senso della verifica che vi propongo ed è anche il senso del nostro ritrovarci insieme.
Vi faccio un ulteriore esempio tratto dalla mia vita. Io ho capito bene quando volevo fare il prete. Dio mi aveva già dato la certezza che quella era la mia strada a diciotto anni. Però, prima di entrare in seminario, ho frequentato quattro anni di università. Avrei potuto pensare: la vita inizierà quando andrò in seminario. E in seminario: la vita inizierà quando diventerò prete. E in una parrocchia: la vita inizierà quando sarò parroco. Così avrei sempre rimandato il momento in cui vivere la mia vocazione. Invece l’ho verificata iniziando a viverla durante l’università ed è iniziata un’avventura che mi ha portato ha scoprire aspetti sempre nuovi della mia vocazione. L’intuizione iniziale della chiamata si è riempita di esperienze che hanno fatto crescere sempre di più in me quella stessa certezza.
Quindi la cosa decisiva per vivere una verifica seria è vivere il presente fino in fondo.
B – Elementi essenziali di una verifica
1 – La preghiera
Prima di tutto la preghiera. Infatti, siccome, come scrive san paolo, «la nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta è la nostra profezia (cioè la nostra capacità di prevedere il futuro)», senza l’aiuto di Dio non possiamo capire cosa fare né, tanto meno, realizzarlo. Inoltre, al desiderio di comunione, amicizia, vita che avete nel cuore può rispondere solo Dio che è la Comunione, l’Amicizia, la Vita.
Dio vi ha fatto incontrare la persona amata, ma per imparare ad amarla davvero, avete bisogno del suo aiuto, e questo bisogno non può restare un desiderio vago ma deve esprimersi in una regola. Che nella vostra vita ci sia una regola di preghiera è di un’importanza che non potete neanche immaginare, ma saperlo è fondamentale fin d’ora. Chi di voi ha già iniziato a chiedere l’aiuto di Dio vede che la forza di perdonare l’altro, di accoglierlo, la forza di ricominciare vengono proprio dalla preghiera.
La prima cosa che vi chiedo, dunque, è di darvi una regola di preghiera, se possibile di avere anche qualche momento di preghiera insieme, decidendo voi come. Ci sono coppie che dicono il rosario tutti i giorni, coppie che recitano l’Angelus, vanno insieme a messa una volta alla settimana, vanno insieme a confessarsi. In ogni caso, se si vuole percorrere una strada insieme, bisogna imparare a dedicare del tempo a Dio.
Vi consiglio anche di ritagliarvi un momento di silenzio tra gli impegni della settimana. Comunque sia, dovete scegliere un tempo per mettervi davanti a Dio e per riflettere sulla vostra esperienza, prendendo sempre più consapevolezza di voi stessi. Infatti per vivere con l’altro bisogna innanzi tutto avere una propria vita interiore. L’amore è l’incontro tra due persone: se non hai coscienza di te stesso, se non sai stare da solo con costruttività, difficilmente sai che cosa vivi e che cosa comunichi.
Quindi, prima di tutto un tempo di preghiera individuale e un tempo di preghiera per l’altro. Nella vocazione matrimoniale non si va a Dio se non attraverso il coniuge. E questo si manifesta anche nella preghiera, è necessario che uno preghi per l’altro.
2 – Il dialogo
Il secondo punto per la verifica è il dialogo, o più in generale la comunicazione di se stessi. Comunicare con Dio si chiama preghiera. Comunicare con gli altri si chiama dialogo. In realtà, comunicare non è solo parlare: si comunica attraverso un regalo, attraverso un sorriso, cucinando una torta per l’altro, aiutandolo nel fare qualcosa. Ci sono tanti modi di comunicare, però il dialogo rimane decisivo, e bisogna imparare a dialogare. Due persone possono parlare meglio durante una passeggiata, altre stando sedute a tavola, altre ancora camminando in montagna. Ogni coppia deve trovare la sua modalità, ma in ogni caso servono momenti di dialogo, non basta fare qualcosa assieme.
Il dialogo e il silenzio sono due poli della stessa crescita. Ognuno deve imparare a fare silenzio, a pregare e a dialogare. E non esiste l’una cosa senza l’altra. Se non si fa silenzio si parla a vanvera. Se non si parla, non si comunica e quindi non si entra in rapporto con l’altro.
Su questo punto trovo utile un breve brano dello psichiatra Pietropoli Charmet che evidenzia uno dei problemi più grandi delle coppie di oggi: l’ammirazione per se stessi, ossia il narcisismo. Per realizzare me stesso ho bisogno di un altro. La coppia in realtà non si è mai formata: tu mi sei utile per realizzare quello che io ho in testa, e viceversa. Questa è proprio l’espressione dell’amore narcisistico, in cui nell’altro si cerca sempre la conferma, l’ammirazione. “Sono spesso rimasto sconcertato da quanto poco il giovane uomo o la giovane donna con cui stavo discutendo delle controversie infinite della vita di coppia riuscisse a riferire della mente del partner. Spesso mi è sembrato che si potesse concludere che convivevano con uno sconosciuto di cui sapevano dire tutto per quanto concerneva la relazione con lui/lei – insomma, io non entro in rapporto con te, ma con le emozioni che tu mi susciti – ma ignoravano radicalmente il suo funzionamento in generale: nella vita professionale, nella famiglia di origine, nella relazione col proprio corpo e col proprio passato. Insomma non sapevano chi veramente fosse, se non che era il partner col quale in quella fase della loro vita avevano stretto un patto di collaborazione operativa, sessuale, in parte economica e dell’organizzazione di alcuni aspetti della vita sociale e della relazione con gli altri in genere.”[1]
L’idolo di oggi è l’individuo. Quindi si rischia che il rapporto con l’altro sia funzionale solo alla relazione con se stesso. Ho osservato tante coppie di fidanzati in cui ognuno è in balia del proprio io: io devo laurearmi, io devo fare questo lavoro o questa scelta… Quando poi si tratta di decidere chi dei due rinuncia a quello che sta facendo (perché per stare insieme molto spesso uno dei due deve rinunciare a qualcosa), la coppia salta. Non si è stabilita una comunione reale in cui si è chiarito “che cosa” si vuole vivere insieme. Invece la conoscenza dell’altro è fondamentale per questa verifica, che comincia ora e non si conclude certo col matrimonio: l’altro è un mistero che non si finisce mai di scoprire, così come noi siamo un mistero per noi stessi.
A volte ho l’impressione che uno non sposi l’altro, ma l’immagine che si è fatto dell’altro. E quando l’immagine che si era creato non corrisponde alla realtà, rimane deluso. Invece che bello iniziare a scoprire da adesso che l’altro è un mistero e che nel dialogo con lui/lei io approfondisco anche aspetti nuovi di me, che emergono nel rapporto fra noi. Facciamo insieme un cammino di conoscenza di noi stessi, che implica un tempo di dialogo e di comunicazione. Che è un lavoro, e infatti a volte bisogna decidere di fermarsi, prendersi del tempo. Abbiamo notato che i matrimoni a volte entrano in crisi perché trasformano la famiglia in un’azienda: marito e moglie fanno un mare di cose, anche molto belle (lavoro, figli, attività sociali), ma non si parlano più. Anche se erano riusciti a conoscersi, dopo un po’ diventano due estranei, mentre una cosa bella del matrimonio è condividere la vita con qualcuno, e questa condivisione va a toccare quell’aspetto profondo dell’anima che si comunica in un dialogo tranquillo, sincero, aperto, che si dà il tempo necessario.
Educarsi a questa condivisione è possibile fin da ora. Non è che dopo il matrimonio, vivendo insieme, saprete comunicare meglio. Anzi, paradossalmente è più facile per voi imparare a dialogare adesso, perché nella distanza il dialogo può essere più semplice. Per vivere una vita comune bisogna allenarsi al dialogo.
3 – Gli amici e una comunità
Terzo punto della verifica sono gli amici e una comunità. È quasi impossibile portare avanti una vita di coppia sconnessi da una comunità. Può essere una comunità di 4 persone o di 100, dipende dai temperamenti, dalle storie, dai momenti. Ma da soli oggi non ce la si può fare perché viviamo immersi in un mondo che è nemico del matrimonio e della fedeltà. Per questo, per vivere il matrimonio bisogna avere accanto altri che condividono gli stessi ideali e possono sostenerci nella nostra vocazione.
Come per me vivere il sacerdozio sarebbe impossibile se non avessi dei fratelli a cui appoggiarmi, perché tutto nella società di oggi è contro la vita sacerdotale, così tutto è contro la vita matrimoniale: l’impostazione del lavoro, le convinzioni, gli stili di vita più diffusi. Viviamo in un mondo pansessuale, dove tutti cercano di andare a letto con tutti. Se non ci si aiuta a vicenda è troppo difficile resistere.
4 – una coppia di persone sposate
Quarto punto della verifica: conoscere una coppia di persone sposate che possano costituire per voi un aiuto e un riferimento. Certi ideali dovete vederli realizzati, vederli vivere in una famiglia.
Non vi indiciamo noi “quali” famiglie, perché ognuna ha pregi e difetti. Andate da chi sentite affine a voi. Solo se non conoscete nessuno che vi possa sostenere, vi suggerirò io qualche coppia con cui parlare perché conosco tantissime famiglie molto belle che sono per me una grande testimonianza e sono certo che possano aiutarvi molto. Non c’è dubbio che confrontarsi con altri che hanno più esperienza di noi è un aiuto enorme. Anche perché, con tutti i matrimoni falliti che avete sotto ai vostri occhi, fissare lo sguardo su i matrimoni riusciti è l’unica cosa che possa ridonarvi la speranza che la strada che avete cominciato è possibile anche oggi.
[1] G. Pietropoli Charmet, L’insostenibile desiderio di ammirazione, Ed Laterza, 2018, p. 21.
